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08/Apr/23

Santa Messa al Tribunale di Palmi

Martedì 4 aprile il nostro Vescovo Sua Ecc. za Mons. Francesco Milito insieme ai sacerdoti del posto ha presieduto presso il Tribunale di Palmi la Concelebrazione Eucaristica in preparazione alla Santa Pasqua per tutti i giuristi del Foro di Palmi, organizzata come di consuetudine dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del Foro di Palmi.

Il Vescovo nell’omelia riprendendo le letture del giorno in cui vengono presentate, nella prima la figura del Servo del profeta Isaia, e nel vangelo quelle di Giuda e di Pietro nel contesto dell’ultima cena, ha invitati i presenti a porsi la domanda sul modo in cui ciascuno si pone dinanzi a Signore. Come il Servo del profeta Isaia, prescelto dal Signore fin dal seno materno per essere “Luce delle nazioni” o come Giuda? Perché potenzialmente tutti siamo capaci di essere come Giuda, di essere, vale a dire, persone dal comportamento doppio, chiedendo al Signore di farcelo capire perché se dovessimo camminare nella direzione di Giuda, Egli ci trattenga perché non tradiamo. Il tradimento nella vita della persona sarebbe infatti sempre un fallimento. Sarebbe stato meglio per Giuda cercare il dialogo, il chiarimento con Gesù al quale avrebbe potuto manifestare il suo pensiero dicendogli: Signore tu mi hai deluso, mi aspettavo altro da te anche se Giuda come il vangelo del giorno prima ci ha informati, faceva il moralista offeso perché egli, fra i dodici, teneva la cassa e di fronte a Maria, sorella di Lazzaro che con 300 libbre di nardo purissimo lava i piedi a Gesù, parla di spreco, in realtà come annota l’evangelista, non perché gli importasse dei i poveri ma perché era ladro. Il Vescovo ha invitato per questo a chiedere al Signore di liberarci da un simile comportamento soprattutto perché la Settimana  santa ci richiama a fare un passo avanti nella vita sulla via della giustizia e della verità.

Ha richiamato poi la figura di Pietro che come al solito nella sua impulsività afferma di voler dare la sua vita per il Signore: “Pietro non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte” e sappiamo che poi al canto del gallo Pietro, uscito fuori, pianse amaramente. Il Vescovo ha domandato a questo punto se, quando la fede deve essere dimostrata, abbiamo il

coraggio di non tradire il Signore e ha qui ricordato tutti i servi dello Stato che hanno avuto il coraggio di essere coerenti con loro stessi e nel loro servizio non hanno pensato alla propria ma alla vita degli altri. Per questo invece di piangere, come Pietro, ha invitato a chiedersi cosa si può fare per non rinnegare mai il Signore anzi ha suggerito di pregarlo, perché, essendo Lui il nostro diritto, la nostra giustizia, la nostra fortezza, continui a darci la fede, togliendoci tutto ciò che ci rapporta a Giuda o all’atteggiamento di rinnegamento di Pietro, aiutandoci a vivere questa pasqua con molta intelligenza interiore, con molta profondità.

Il Vescovo ha infine evidenziato che il fatto che queste cose vengano dette in un tribunale, in un luogo in cui meglio si capisce cosa significhi tradimento, omicidio, giustizia deve aiutare a comprendere meglio queste implicazioni per essere più chiariti interiormente con il Signore per essere più coerenti e più lineari nella vita perché solo chi è nella luce e nella verità non sbaglia strada.

Alla fine della celebrazione il Vescovo si è intrattenuto con i presenti per lo scambio di auguri.

Ufficio Comunicazioni Sociali

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