Si è svolto presso la Parrocchia San Francesco da Paola – Oratorio/Centro Giovanile “Don Bosco” di Gioia Tauro il convegno dal titolo “La pace che vogliamo: oltre le parole”.
L’evento è stato fortemente voluto e organizzato dal Serra Club Oppido Mamertina-Palmi, presieduto da Sabrina Ungheri.
Dopo i saluti del parroco, don Natale Ioculano, la presidente Ungheri ha presentato il Serra International Italia, associazione cattolica che, con la tipica struttura del club service, si propone la diffusione della cultura cristiana e si impegna a promuovere nella società civile una cultura favorevole alle vocazioni fondamentali della vita, in particolare al sacerdozio e alla vita consacrata.
Il movimento porta il nome del frate francescano Junípero Serra, considerato una delle figure più eminenti della storia degli Stati Uniti e riconosciuto come “Padre fondatore della Patria”.
Nel suo intervento, la presidente Ungheri ha sottolineato l’importanza del Club non solo a livello internazionale, ma soprattutto all’interno delle parrocchie, dove rappresenta un cuore pulsante di fede e impegno. Ha quindi presentato il tema dell’anno del Serra Club: “Tutti dicono pace, ma la pace non c’è”, che evidenzia la contraddizione tra il desiderio universale di pace e la sua assenza nel mondo.
Il versetto biblico di riferimento è Geremia 8,11, che richiama la superficialità con cui spesso si cerca di “curare” le ferite del popolo, proclamando una pace che in realtà non esiste. Durante l’anno sociale 2025/2026, questa espressione sarà il filo conduttore delle attività, delle riflessioni e degli incontri del Serra Club.
Successivamente, don Domenico Caruso, rettore della Basilica Madonna dei Poveri di Seminara, ha offerto una riflessione sul tema del convegno. Nella Scrittura, la pace non è mai un concetto vago: è una delle parole più ricorrenti, soprattutto nel tempo di Natale. Il termine ebraico shalom non indica soltanto l’assenza di guerra, ma esprime pienezza di vita, armonia, equilibrio e benessere profondo: uno stare bene con sé stessi, con gli altri e con il creato. In particolare, shalom è dialogo con Dio.
Nel Nuovo Testamento, Gesù non si limita a parlare di pace: la dona. È una pace che passa attraverso la croce e nasce da un amore che sa donarsi. La pace, ha sottolineato don Domenico, comincia dal cuore dell’uomo. Il relatore si è poi soffermato sul rapporto tra giovani, pace ed emigrazione, evidenziando come la pace sia una scelta quotidiana. Ha ricordato le parole di Papa Francesco: «La pace non si costruisce con il silenzio di fronte all’ingiustizia».
Concludendo il suo intervento, don Domenico ha affermato che la pace si costruisce, si vive ed è la forza di chi ama:
«Lasciamo risuonare dentro di noi le parole del Risorto, non come uno slogan, ma come una chiamata personale: “Pace a voi”. Non come il mondo la dà, ma come solo Lui può donarla».
È quindi intervenuto mons. Giuseppe Alberti, vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, che ha richiamato tutti alla responsabilità di essere “artigiani della pace”. La pace, ha detto, nasce dal cuore e richiede una scelta consapevole di non violenza, sull’esempio di Gesù. Oggi, invece, assistiamo a scelte violente non solo a livello internazionale, ma anche nella quotidianità e nelle relazioni personali: un vero e proprio vicolo cieco. La pace disarmante, invece, è capace di bontà e la sua forma più alta è il perdono. La pace non è la meta, ma la via, e le comunità cristiane devono diventare autentiche palestre di pace.
A concludere l’incontro è stata la presidente Sabrina Ungheri, che ha ricordato una frase di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio:
«Oggi devo contraddire il profeta Isaia, perché tutti dicono guerra e non pace».
Un richiamo forte alla responsabilità dei cristiani, chiamati a portare avanti, con coraggio e coerenza, il valore della pace.
Caterina Sorbara



















