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06/Feb/22

XXX Giornata Mondiale del Malato

L’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, ricorre la Giornata Mondiale del Malato. Quest’anno la giornata sul tema “Siate misericordiosi, come il Padre Vostro è misericordioso (Lc 6,36)”, è particolarmente importante e non solo perché stiamo ancora attraversando le difficoltà causate dalla pandemia, ricorre infatti il trentesimo anniversario dell’istituzione della ricorrenza da parte di san Giovanni Paolo II.

Non è semplice affrontare l’argomento della malattia perché chiede di indossare una duplice veste, quella di chi cura e quella di chi è curato, ma entrambi gli aspetti sono protagonisti della misericordia divina.
Che cosa vuol dire essere misericordioso? Che l’amore è sempre gratuito. La sofferenza non è un mezzo per guadagnarci lo sguardo benevolo del Padre, ma il luogo divino nel quale si manifesta la presenza del Cristo.
Siamo dunque chiamati ad amare e curare con tutte le nostre imperfezioni, al meglio delle nostre possibilità, nel tempo e nel luogo storico in cui viviamo. La cura non dev’essere in alcun modo distaccata, meccanica: il rapporto con chi sta male dev’essere relazione in un “porsi accanto al malato”. Quest’ultimo elemento è fondamentale nel caso delle cure palliative, quando il malato, fragile e spesso solo, deve affrontare il cammino che porta alla morte in piena solitudine.

Evitare che la persona non sia sola e travolta dalla malattia dev’essere il nostro obiettivo! Non possiamo e non dobbiamo lasciare soli i nostri fratelli e le nostre sorelle perché l’isolamento uccide in maniera più profonda e subdola della malattia stessa.
Se è vero che non possiamo guarire, possiamo però curare. Se non possiamo liberare il corpo dalla malattia, possiamo aiutare a guarire lo spirito. Come? Attraverso un’accoglienza vera e sincera, un’ospitalità dell’anima. Il malato non dunque è oggetto, ma soggetto. Un cambio di prospettiva che impone un rispetto per chi non può gestirsi a causa del male, ma che deve affidarsi alle cure, alle attenzioni di altri.
Non si deve permettere, in altre parole, che chi sta male sia trattato come un oggetto vuoto e isolato; questo dovrebbe essere impresso a chiare lettere nella nostra mente e nella nostra anima.

Proprio nell’ottica della vicinanza all’ammalato, il padre Vescovo non ha mai mancato la visita e la preghiera nei luoghi della sofferenza in questa particolare giornata, sospesa in questi ultimi due anni di pandemia solo a motivo di cautela e di amore, ma resta confermato anche quest’anno il tradizionale appuntamento presso il santuario della Beata Vergine Maria di Lourdes in Molochio dove il Vescovo presiederà alle 17.30 la celebrazione eucaristica, anticipata dalla recita del rosario, e se non possiamo pregare con gli ammalati, certamente pregheremo più intensamente per gli ammalati, per quanti li accudiscono in famiglia e per gli operatori sanitari.

Diac. Antonio SCARCELLA direttore Ufficio Pastorale della Salute

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