Nonostante l’illusione della disintermediazione digitale sembra dominare il panorama informativo, la Chiesa calabrese si ferma a riflettere sul valore del giornalismo professionale e sulla sinergia tra informazione locale e nazionale: è stato questo il cuore dell’incontro online della Commissione Comunicazione e cultura della Conferenza episcopale calabra, presieduta da monsignor Serafino Parisi, vescovo di Lamezia Terme. Ospite d’eccezione è stato Matteo Liut, responsabile della redazione Catholica di Avvenire, il quale ha dialogato con i direttori degli Uffici per le comunicazioni sociali e i rappresentanti delle diocesi calabresi, offrendo una panoramica sulle sfide attuali del quotidiano dei cattolici italiani.
Il confronto ha preso le mosse da una premessa fondamentale, che tocca le radici stesse dell’identità ecclesiale: Liut, infatti, ha ricordato come l’atto di comunicare sia intrinseco alla fede cristiana, mettendo però in guardia dai rischi di una dieta mediatica affidata esclusivamente agli algoritmi. «Il web in qualche modo ci ha un po’ drogati su questo: ci fa credere che alla fine sia possibile un contatto diretto e quindi non ci sia bisogno di mediatori». Contro questa logica, il lavoro svolto da Avvenire si configura come un «artigianato» quotidiano, necessario per fornire una chiave di lettura della realtà radicata nella visione cristiana ma aperta al mondo. Durante la riunione è emerso con chiarezza come il sistema informativo di Avvenire non sia più soltanto un giornale cartaceo, ma un vero e proprio ecosistema che comprende il digitale, i podcast, le newsletter e una presenza ragionata sui social network. Un ruolo cruciale in questo mosaico è giocato dalle edizioni locali. Questo legame permette alle realtà locali di uscire dal proprio recinto e di portare le proprie storie all’attenzione dell’Italia intera.
Tuttavia, per essere rilevanti nel dibattito pubblico nazionale, è necessario un cambio di passo nella narrazione.
Liut ha invitato i comunicatori locali a superare la semplice cronaca degli eventi interni per imparare a tematizzare le notizie: la domanda da porsi non è solo cosa è accaduto, ma: «Al lettore di Bolzano di questa cosa che io vivo qui, di questo evento, quale potrebbe essere l’aspetto che potrebbe in qualche modo interessare»? È questo sforzo di estrapolazione del tema universale dal fatto particolare che permette di arricchire la vita della Chiesa a livello nazionale.
Su questo punto si è inserita la riflessione di monsignor Serafino Parisi, che ha sottolineato l’importanza di dare voce anche alle diocesi più piccole o periferiche, spesso alle prese con le problematiche delle aree interne. L’obiettivo non è la vanità mediatica, bensì la condivisione di percorsi e soluzioni comuni. «Non una visibilità soltanto per occupare spazi», ha precisato il vescovo, ma l’opportunità di raccontare «storie, eventi e cose particolari che riguardano le comunità anche quelle più periferiche, con le loro difficoltà, tutti i loro nodi da risolvere».
Le buone prassi, o le fatiche condivise, possono diventare così un patrimonio di riflessione utile tanto al Sud quanto al Nord del Paese.
L’incontro si è concluso con la consapevolezza che la rete tra le diocesi calabresi e il quotidiano nazionale rappresenta una risorsa strategica, che supera la logica del “trasmettere notizie”, improntata sul desiderio di costruire una cultura della comunicazione che sappia leggere i segni dei tempi. Le diocesi calabresi, con le loro specificità e la loro vivacità, hanno molto da dire al resto del Paese, a patto di saper trasformare la cronaca locale in narrazione di ampio respiro, abitando con professionalità e sapienza cristiana tanto la carta stampata quanto le piazze digitali.

Comunicare la Chiesa dal territorio, il dialogo della Cec con Avvenire
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