“METTIMI COME SIGILLO SUL TUO CUORE” per un’Alleanza d’Amore
“Effonde il mio cuore liete parole,
io canto al re il mio poema“. (Sal. 44)
Come non gioire ed essere lieti e grati al Signore, mentre è ancora viva l’emozione per la Professione Monastica di Emanuela Triunfo di Maria Madre della Gioia – della Famiglia Monastica Maria Madre della Chiesa (FA.MO.MA.C.) – che si è celebrata il 25 gennaio scorso nel Duomo di Gioia Tauro. La solenne Celebrazione Eucaristica, presieduta dal Vescovo della diocesi Oppido-Palmi, mons. Giuseppe Alberti, ha richiamato sacerdoti, religiosi e fedeli da molte parrocchie del territorio. Un momento forte di fede, preghiera, riflessione, novità, unicità e fraternità.
L’Associazione Famiglia Monastica Maria Madre della Chiesa è presente nella diocesi da qualche anno. Nel silenzio orante e nell’ascolto di tutti coloro che cercano Dio e che desiderano fare percorsi di riscoperta del Logos, questa comunità sta mostrando i suoi frutti con la nascita di vocazioni specificatamente monastiche e vocazioni monastiche laicali sparse nel nostro territorio e in tutta Italia che, nel proprio stato di vita, incarnano la spiritualità della Famiglia monastica nella Chiesa locale di appartenenza, alimentando il Carisma che lo Spirito dona a ciascuno per l’edificazione del Corpo Mistico della Chiesa.
Che novità! Che magnifica scoperta quella di prendere coscienza che la vita del monaco – solo con Dio – è una possibilità per tutti, perché Dio cerca l’intimità con le proprie creature e con ognuna intesse rapporti esclusivi e irripetibili, perché “Dio non fa preferenze di persone” (At. 10, 34).
La Professione monastica o vita angelica con i voti è un’umile risposta al dono della verginità e della povertà evangelica che solo Cristo Sposo può dare. Il Signore sceglie alcuni per una verginità di spirito, per una vita di silenzio, di pace interiore, di libertà dalle cose materiali, che permettono di cercare Dio nella sua Parola, di ascoltare le parole di Cristo, di agire secondo le ispirazioni dello Spirito. Ecco perché la vita monastica non è una vita solo per i migliori, non è un atto di coraggio, non è un gesto individuale di generosità, tantomeno una fuga dal mondo. La vita monastica è una scelta che Dio fa per un puro atto della sua Misericordia. La scelta dunque è di Dio! Sorella Emanuela ha solo desiderato e voluto con tutta se stessa rispondere con un gesto di abbandono “umile e totale”, per un semplice atto di fede, di speranza e di carità.
“Shema Israel, Adonai Eloheinu, Adonai Ehad“: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno! (Dt. 6, 4) In questa professione di fede ha pubblicamente promesso di credere e perseverare sorella Emanuela di Maria Madre della Gioia e nella sua specifica c’è anche lo stile della sua adesione: la Gioia, alla maniera di Maria! Dunque, affidata a Maria, Emanuela ha deciso di entrare più intimamente nel cuore della Chiesa per essere l’Amore (cfr. Santa Teresa di Lisieux), perché la vera gioia, quella “fecondatrice” nasce solo dall’intimità dell’Amore. Solo così si può sperare l’Unità tanto desiderata da Gesù: Ut unum sint! (Gv. 17, 26). Ecco il compito che sorella Emanuela si è impegnata a svolgere nel tempo terreno che Dio le ha concesso: essere un dono per tutta la Chiesa e intercedere per essa con l’oblazione di tutta se stessa.
Il solenne rito della Professione nei suoi cinque momenti ha come ricostruito, sintetizzato e ratificato il percorso progressivo di adesione alla vocazione della neoprofessa sorella Emanuela: la chiamata e la risposta ferma e sicura: “Eccomi!“; la disponibilità a consacrarsi a Dio nelle mani del Vescovo e alla presenza della Chiesa; la Formula della Professione; la consegna dell’abito monastico simbolo di fedeltà a Dio e, non ultimo, dell’abito liturgico per “essere rivestita dei sentimenti di Cristo stesso e assumere sulle proprie spalle il dolce peso del giogo di Cristo“. Tutte tappe di anni di ricerca che si sono concretizzate in semplici e intensi gesti che hanno interrogato tutti i fedeli presenti.
Anche le Promesse monastiche dei laici, coppie e singoli, e la consegna della Croce di Cristo a ciascuno, hanno aperto una finestra sulla novità del valore delle scelte monastiche nel mondo di oggi, perché “Di null’altro mai ci glorieremo se non della Croce di Gesù Cristo, nostro Signore: egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati” (Gal. 6,14) come è stato solennemente cantato alla fine del Rito.
La Professione monastica di sorella Emanuela e le Promesse monastiche dei membri laici della FA.MO.MA.C. sono state un’esperienza luminosa e illuminante, voluta da Dio per la nostra diocesi, per ciascuno dei presenti, per chi sta cercando risposte per la propria vita, per chi è alla ricerca di un posto nella Chiesa e nel mondo, per chi desidera dare un senso alla propria esistenza e un valore al proprio impegno ecclesiale. Un modo concreto di Dio di manifestare la sua presenza e indicarci nuove vie di adesione al suo progetto di salvezza.
In sintonia con le parole della Liturgia della Ore di oggi, crediamo che nulla accade per caso, perché: ” […] La luce vera che illumina ogni uomo che viene nel mondo (cfr. Gv. 1, 9) è venuta. Tutti dunque, o fratelli, siamone illuminati, tutti brilliamo. Nessuno resti escluso da questo splendore, nessuno si ostini a rimanere immerso nel buio […]” (dai Discorsi di san Sofronio, vescovo, sec.VII).
Con le parole del santo monaco Sofronio, sentiamoci non spettatori della Grazia di Dio donata a sorella Emanuela e ai laici consacrati, sentiamoci piuttosto compartecipi ed eredi della stessa Grazia che Dio dona a tutti in modo speciale, per una risposta piena alla Sua volontà nella nostra vocazione.
Metti ciascuno di noi come sigillo sul tuo cuore (cfr. Ct. 8, 6), Signore, per la tua Misericordia!
Francesca Riganati



















