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19/Mag/22

XX° Anniversario della morte di don Agostino Giovinazzo

Sono passati 20 anni da quel 18 maggio del 2002, quando un lungo rintocco di campane che suonavano a lutto ha annunciato ai galatresi che il Signore aveva chiamato a sé don Agostino Giovinazzo, nonostante il suo forte desiderio di ritornare tra la sua gente di Galatro. Stasera alle 18.00 con una Santa Messa di suffragio è stato ricordato nella Chiesa di San Nicola. La celebrazione è stata presieduta dal Vicario Generale della Diocesi, mons. Giuseppe Varrà, con il quale hanno concelebrato mons. Ermenegildo Albanese e don Roberto Meduri, Parroco di Galatro.

Alla fine della messa è stata affidato a me di tracciare un breve ricordo del caro don Agostino.

Don Agostino Giovinazzo, originario di Cittanova, è stato ordinato sacerdote l’8 dicembre del 1971 da Mons. Vincenzo De Chiara, vescovo di Mileto, ed è stato mandato a Galatro nell’ottobre del 1974, a sostituire il compianto don Rocco Distilo. Uomo di profonda cultura, oltre che Parroco di Galatro, è stato docente all’Istituto Superiore di Teologia di Palmi, nonché collaboratore della Cancelleria Vescovile della Diocesi di Oppido-Palmi, dove si è fatto apprezzare per le sue grandi doti intellettuali ed umane. A GalatroLa sua prima messa, da parroco, don Agostino l’ha celebrata nel suo “stile”, nella maniera più semplice, senza la presenza di nessuna autorità e senza nessun “festeggiamento”: in maniera sobria quanto essenziale don Agostino si preparò da solo in sacrestia e andò a celebrare la sua prima messa a Galatro (neanche nella magnificenza della nostra bella Chiesa) ma “nell’asilo” (la saletta attaccata alla Chiesa): in quel periodo la Chiesa di san Nicola era chiusa perché pericolante e le celebrazioni venivano fatte nella piccola saletta adiacente o alla chiesetta del Carmine.

Oggi, in tanti, soprattutto ragazzi, non sanno neanche che cos’è un ciclostile, ma quanti ricordi su don Agostino mi riportano alla memoria questo strumento ormai dimenticato: le matrici scritte in fretta a casa sua, talvolta senza nessun appunto al quale fare riferimento… la stampa ancora più in fretta, il più delle volte il documento veniva stampato durante la messa delle 11, per essere pronto al volantinaggio all’uscita della messa. L’odore dell’inchiostro era nell’aria e la stampa appena fatta lasciava, spesso, le mani sporche d’inchiostro, mentre nel nostro intimo, in un ambiente che non sempre ci è stato “amico”, abbiamo spesso provato la sensazione di avere combattuto quella che Paolo di Tarso chiamava la “buona battaglia”.  E qui, veramente, è il caso di dire: “formidabili quegli anni”

E’ nella semplicità delle piccole cose che si vede la grandezza di un uomo: durante la sua malattia è stato scritto che il vero don Agostino lo abbiamo conosciuto in questa occasione, ma don Agostino ha saputo veramente amare tutti sempre, non solo nella malattia. Ricordo quando per il funerale di due anziane signore, umili e povere, ci siamo accorti che ha acceso tutte le luci della Chiesa. E’ stato un suo modo di esaltare veramente gli “ultimi” in quell’abbraccio nel quale tutte le differenze cadono davanti al nostro Dio. E non posso mai dimenticare quante volte mi ha raccontato, con le lacrime agli occhi, di due giovani che una sera si sono presentati da soli, con due testimoni, alla Chiesa del Carmine per essere uniti in matrimonio. Anche in questo caso mi ha detto che niente lo aveva colpito come quella semplice cerimonia: “Il matrimonio più semplice e più bello che ho avuto la fortuna di celebrare” mi ha sempre detto. E quando ho pubblicato in un mio articolo questo episodio, la sposa, che poi è una mia amica, mi ha scritto che ha subito capito che mi riferivo a lei: “Come potevo non capirlo. Quel giorno io piangevo e don Agostino mi disse che se continuavo a piangere non ci sposava. Poi, dopo averci sposato mi disse “adesso puoi piangere, ma di gioia e si mise a piangere anche lui e ci abbracciò forte”.

Questo era don Agostino, anche se nel pieno della sua adolescenza un avvenimento tristissimo lo segnò per tutta la vita, la morte della sua mamma: un evento che forse lo fece chiudere in se stesso, facendolo apparire come uomo di poche relazioni umane, ma non era così, ciò che non appariva lo serbava nel suo cuore, con la sua intelligenza fortemente intuitiva, con il suo animo di una mitezza e di una semplicità e riservatezza sorprendenti e, soprattutto, con il suo grande cuore,  un cuore candido, perfino ingenuo come quello di un bambino, un cuore generoso, il cuore di un autentico pastore.

Dall’Ospedale di Verona al popolo di Galatro ha scritto: “Carissimi amici ed amiche, Dopo 28 anni purtroppo non sono con voi a celebrare le gioie della Pasqua. Se il corpo però mi tiene lontano, i miei occhi vi vedono tutti indistintamente… siete tutti davanti a me, non mi sfugge nessuno dagli occhi, vi vedo uno a uno: siete la famiglia di Dio, e se permettete anche la mia famiglia”. Mentre al Sindaco di Galatro ha scritto: “Egregio Signor Sindaco Giovanni Papa, La ringrazio vivamente per aver presenziato il Giovedì Santo le funzioni parrocchiali insieme alla comunità ed al Vescovo…  una giornata che per la storia di Galatro deve essere annoverata tra le più belle e importanti: mai, a memoria di uomo, si è visto un Vescovo che in uno dei giorni più solenni della liturgia cattolica abbia lasciato la Diocesi per recarsi in una parrocchia a sostituire il parroco malato. Avrebbe potuto benissimo mandare un semplice sostituto; invece con un gesto di nobiltà d’animo verso di me e verso Galatro è stato lui stesso a celebrare la liturgia del Giovedì Santo. E Galatro ne deve essere orgogliosa, ricordandolo con gratitudine.

Ma sopra la firma della lettera mandata per il Giovedì Santo, don Agostino lascia una testimonianza viva di una eccezionale esperienza umana, religiosa, educativa. In quelle poche righe si percepisce lo sguardo del vero pastore che, mentre guarda la sua gente, si illumina di tenerezza: “Quando tornerò, vi ringrazierò uno per uno con tutto l’affetto possibile che non potrà mai essere uguale al sostegno fisico e morale che mi avete dato. Se torno guarito, la maggior parte del merito l’avete voi che mi avete sostenuto prima con le vostre preghiere e poi con affetto e stima: sono stati una meravigliosa sorpresa, non sapevo di avere tanti amici così sinceri e vi chiedo perciò scusa se non me ne sono accorto prima. Saluti di cuore, don Agostino”.

Il ritorno definitivo di don Agostino a Galatro è avvenuto nel tardo pomeriggio di mercoledì 1 ottobre 2014, dove riposa nella cappella del cimitero di Galatro. Così come in quel 18 maggio del 2002, un lungo rintocco di campane che suonavano a lutto ha annunciato ai galatresi che il Signore aveva chiamato a sé don Agostino, nonostante il suo forte desiderio di ritornare tra la sua gente di Galatro, mercoledì 1 ottobre 2014 dei lunghi rintocchi di campane a festa hanno salutato l’arrivo della salma di don Agostino che, dopo più di 12 anni, ritornava a Galatro per essere collocata, in maniera definitiva, nel locale cimitero.

Avv. Michele Scozzarra

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