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15/Ago/22

OMELIA in occasione del 50° di Ordinazione sacerdotale di Mons. Francesco Milito

Francesco, chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo, per volontà di Dio (Rm 1,1) prescelto per annunziare il Vangelo di Dio, a Voi, popolo santo della Chiesa di Dio che è in Rossano-Cariati – presente nel suo Pastore e nel gregge convenuto a questa Messa per la Solennità di Maria SS. Achiropita, Patrona della Diocesi – e in Oppido Mamertina-Palmi – rappresentata in qualità dal Consiglio Episcopale, da Vicari Foranei, da Delegati Vescovili, Direttori di Uffici, Parroci Diaconi e Seminaristi –, tutti «santificati in Gesù Cristo, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e del Signore Gesù Cristo!» (1Cor 2-3) e grazie per il bel segno di comunione tra Diocesi sorelle.

Sia concesso all’ultimo successore degli apostoli prendere a prestito, in combinazione di testi, gli indirizzi di saluto del più grande degli apostoli, Paolo, ai cristiani di Roma e a quelli di Corinto: la capitale dell’impero, destinata a diventare capitale della nuova fede, il vivacissimo centro portuale della Grecia, laboratorio del corretto vivere cristiano e della carità proclamata e attuata.

A distanza di millenni non muta l’orizzonte dell’apostolo: trasmettere e testimoniare la fede nel mondo, in particolar modo in quella porzione che la Chiesa gli affida.

Le distanze geografiche e temporali sono superate, fisso lo sguardo al comune orizzonte, pur nella diversa navigazione da compiere.

Più precisamente sono trascese perché racchiuse, prima ancora che tra una riva di partenza e l’altra di approdo, dalla sorgente che è anche meta del navigare e dell’andare: l’eternità, unica vera stella polare.

Il giubileo sacerdotale, che nella cornice liturgica della festa della Diocesi – quindi festa di Chiesa –, stiamo celebrando, trova qui la sua giustificazione e significazione. Un segmento, dalla lama d’oro, nello svolgersi dei secoli della storia, quasi infinitesimale in sé, ma di peso per chi lo vive, chiamato a dare uno sguardo al passato, che perde i contorni anagrafici e si indora della luce di Dio nella descritta visione profetica di Isaia (Is 43, 16-21, Prima lettura) e nell’altra rivelazione paolina ai Galati (Gal 4, 4-7, Seconda lettura).

  1. «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato» (Ger 1,4). Quindi non il 12 agosto 1972, rinviante al 7 luglio 1948, ma ad una conoscenza eterna senza un principio di data; a un disegno già compiuto in quel santuario-basilica della vita, che è il seno della Madre.

Quando festeggiare questo evento generativo? Non un giorno, non nella conta degli anni, ma ogni giorno: viene così recuperato quello che non si trova segnato in nessuna agenda umana.

  1. «Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati quando ancora non ne esisteva uno» (Sal 139,16).

La prima ecografia divina risale a te, o Signore, e, se a noi inesperti, richiede perizia specialistica per decifrare lo sviluppo di un embrione, tanto lenta, ma organica e progressiva è la sua crescita, le pagine delle nostre agende pastorali e dei diari spirituali preesistevano, preesistono compilate e ordinate nelle singole autobiografie, già allineate in cielo in una collana incalcolabile di storie, uniche e irripetibili. Non precompilate di Te, ma da Te raccolte e note nella prescienza e onniscienza divina, che sei. Dei giorni che furono, più o meno fresca la memoria. Di quelli che saranno: quanti ancora e come? Conta poco saperlo o avventurarsi in previsioni. Basta sapere che tu li conosci da sempre, e che li leggi, mentre noi andiamo compiendoli.

In questo scorrere dei giorni, preciso e ben individuato, il passaggio dalla conoscenza eterna alla sua fissazione storica tutt’una con quello dello status ecclesiale.

  1. «Mio figlio tu sei, oggi ti ho generato. Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchidesech» (Eb 5,6).

A questa seconda, sviluppante generazione, si collega l’anniversario odierno, che viene riassorbito e rinvia ancora all’eterno perché l’oggi di Dio è sempre il suo presente, il «per sempre» cioè in eterno.

Come se non fosse bastato l’essere conosciuto da sempre, per me, per ogni presbitero, un inizio senza fine. Qui la mente si perde, non errabonda ma assorbita nel vortice di Dio.

Eppure, non è persa, né rubata la libertà, piuttosto è attratta e invitata per conformarsi al volere divino benefico, nonostante nostre continue incomprensioni e, a volte, anche ragionati rifiuti.

  1. «Allora ho detto: “Ecco, io vengo, poiché di me sta scritto nel rotolo del libro per fare, o Dio, la tua volontà”» (Eb 10,7). Autore del libro e protagonista del racconto finalmente si incontrano perché ci sia perfetta aderenza tra trama scritta e trama vissuta.

Tu solo, o Signore, conosci quanti motivi tentano il distacco dall’originale verso derive e vicoli ciechi: riconduci, al tuo giusto volere e non saremo confusi, ma fusi nel circuito di Verità che sei.

  1. «Il Signore e mia parte di eredità del mio calice: nelle tue mani è la mia vita» (Sal 16,5).

