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Salute e Mafie – Incontro di formazione dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute

Si è tenuto, nella mattinata di sabato 13 novembre, presso l’Auditorium della Casa del Laicato in Gioia Tauro, un evento dall’emblematico titolo “Salute e Mafie” – inserito nel programma di formazione continua proposto dall’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute in collaborazione con l’omologo ufficio regionale e rivolto a tutti gli operatori pastorali. La relazione è stata affidata a Mons. Pino Demasi da sempre impegnato nei temi della legalità e lotta alla mafia ed in virtù di referente dell’Associazione Libera, esperto e profondo conoscitore delle criticità insistenti nel territorio pianigiano.

Hanno introdotto i lavori le parole di S.E. il Vescovo, che ha manifestato apprezzamento per le iniziative di questo ufficio diocesano nel campo della formazione e della sensibilizzazione delle coscienze verso un tema delicato e fondamentale come quello del diritto alla  salute. Ancora più significativo apprezzamento è stato rivolto all’opera fondamentale di don Antonio Martello direttore regionale dell’Ufficio di Pastorale della Salute, che con il suo continuo itinerare tra le diocesi calabresi riesce a tenere sempre viva l’attenzione sui temi legati alla salute e alla cura delle sofferenze.

Gli auguri per un proficuo lavoro ed il commiato di Monsignor Milito, hanno lasciato il campo alla trattazione di don Pino Demasi, che ha voluto iniziare con le parole di Papa Francesco che contro la corruzione affermava già nel 2015 da un palco di Nairobi, durante il suo primo viaggio in Africa: «La corruzione non è un cammino di vita, è un cammino di morte, è qualcosa che si insinua dentro di noi, è come lo zucchero, è dolce, ci piace, è facile, ma poi finiamo male, è un cammino di morte» che sta alla base delle infiltrazioni del malaffare soprattutto nel campo della gestione della sanità, per la circolazione di ingenti quantità di denaro.

Con un excursus storico  degli ultimi quarant’anni di malagestione della sanità, don Pino ha illustrato all’attenta e interessata assemblea, come gli interessi delle famiglie dominanti siano stati quelli oltre che di carattere economico, seppur ingenti, soprattutto quelli di creare consenso tra la popolazione sostituendosi allo Stato nella fornitura dei servizi e trasformando ciò che è un diritto acquisito in una benevola  e non disinteressata concessione. Tutto ciò, continua don Pino, è favorito anche dalla “mafiosità”  dei comportamenti da cui nessuno può dirsi esente; il cambiamento di questo stato di cose non avviene solo con la denuncia che negli ultimi anni i vescovi calabresi hanno più volte fatto, ma con il coinvolgimento di ognuno di noi pronti a sporcarci le mani andando verso una cittadinanza attiva, prendendo coscienza che dell’attuale situazione siamo tutti responsabili.

Prendendo la parola, don Antonio Martello, ha ribadito che la salute è un bene comune e non un bene privato. E’ necessario recuperare questo concetto, perché parafrasando le scritture, dice don Martello: “il Signore ti chiederà conto della salute del tuo vicino; tu sei custode della salute del tuo vicino”. L’assenza della Chiesa nelle relazioni umane e sociali con le fragilità fa in modo che questo vuoto venga occupato dall’illegalità che purtroppo arriva sempre prima di noi che rimaniamo a guardare. Concludendo, don Antonio afferma che sicuramente è’ tempo di recuperare la dignità e la nostra umanità di una Chiesa che educa e forma e serve il tempo della salute. Noi non curiamo, curano i medici, noi ci prendiamo cura l’uno dell’altro e li la mafia non può intervenire.

Diac. Antonio Scarcella


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