“Pellegrini di speranza”. Non è solo un tema, ma una chiave di lettura profonda della tre giorni vissuta a Sacrofano, scelta dall’Ispettorato Generale dei Cappellani delle Carceri come momento di preparazione spirituale e comunitaria al Giubileo dei detenuti, celebrato il 14 dicembre 2025 con Papa Leone XIV. In un tempo storico segnato da conflitti, fratture sociali e paure diffuse, il carcere diventa uno dei luoghi simbolici in cui la speranza non può essere solo annunciata, ma deve essere incarnata. Ed è proprio questo il senso dell’esperienza di Sacrofano: accompagnare i detenuti, i cappellani e i volontari in un vero e proprio cammino giubilare, non astratto ma profondamente umano. Una Chiesa che cammina con i detenuti. Centinaia di detenuti, uomini e donne, provenienti da tutta Italia hanno preso parte a un programma intenso e articolato, sempre accompagnati dalla presenza costante dei cappellani e dei volontari, in un contesto che ha favorito ascolto, silenzio, parola e relazione. La tre giorni si è aperta con la Santa Messa, per poi proseguire con incontri di grande profondità spirituale e civile. Al centro, una presenza che ha attraversato tutto il percorso: Papa Francesco. Attraverso video, podcast e la raccolta delle sue parole più significative pronunciate durante le visite nelle carceri italiane, il suo pontificato è stato riletto come un arco coerente e profetico: iniziato con la lavanda dei piedi ai minori detenuti di Casal del Marmo, concluso simbolicamente con la visita al carcere di Regina Coeli.Un pontificato che ha rimesso il carcere al centro della coscienza ecclesiale, non come periferia da compatire, ma come luogo teologico in cui Dio continua a parlare. Tra i segni più forti e inediti di questo Giubileo, un evento senza precedenti: per la prima volta nella storia, l’apertura di una Porta Santa all’interno di un carcere, nel nuovo complesso di Rebibbia maschile. Un gesto che ha una portata simbolica enorme: la misericordia non chiede di uscire per essere ricevuta, ma entra dove l’uomo è più fragile. La Porta Santa in carcere afferma con chiarezza che nessuna condizione di vita può escludere dalla possibilità di redenzione, riconciliazione e futuro. All’interno di questo cammino, significativa la partecipazione della diocesi di Palmi, rappresentata dal cappellano don Vittorio Castagna, insieme a un ex detenuto Simone Vito Ruggiero e a un volontario Prof. Michele Fazari alla Presidente di Prison Fellowship Italia notaio Marcella Clara Reni e al responsabile dei progetti, dott. Francesco Di Turo. Una presenza che testimonia come la giustizia riparativa non sia un’idea teorica, ma una pratica che prende forma attraverso relazioni, scelte coraggiose e percorsi strutturati. Prison Fellowship Italia si conferma così come uno dei soggetti capaci di coniugare spiritualità, giustizia e responsabilità sociale, lavorando sul lungo periodo e non sull’emergenza emotiva. Tra i momenti più toccanti, l’incontro dedicato alla giustizia riparativa, arricchito dalla testimonianza di Enrico Platania, detenuto ergastolano che ha raccontato il proprio percorso di ravvedimento autentico. Una narrazione che ha restituito dignità alla possibilità del cambiamento, senza sconti né retorica. Prima di questa testimonianza, una preghiera per la pace, guidata e intrecciata alle parole di una donna ucraina e di uno studente iraniano, entrambi giunti in Italia dopo esperienze di dolore, guerra e persecuzione. Storie diverse, unite dallo stesso bisogno di essere accolti e riconosciuti. A conclusione della intensa giornata di sabato 13, Gesù nelle specie eucaristiche è passato non solo nel luogo in cui erano radunati i partecipanti, ma anche nei loro cuori che hanno potuto aprirsi anche grazie alla sapiente e ispirata animazione della corale nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo. Il cammino si è concluso con il pellegrinaggio giubilare e infine con la Santa Messa celebrata da Papa Leone XIV, alla presenza di tutti i detenuti. Un momento di forte commozione collettiva, in cui il carcere si è trasformato in assemblea liturgica viva, consapevole, partecipe. Non spettatori, ma protagonisti di un Giubileo che parla al cuore della Chiesa e della società. Il Giubileo dei detenuti non è stato solo un evento, ma un segno. Un segno che interroga il sistema penitenziario, la comunità ecclesiale e la società civile. Ricorda a tutti che la speranza non è un sentimento vago, ma una responsabilità condivisa. E che il carcere, se attraversato con sguardo evangelico e competenza umana, può diventare luogo di trasformazione reale. In questo senso, Sacrofano non è stato un punto di arrivo, ma una tappa di un cammino che continua. Un cammino fatto di pellegrini, sì. Ma soprattutto di uomini e donne che scelgono di non smettere di credere che la dignità umana venga prima di ogni errore.
Marcella Reni
Acqua Viva News Numero 4 – Dicembre 2025

PELLEGRINI DI SPERANZA: il Giubileo dei detenuti come segno profetico di una Chiesa che entra nelle ferite
Appuntamenti del Vescovo
-
10/07/2026 h17:00
Palmi: S. Messa
-
10/07/2026 h19:00
Cittanova: S. Messa
-
11/07/2026 h17:00
S. Martino: Incontro Progetto Policoro
-
12/07/2026 h09:30
Gambarie: Incontro OESSG
Appuntamenti Diocesani
-
20/07/2026
Seminario estivo per seminaristi
-
01/08/2026
Collaborazione concorso madonnari Taurianova
-
08/08/2026
Cresime per adulti Oppido M.
-
10/08/2026
Uffici di Curia chiusi
-
15/08/2026
Assunzione della Beata Vergine Maria


AGENSIR news
- Rafforzare la prevenzione e il contrasto delle minacce informatiche a tutela delle infrastrutture digitali strategiche […]
- “Nel ricordo di una delle più gravi tragedie ambientali della Nazione, rinnoviamo l’impegno a custodire […]
- “Nel cinquantesimo anniversario della tragica scomparsa del magistrato Vittorio Occorsio, desidero rivolgere un deferente e […]
- “In un mondo sempre più digitalizzato e in cui l’intelligenza artificiale acquisisce maggiore spazio soprattutto […]
- I focolai di Dengue che si verificano quando viene importato un caso si sviluppano quasi […]








