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Ad Acquaro nella festa di San Rocco il Vescovo presiede la solenne concelebrazione eucaristica

Nella festa di San Rocco il nostro Vescovo S. E. Mons. Francesco Milito ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica ad Acquaro di Cosoleto, nel Santuario dedicato al Santo venerato da tutti i fedeli della nostra Diocesi che soprattutto in questi giorni si riversano in questo luogo per invocarlo e chiedere aiuto e protezione. La liturgia è stata animata dai cori uniti di Cosoleto e Sitizano guidati dal Rettore del Santuario M. Don Domenico Lando.

Il Vescovo nella sua omelia ha subito affermato che per comprendere i santi occorre guardare al fondamento che li ha spinti a condurre una vita santa. Per San Rocco le pagine dalla Scrittura che la Chiesa pone davanti in questo giorno ben lo fotografano perché dicono che il più grande comandamento che é quello dell’amore se viene vissuto come deve essere vissuto fa di un fratello l’immagine dell’amore del Padre.

In questa prospettiva venerare San Rocco come taumaturgo che sin da piccolo e poi quando le epidemie del tempo mietevano innumerevoli vittime, come é capitato in quegli anni a Firenze, ha preso a cuore l’aiuto degli altri, significava avere uno che si prendeva cura dei bisogni concreti di chi era appestato e questo solo in nome dell’amore. Per questo dopo la sua morte nel corso dei secoli il suo culto si é diffuso nell’Italia meridionale perché anche in questi luoghi esistevano situazioni terribili e poter avere un sicuro riferimento a cui ricorrere significava dire: laddove c’è un limite umano, San Rocco, Santi nostri Patroni pensateci voi.

Il Vescovo ha sottolineato che il nostro è un atto di fede non in San Rocco ma nel Signore che attraverso i suoi servi si fa presente nelle varie circostanze della vita e ci dimostra che ha cura di noi. Oggi celebriamo quindi l’amore di Dio vissuto e trasfuso in San Rocco.
L’altro fatto che viene riferito di san Rocco, quello di essere stato in prigione per cinque anni accusato di essere una spia ha fatto sí che anche chi si trova in carcere si rivolga a lui per invocarne il patrocinio.

Il Vescovo a tal proposito ha evidenziato che se è vero che talvolta in carcere finisce un innocente é anche vero che tante persone si trovano in carcere per reati commessi. Nel qual caso invocare il Santo deve essere segno della volontà di convertirsi e cambiare vita. Un riferimento in tal senso è stato quello relativo al Santuario di Acquaro che nel corso degli anni non sempre ha avuto una devozione purissima nei confronti del Santo perché in questo posto si veniva a impetrare protezione per motivi per i quali nemmeno i Santi riescono a prestare attenzione perché essi non sono alleati di malefatte, non vanno invocati per crimini quasi ci facciano una grazia se siamo riusciti a fare qualcosa secondo la nostra testa malata. I santi se sono espressione del bene solo per il bene vanno invocati e solo con il bene essi vanno d’accordo.

Il Vescovo si è soffermato per questo su un aspetto della vita di San Rocco che spesso non viene nemmeno ricordato vale a dire l’esempio donato dal Santo quando a Piacenza rimase anche lui colpito dalla peste e fu curato da un nobile del posto. Ebbene il comportamento di San Rocco ha convertito questa persona trasformando la sua vita. Il Vescovo si è domandato se noi vivendo le nostre mansioni secondo i compiti che abbiamo facciamo le cose che fanno tutti ma in modo diverso diventando con i fatti prima che con le parole persone che vivono il Vangelo perché prima di tutto lo dimostrano. L’esempio del bene, l’esempio che attrae é sempre utile, silenzioso, va al dunque. Ha invitato per questo a chiedere a San Rocco che ci infetti del virus del bene, per essere persone positive, stimolo di forza, perché se siamo comunità che si ritrova nel bene, l’esempio diventa “pandemia di bene”.

Il nostro tempo va oggi dietro a mentalità che camminano sull’onda dei mezzi online con maestri di opinione che pensano di dire cose grandi. Per questo occorre andare a scuola dell’esempio e imparare cosa significhi fare del bene in nome di Dio. Tendere a questo, vivere questo e impostare così la vita quanto bene fa e quante persone può attrarre sulla via del bene perché il bene attrae così come il male attira altro male e l’abisso chiama l’abisso. Questo ha affermato il Vescovo riferendosi ai recenti fatti terribili accaduti nella nostra Calabria con il nostro Aspromonte divenuto una specie di rogo, una sezione staccata dell’inferno, perché quando si va d’accordo con il crimine e si vuole agire in questo modo per affermare la propria forza, si sta scherzando con il fuoco di Dio perché il Signore non può permettere che il suo creato venga impunemente offeso. Richiamando alla mente le grandi bellezze della nostra Terra con i suoi panorami bellissimi e la grande bontà e i desideri di bene della maggioranza dei calabresi, il Vescovo ha affermato che la nostra mentalità deve essere alimentata dal bene.

Si è soffermato a questo punto su alcune situazioni di pericolo di male e tra queste la raccolta di firme per il referendum sull’eutanasia per chiedere che diventi legge dello Stato che dinanzi a situazioni di vita insopportabili o di sofferenza si possa porre fine alla vita. Pur avendo rispetto delle leggi di uno Stato democratico ha affermato che bisogna temere se a pensarla cosí sono i credenti perché la vita è un dono di Dio e la morte procurata per eutanasia non é mai una morte dolce. “Stiamo riflettendo – ha affermato il Vescovo – per dire che anche la morte deve essere vissuta in modo dignitoso e così accettata e vissuta in modo umano”.

Un altro richiamo all’aborto terapeutico per affermare che esso é una grande offesa alla scienza e non scelta di civiltà.
Su queste tematiche il Vescovo ha invitato a pensarla come San Rocco che si è sempre prodigato per salvare vite umane.
Avviandosi alla conclusione il Vescovo ha invitato a chiedere a San Rocco che sul suo esempio ci faccia essere persone d’esempio e che la carità che ha portato Gesù sulla croce aiuti anche noi a dare la vita per gli altri. Il Vescovo ha così concluso: “Questa festa di San Rocco che si celebra il giorno dopo la solennità dell’Assunzione di Maria Vergine al cielo sia il prolungamento di queste realtà celesti e venerare i Santi significhi che questa é l’unica vita possibile: vivere da Santi”.

Ufficio Comunicazioni Sociali