Prima che iniziassero i lavori del Convegno, abbiamo chiesto al porporato la possibilità di intervistarlo. Ha aderito con squisita disponibilità e prontezza.
Eminenza, grazie per aver concesso l’intervista ad Acquaviva news. A sessant’anni della chiusura del Concilio Vaticano II, la nostra diocesi celebra un convegno storico-teologico-pastorale. A lei che terrà l’intervento, dal titolo emblematico: “Il Concilio Vaticano II pro-voca ancora la chiesa, oggi?”, le chiediamo: Quali sono, oggi, i frutti del Concilio”?
“ I frutti sono molti. Penso che la ricchezza del Concilio stia nel fatto che è stato un momento in cui la chiesa ha riletto, in maniera rinnovata, la Scrittura, ha riascoltato la grande Tradizione con l’intento di rendere disponibile il Vangelo, Gesù Cristo, la vita di Dio per le donne e gli uomini del tempo in cui vive. Un tempo quello della modernità che aveva visto delle tensioni perché, non immediatamente, la Chiesa era riuscita a manifestare che il Vangelo, la vita di Dio offerta da Cristo era qualcosa di appetibile, di plausibile anche dentro un contesto culturale diverso. Il Concilio lo fa. Lo fa in una modernità che era ancora diversa rispetto a quella che viviamo oggi, affrontando alcune sfide di fondo. Penso alla sfida della secolarizzazione, presa di petto nella Gaudium et Spes (GS), vista come un fenomeno culturale. E lo fa, appunto, mostrando ovunque che Cristo può davvero offrire qualcosa anche nel tempo della secolarizzazione. Ma anche con le sfide grandi che vengono affrontate nella GS, penso alla sfida della Pace che ancora resta tale per il mondo di oggi. Mi sembra che rimanere fedeli al Concilio, oggi, significhi avere lo stesso coraggio di vedere quello che capita, ma anche la stessa fiducia che il Vangelo, che la vita di Dio offerta in Cristo, è qualcosa di avvincente anche oggi.
La chiesa è per un umanesimo autentico, integrale mentre affronta i problemi che pesano sull’umanità (la fame, la guerra, l’Intelligenza Artificiale, l’ecologia). Esatto?
“Direi che la grande operazione che è stata fatta dalla chiesa nel mondo moderno sia quella del discernimento. Cioè, quella di cogliere ciò che dal mondo veniva come appello per rileggere, in maniera nuova, il Vangelo, ma nello stesso tempo di vedere in maniera lucida, ciò che distanziava dal Vangelo. Questo vale anche per le sfide di oggi. Credo che noi siamo chiamati alla stessa operazione di discernimento. C’è un bellissimo testo di Lumen Gentium, 13 dove si dice che in qualche modo la Chiesa tutta assume, prende, ma anche purifica. Perché non tutto ciò che è nel mondo è evangelico. GS, 37, dopo aver detto che c’è un’autonomia nelle realtà terrene, si dice pure che c’è il peccato. Mi sembra che quell’operazione di discernimento che hanno fatto i Padri, siamo chiamati a farla nella Chiesa di tutti i tempi. Ci sono delle cose molto belle nello sviluppo tecnico attuale, ma ci sono delle cose che possono apportare ad una profonda schiavizzazione. Quando diciamo, per esempio: sette giorni su sette, 24 h su 24, questo è l’inizio della schiavitù.
Un’altra costituzione che ha portato una ventata di rinnovamento è la Sacrosanctum Concilium. Ha restituito il popolo alla liturgia e la liturgia al popolo. In questo documento si afferma che la liturgia è azione di tutta la Chiesa ma si dice pure che i presidenti sono i ministri ordinati. Può cortesemente chiarire? “L’assemblea non è un’assemblea informe, caotica, ma ordinata. Allora, c’è qualcuno che presiede e presiede in forza del Sacramento dell’Ordine che ha ricevuto per richiamare qualcosa di fondamentale di questa assemblea, dell’identità di questa assemblea.Cioè che essa non si genera da sé, non è convocata da se stessa, non è frutto semplicemente della volontà di chi partecipa all’atto liturgico, ma viene costantemente convocata da Cristo, che è il soggetto trascendente, ma vivo, di ogni assemblea liturgica”.
La chiesa si sente ancora oggi provocata dal Concilio?
“Direi di si. Nella misura in cui il Concilio è stato atto di rilettura, di interpretazione del Vangelo vivo, della Scrittura e della Tradizione e rimanda lì, come un dito puntato, verso Gesù Cristo e il Vangelo. La chiesa non può non sentirsi provocata dal Concilio”.
È doveroso fare anche un ultimo riferimento alla Costituzione Dei Verbum.
“Si. È una Costituzione molto bella, ricca soprattutto per un aspetto fra i tanti, cioè fa vedere e mostra che Dio si rivela all’uomo e anche questa rivelazione è un incontro di due libertà: quella di Dio e quella dell’uomo. Quindi, c’è rivelazione là dove l’uomo accoglie questa Parola. È qualcosa che già un grande teologo, poi divenuto papa, come Ratzinger, metteva molto bene in evidenza ed è qualcosa che rimane molto vera e viva oggi”.
Qual’ è il modo migliore per essere oggi fedeli ermeneuti del Concilio Vaticano II e come lasciarsi guidare dalla luce del suo messaggio?
“Io direi che uno dei modi fondamentali per essere fedeli è quello di non fare lo “spezzatino” del Concilio. Occorre prenderlo nella sua integralità. Io credo che una delle maggiori distorsioni che possono essere avvenute nel passato, e che possono avvenire oggi, anche se siamo a distanza di 60 anni, è di captare una parola o un’istanza scollegandola da tutto il corpus conciliare. Io penso che da questo punto di vista, un’ermeneutica autentica richieda di leggere ogni testo dentro il corpo letterario e teologico dell’insieme dei testi. Mai fare l’interpretazione parziale del Concilio!”
Risponda all’ultima domanda e poi la lasciamo libero. Secondo lei, il Concilio resta ancora inattuato perché poco conosciuto?
“Questo è un punto serio. Io penso che una cosa importante sarebbe passare dal mito del Concilio ai testi del Concilio. Quindi, se di tanto in tanto si prendesse in mano qualche testo, sarebbe meglio, non prendi una parola di qua e di là e poi metti dentro quello che vuoi. Questo non aiuta e non ha aiutato. Credo che gioverebbe se, di tanto in tanto, si facessero approfondimenti o anche se si rileggessero alcuni testi. C’è una saggezza anche nel breviario attuale: ha messo, di tanto in tanto, qualche piccolo testo conciliare. Forse quello è un esercizio che aiuta un po’ tutti noi a farlo, in maniera più ampia, con l’intero popolo di Dio.
Grazie Eminenza per averci offerto le sue riflessioni e le sue provocazioni. Terremo presente il suo consiglio di saper fare discernimento quando si esplora il rapporto tra fede, cultura e società moderna. Va ricordato sempre che anche nei mutamenti epocali del nostro tempo Cristo ha qualcosa da offrire anche oggi e il Concilio non ha perso la sua carica profetica”.
Padre Rocco Spagnolo ME













