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08/Mag/22

A Bari il 70° Congresso nazionale della F.U.C.I.

Si è svolto a Bari, dal 21 al 24 aprile il 70° Congresso Nazionale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (F.U.C.I.). A Bari, in Puglia, per un legame antico e profondo: a Bari il presidente Aldo Moro, giovane universitario, ha intrapreso il suo percorso formativo in seno alla FUCI e tante generazioni di universitari pugliesi hanno aderito alla Federazione.

Quest’anno anche la nostra Diocesi ha visto crescere la Fuci come gruppo che insieme vive una forte esperienza comunitaria e spirituale. Lieti di assistere a questa crescita continua, in occasione del Congresso Nazionale in cui è stato anche chiuso l’anno celebrativo del 125° anniversario della Fondazione della Fuci, insieme al nostro Assistente diocesano don Antonio Nicolaci un piccolo gruppo di universitari abbiamo partecipato con grande gioia ai lavori del Congresso che hanno visto al centro del dibattito i risultati del percorso formativo annuale “Città-dinanzi. Lavorate per il bene della Città” da considerare non come il problema ma la risorsa.

E come in ogni occasione importante, abbiamo ricordato la storia della Fuci e alcuni personaggi che in essa hanno lasciato un’impronta indelebile, è il caso di citare il beato Pino Puglisi, presbitero e martire, assistente del gruppo Fuci di Palermo e Patrizia Pastore la “Santa della porta accanto”, che inaugurò il 75° Anniversario della Fuci.

Sul percorso formativo dell’anno è intervenuto don Davide Abascià che a partire da una lettura della Città ha osservato che la complessità della vita che la compone è fatta di centri e periferie e che molte persone vivono come centro, molto di più sono periferia.

E il movimento dinamico che tiene uniti centro e periferia è il “Progetto di vita”! Dove il centro è la nostra città d’origine e la periferia è qualsiasi altro luogo in cui ci incamminiamo. Riferendolo alla vita spirituale di ciascuno, il Centro è Dio e noi dovremmo essere solo la periferia, evitando così di trattare Lui come un oggetto. Sul piano dei rapporti interpersonali ancora, può sembrare un paradosso, ma al centro di ogni città troviamo una piazza anziché una chiesa, e questo ci fa capire che sono le nostre relazioni che costituiscono il centro e quando ci sono problemi è perché alla base c’è povertà di relazioni! Se invece il centro diventa il nostro corpo, questo, chiuso in se stesso, si ammala di patologie psicologiche: è necessario allora che il nostro corpo diventi periferia, mettendoci in movimento, utilizzando le gambe per camminare, le braccia per abbracciare e così via. Abbiamo bisogno, pertanto, sia del centro che della periferia e per questo motivo dovremmo valorizzare entrambi i posti del nostro Paese! Occorre soprattutto guardare alle cosiddette periferie esistenziali presenti sia nelle comunità cittadine, sia nella Chiesa, sia nelle Università, finanche dentro di noi dove scopriamo periferie di noi stessi.

La seconda parte del Congresso si è conclusa con l’Assemblea Federale dove si è discusso dello stato della Federazione e si è proceduto al rinnovo delle cariche.

Maria Cristina Monea