In questa fedeltà, Tu diventi eredità di quel calice, il mio, nel quale sono riflesse e raccolte le gioie di un vino eccellente, frutto del torchio stringente. La conclusione ritorna alle origini: una constatazione, professione di fede, un atto di fiducioso abbandono.

 In questo superno ininterrotto divino circuito d’amore si intessono i fili dell’arazzo, arrivato alla 50a spoletta. Nitidi e precisi in essi rivedo volti cari: della famiglia di sangue, della famiglia di fede; volti di piagati nello spirito e di piegati dal peso degli anni, di disturbati nel persistere dell’odio, di assestati di misericordia e di comprensione, di delusi della vita e della Chiesa, di illusi da falsi miraggi terreni, di notturni Nicodemo, di vivaci curiosi Zaccheo, di ipocriti e farisei, di lebbrosi guariti, talora appena riconoscenti per il bene ricevuto, di permanenti scontenti dell’esistenza; ma anche da attestanti stima, amore sincero, adesione totale, di cuori riscaldati dalla luce della Scrittura accesa nel cammino verso Emmaus.

In cordata di ascensioni i primi ragazzi avuti in affidamento vocazionale al seminario di Rossano; i giovani studenti del Liceo Scientifico, inquieti cugini del ’68, in confusa ricerca intellettuale, politica, sociale, religiosa; le future generazioni presbiterali della Calabria nel sempre carissimo “San Pio X” di Catanzaro; il diretto servizio al Papa alla Terza Loggia del Palazzo Apostolico; il ritorno in Diocesi, con l’assistenza al mondo delle professioni nell’UCIIM, nell’AMCI, nel MEIC, con speciale cura per i giovani della FUCI e, contemporaneamente, in modo continuativo e riservato, il rapporto spirituale con persone consacrate, fino al passaggio-consegna alla santa Chiesa di Oppido Mamertina-Palmi.

Rossano, Catanzaro, Roma, Rossano, Oppido: tutte tappe di un esodo accanto ai fratelli pellegrini verso la terra promessa. Tappe, fasi, volti della ricchezza di Dio offerti ai lineamenti una nuova pena scelta da lui.

  1. In questo stato di elezione-predilezione il consacrato, certamente segnato perché assunto a un servizio indelegabile, non si autocontempla in compiacente solitudine.

Tutti i santi e consacrati in Cristo, siamo stati «in lui scelti prima della creazione del mondo per essere santi immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per sempre figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode e splendore della sua grazia, di cui il Padre ci ha gratificati nel Figlio amato» (cfr. Ef 1,4-6), «poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati» (Rm 8,29-30).

Ecco la sinfonia divina per le creature: insieme, scelte da sempre per essere coro di lode, splendore di grazia. Per questo oggi davvero è festa comune e dovremmo essere vigilanti per non guastarla in noi e negli altri deviando da quest’esultanza.

  1. Un esodo sempre aiutato e sostenuto dei pastori postici accanto – anche loro espressione della logica comune a tutti i prescelti – a guida e tutela del cammino: per me i vescovi Giovanni, Antonio ordinante, Serafino, Andrea, Antonio Ciliberti – tutti nella liturgia celeste – e poi Santo, Giuseppe e ora Maurizio, ultimo dono di Maria alla nostra Diocesi. La gioia dell’amicizia permane nel rapporto ultrasessantennale con Mons. Antonio Lucibello (Tony Luky), Mons. Graziani (don Mimì), con Mons. Renzo (Gigi). Sento vicino il presbiterio in parte passato all’altra riva, grata la memoria ai formatori e ai nostri professori, unificati negli ultimi che ci hanno lasciato – don Nicola Librandi, don Antonino Bernardis –, ma soprattutto da quello stuolo di anime oranti, di cui alcune offertesi vittima per i sacerdoti – e il Signore le ha prese in parola! – come Maria Pugliese e la Sig.na Marino.

Tutto è partito cinquant’anni fa, nei giorni caldi di devozione mariana e di temperatura afosa, di fervida preparazione per Rossano alla festa dell’Achiropita, il giorno dopo della nascita al cielo a distanza di secoli di Chiara di Assisi e di decenni della Serva di Dio Isabella de Rosis, nella memoria di santa Giovanna Francesca de Chantal.

In alto aspettano, meritato, il devoto ricordo: Giovanni Bosco e mamma Margherita, Francesco di Paola, Teresa di Lisieux, Pio X, i beati Alberione e Francesco Mottola, eletti a speciali patroni del mio sacerdozio, con evidente precedenza ai concittadini santi Nilo e Bartolomeo.

  1. Grazie, Signore: per sempre la tua misericordia. Non è forse il ritornello più compiuto, mentre continua la recita del salmo delle ascensioni, qual è la vita di un presbitero, tanto più se vescovo? È il Magnificat insegnatoci da Maria (Lc 1, 46-56).

Tu, Madre nostra Achiropita, Regina dell’armonia di colori non manufatti, insegnaci l’armonia della vita; Tu, Vergine del silenzio, continua a suggerire ciò che va trattenuto e rimandato a tempi propizi e a quanto con parresia va invece proclamato al momento giusto.

Amen.

Festa diocesana dell’Achiropita

Cattedrale di Rossano, 12 agosto 2022


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