La Quaresima è un tempo lungo perché rispettoso dei nostri ritmi. 40 giorni di passi da compiere per metterci un vestito nuovo, non esteriore ma nel cuore, nella vita. Così ci eravamo lasciati alla conclusione dell’Anno Giubilare facendo nostra l’esortazione di Paolo ai Colossesi: “[Fratelli] santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi” (Col 3, 12-13). Il tempo quaresimale ci fa incontrare di nuovo questo invito cogliendone il senso profondo: mettere il vestito di Cristo in noi. Come l’Apostolo esorta i cristiani di Roma: “Rivestitevi del Signore Gesù Cristo” (Rm 13,14), così noi siamo raggiunti da questa Parola che ci dice di mettere un vestito nuovo che ci rinnova interiormente, ci cambia, ci orienta verso il Signore Gesù morto e risorto per la nostra salvezza, che ci vuole donare vita e vita abbondante (cfr. Gv 10,10).
All’interno del Rito del Battesimo troviamo proprio questo gesto rituale. Il neofito, colui che è appena nato in Cristo con il Sacramento del Battesimo, è chiamato a vestire l’abito nuovo della sua nuova condizione di figlio amato dal Padre e, nello Spirito, chiamato fratello di tutti. Quando la persona è un adulto questo segno diventa ancora più emozionante. È sempre un impatto forte vedere, dopo l’infusione dell’acqua, il neo battezzato rivestito con la veste bianca che esprime la vita nuova iniziata in lui. Chi vive questo passaggio rituale si riveste di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di perdono, veramente si riveste di Cristo, dei suoi sentimenti (cfr. Fil 2,5).
La Quaresima, nella nostra sensibilità religiosa prevalente, è comunemente intesa come un tempo penitenziale, ma la sua radice storica e teologico-spirituale-liturgica originaria ci fa riscoprire un significato profondamente catecumenale. Nei primi secoli cristiani i 40 giorni che precedevano la Pasqua erano un vero e proprio cammino di avvicinamento al Battesimo, un periodo di preparazione alla recezione dei Sacramenti della Iniziazione cristiana che avveniva nella Veglia Pasquale del Sabato Santo. Ci si preparava con catechesi e preghiere, gesti di purificazione (esorcismi) e consegne (del Padre nostro e del Credo).
Anche nella nostra Diocesi sta aumentando il numero di adulti che chiedono il Sacramento del Battesimo e nei genitori cristiani che hanno bambini piccoli da battezzare sta crescendo la consapevolezza dell’importanza di questa scelta per i loro figli. Tutto questo è per noi e per tutta la comunità cristiana un motivo di grande gioia e di responsabilità con l’accompagnamento di percorsi adeguati di preparazione. La veste primordiale del Battesimo ci è stata donata per ‘rivestirci’ di Cristo, per conformarci a Lui, per pensare come Lui, per parlare come Lui, per amare come Lui, per servire come Lui, per perdonare come Lui. E questo è tutto da riscoprire, tutto da vivere. In tal senso, la Quaresima è tempo di allenamento per arrivare alla “misura della pienezza di Cristo” (Ef 4, 13).
I vangeli domenicali dell’Anno liturgico A sono pietre miliari di un cammino antico che ci porta al dono battesimale, alla prima pasqua personale, all’immersione sacramentale nella vita nuova in Cristo morto e risorto, che troverà il suo compimento nella Pasqua del cielo. Il vangelo delle tentazioni (1^ domenica), la salita al monte Tabor (2^ domenica), l’esperienza della donna Samaritana (3^ domenica), del cieco nato (4^ domenica), dell’amico Lazzaro (5^ domenica), sono tutti passaggi iniziatici che possiamo ripercorrere per rafforzare la nostra fede cristiana.
Nella liturgia che celebriamo in questo tempo vorremmo valorizzare due momenti: anzitutto il gesto dell’aspersione con l’acqua che ravviva in noi “il gioioso ricordo e la grazia della prima Pasqua nel Battesimo” (Messale Romano, p. 993). Un gesto che all’inizio della Eucaristia ci apre a un cammino di profondo rinnovamento che ci dona ‘stoffa’ nuova per un vestito nuovo (cfr. Lc 5,36).
Il secondo è la professione di fede attraverso la rinnovazione delle promesse battesimali, il ‘primo’ credo che viene pronunciato all’inizio della nostra avventura cristiana con la grazia battesimale. Avremo cura di vivere questi momenti liturgici con quello spirito di novità, di apertura interiore, di desiderio spirituale che è tipico dei catecumeni, di coloro cioè che si preparano a ricevere i Sacramenti della Iniziazione Cristiana.
In questo tempo di preparazione alla Pasqua vorremmo vivere anche la ‘liturgia domestica’ con un piccolo gesto quotidiano: iniziare e concludere le nostre giornate in famiglia con una preghiera insieme e un segno di croce, intingendo la nostra mano nell’acqua benedetta. Il riferimento al Battesimo è immediato e ci permette di crescere nella consapevolezza battesimale nel vivere da figli e da fratelli in Cristo.
L’augurio che ci facciamo è vivere la Quaresima non tanto come un tempo pieno di iniziative, ma come un percorso di Chiesa, di comunità credente che ci fa crescere insieme, in un atteggiamento di sequela del Signore. L’obiettivo di questo tempo speciale è riscoprire il nostro Battesimo, la nostra pasqua, per vivere un po’ più da cristiani, ‘soprattutto rivestiti della carità di Cristo’ (cfr. Col 3,14) che ci fa suoi veri discepoli.
Buon cammino quaresimale di Iniziazione a una vita cristiana secondo l’esempio del Maestro Gesù, morto e risorto per noi.
+ Giuseppe Alberti
Vescovo di Oppido Mamertina-Palmi













