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25/Giu/24

Serra Club Oppido Mamertina-Palmi in pellegrinaggio al Santuario Regionale San Francesco di Paola per la chiusiura dell’anno socialeIe 2023-2024

Il Serra Club Oppido Mamertina-Palmi presieduto dalla dott.ssa lucia Ioculano, ha organizzato un pellegrinaggio al Santuario Regionale San Francesco di Paola, per la chiusura dell’Anno Sociale 2023-2024.

Fede , spiritualità, emozione  condivisione e  cultura sono stati gli ingredienti del pellegrinaggio.

I Serrani, insieme ai seminaristi, al Vescovo S. E. Mons. Giuseppe Alberti, al Rettore Don Rosario Attisano, al Diacono Don Daniele Dato e alle suore , si sono messi in cammino sulle orme del Glorioso Santo Calabrese che ha annunciato e testimoniato il Vangelo.

All’ arrivo a Paola, i pellegrini,  accompagnati dalla guida Giovanna Di Natale  hanno visitato la cella del Santo , la biblioteca, l’antico romitorio, la zona dei miracoli  e la casa natale del santo.

San  Francesco nacque a Paola(Cosenza) il 27 marzo del 1416 da Giacomo Martolilla e Vienna da Fuscaldo.

I genitori erano sposati senza figli da quindici anni e chiesero l’intercessione di San Francesco d’Assisi, al quale erano molto devoti, la grazia di un figlio e per questo lo chiamarono Francesco.

A quindici anni Francesco entrò per voto dei genitori, nel convento a San Marco Argentano; vestì il saio francescano, dimostrando la sua propensione alla vita di preghiera, occupandosi anche delle mansioni più umili.

Spesso si recava nei boschi a far legna e andava a chiedere l’elemosina per i frati religiosi.

In quel tempo, Francesco lasciò da parte l’abito secolare e iniziò a vivere in povertà.

Passato un anno e compiuto il voto, Francesco volle partire dal convento per condurre una vita solitaria.

Si ritirò così in un podere di suo padre, poco distante da Paola e successivamente in un altro podere più solitario, dove visse in una piccola grotta che egli stesso si era scavata, digiunando e pregando, nutrendosi solo di erbe crude che la terra produceva e dormendo su una pietra.

Ben presto la fama del frate si diffuse, così il suo eremo divenne meta di pellegrinaggio da parte di tante persone, che chiedevano grazie e miracoli.

Molti di questi decidono di condividere la sua vita, formando così il primo nucleo di quello che diverrà l’Ordine dei Minimi, nome che lo distingue da quello dei Minori di San Francesco d’Assisi.

Quindi fu necessario costruire un Convento per accogliere i primi religiosi.

L’iniziativa fu incoraggiata dal vescovo di Cosenza, il quale personalmente e con grande solennità pose la prima pietra, concedendo a Padre Francesco, molti privilegi straordinari confermati, in seguito, da Papa Sisto IV.

Inoltre, il vescovo lo autorizzò a ricevere e vestire del saio eremitico tutti quelli  che santamente lo desideravano e a dare un regolamento di vita, una <<Regola>> che fu poi di povertà, castità e obbedienza.

Alla costruzione del convento parteciparono moltissimi cittadini e lo stesso Francesco lavorava moltissimo, digiunando e dormendo poco.

Nel 1474 Sisto IV gli diede il permesso di scrivere una regola per la sua comunità, e di assumere il titolo di Eremiti di San Francesco: questa regola fu formalmente approvata da Alessandro VI, il quale, però, cambiò il proprio titolo in quello di Minimi.

Dopo l’approvazione dell’ordine, Francesco, fondò diversi nuovi monasteri in Calabria e Sicilia.

Istituì anche conventi di suore, e un terzo ordine per le persone che vivono nel mondo, sull’esempio di San Francesco d’Assisi.

Aveva lo straordinario dono della profezia.

Inoltre era dotato di discernimento di coscienza. Non faceva eccezione di persone di qualsiasi grado o posizione.

Lungo sarebbe l’elenco dei prodigi compiuti da San Francesco, come per esempio quello dei pesci.

Una volta fu portato al convento un cesto di pesci.

Il santo li portò alla fontana, che si trovava all’interno  per lavarli e non appena il primo pesce fu lavato, ecco che risuscitò e venne lasciato in quella vasca, dove visse per tanti anni.

 Un altro miracolo è quello della  resurrezione di “Martinello”.

