Anche il vescovo Mons. Francesco Milito ha partecipato ieri alla manifestazione antindrangheta, organizzata dal Comune di Gioia Tauro dopo l’ultima operazione dei Carabinieri che ha portato in carcere una cinquantina di persone che ancora una volta avevano colpito le attività del territorio.g
Un corteo colorato ha visto sfilare istituzioni, il vice presidente del consiglio regionale Giusy Princi, il Procuratore del Tribunale di Palmi Emanuele Crescenti, il vicario del prefetto Maria Stefania Caracciolo, la garante della Salute della Regione Calabria Anna Maria Stanganellli, il consigliere metropolitano Michele Conia, tanti sindaci della Piana e non solo, i parroci della città e molti altri sacerdoti tra cui don Pino Demasi, coordinatore di Libera, le associazioni, tra cui l’AC diocesana, le organizzazioni sindacali, centinai di studenti, tutti insieme per la lotta alla mafia, ma anche ieri come una settimana fa nella manifestazione che si è svolta a Taurianova, è mancata la folta partecipazione dei cittadini.
Presente anche don Luigi Ciotti che ha ribadito la necessità di “trasformare l’indignazione passeggera in sentimento duraturo, in motivazione che si lascia nutrire dalle azioni, i fatti, dalle cose concrete”. Mentre Mons. Milito nel suo intervento a braccio si è rivolto ai mafiosi facendo sua una domanda di Gesù: “A che serve guadagnare il mondo intero se poi si perde se stesso?” e ancora: “È una vita quella che si dimena in carcere e nei tribunali? Cambiate, convertitevi. Trasformatevi da uomini d’onore in uomini d’amore, l’onore vero è questo. E ai vostri figli chiedo di stare attenti alle scelte che faranno: se il cuore non ha ragioni, la ragione usatela per il cuore. Non innamoratevi di persone che vi rovinano la vita”. Ha dunque rilanciato il documento dei vescovi calabresi “No ad ogni forma di mafie” e ha detto: “Qui c’è tutto l’impegno della Chiesa”.
Ufficio Comunicazioni Sociali