Martinello è il nome che San Francesco diede a un agnellino che lo seguiva  sempre e a cui era molto affezionato. Durante i lavori per la costruzione della chiesa a Paola, alcuni operai glielo rubano e dopo averlo sgozzato e mangiato, ne gettarono la pelle e le ossa nella fornace della calce.
Appena Francesco lo scoprì, si recò all’imboccatura della fornace e gridò: <<Martinello, Martinello, vieni qua>>.

Subito l’agnellino uscì dalle fiamme sano e in vita.
Per ricordare questo miracolo, nelle icone il Santo viene rappresentato con in braccio un agnellino.

 E ancora la fonte della “cucchiarella”.
Durante la costruzione del convento, essendo scomodo e fastidioso ricorrere al  torrente Isca per approvvigionarsi di acqua, ci voleva una fontana vicina alla struttura in costruzione.

Francesco colpì con un bastone una roccia, che si aprì immediatamente facendo sgorgare una sorgente viva di acqua.

Quest’acqua veniva attinta con l’utilizzo dei mestoli e dei cucchiai: da qui il nome “cucchiarella” dato alla fonte dai fedeli che la credono curativa.

Si racconta che il Santo toccò i carboni accesi, toccò l’olio bollente, camminò tra i rovi  a piedi nudi, senza mai pungersi.

Guarì paralitici e altri ammalati e anche ossessi.

Il Santo morì in Francia il Venerdì Santo, 2 aprile del 1507,  dopo una breve malattia, confortato dalla presenza di tutta la sua grande famiglia religiosa che ormai si era estesa in Francia, Spagna e Germania.
Il Processo di beatificazione fu iniziato subito dopo la sua morte.

Francesco fu canonizzato il 1° maggio 1519, a soli dodici anni dalla morte -evento molto raro per i suoi tempi-, durante il pontificato di Papa Leone X.

Il 13 aprile 1562, degli ugonotti forzarono la sua tomba, trovarono il corpo intatto e lo bruciarono. A causa dell’incendio sono rimaste pochissime reliquie, conservate soprattutto nei conventi dei minimi , fra cui Palermo, Milazzo e Paola.
Alla canonizzazione seguì il culto popolare, che si affermò dappertutto: numerose città innalzarono chiese in suo onore; non poche lo hanno proclamato loro Celeste Patrono in Italia, in Francia, e in Spagna; la Sicilia, la Calabria e il Regno di Napoli lo hanno per loro Particolare Protettore; Pio XII lo ha dichiarato Patrono della Gente di mare della Nazione Italiana e Giovanni XXIII lo ha dato come speciale Patrono alla regione Calabria.
La sua festa si celebra il 2 aprile, giorno della sua nascita al Cielo.

Subito dopo i pellegrini,  hanno  partecipato alla Santa Messa presieduta da Mons. Giuseppe Alberti, Vescovo della Diocesi Oppido Mamertina-Palmi.

Mons. Alberti nella sua omelia ha affermato:” E’ importante trovare nuove motivazioni e l’esperienza del pellegrinaggio aiuta a trovare nuova luce.

San Francesco di Paola è un importante riferimento per tutti.

E’ ancora un testimone, è contemporaneo.

Venire a Paola è una profonda esperienza di Fede. Oggi ci affidiamo a Dio e alla sua Provvidenza, tramite l’intercessione di San Francesco”.

Continuando Mons. Alberti ha aggiunto:”  Il Signore manda profeti che nel suo nome annunciano la parola vera. La Bontà del Signore e per sempre. San Francesco è un importante riferimento per la Calabria e per la Chiesa e la sua vita ha tantissimi riferimenti di straordinarietà.

Noi dobbiamo essere sempre testimoni in tutti gli ambiti della nostra vita. Sa Francesco ci indica la strada, invitandoci ad essere forti nella fede, cercando il regno di Dio e la sua giustizia.

La storia di San Francesco ci fa capire che se ci fidiamo di Dio, Lui opera in noi cose grandi. La bontà del Signore ci accompagna in eterno, anche quando ci allontaniamo da Lui. Dobbiamo fidarci di Dio come ha fatto San Francesco”.

La dott,ssa Lucia Ioculano, non senza emozione ha dichiarato:” Abbiamo deciso di  chiudere l’anno sociale presso il Santuario di San Francesco di Paola, perché  Il tema nazionale, in quest’anno sociale ci ha invitati a riflettere sulla vocazione, l’annuncio e la trasmissione della fede e San Francesco ne è un esempio”.

La Ioculano ha ricordato la frase del glorioso Santo: “A chi ama Dio tutto è possibile”, sottolineando che il Santo, spinto da questo amore con un mantello ed un bastone si è fatto annunciatore di ciò che aveva vissuto e sperimentato.

Caterina Sorbara

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