I Concili ecumenici, per la loro importanza e per il movimento d’idee che sono stati capaci di suscitare, sono tra gli eventi della vita ecclesiale che più si prestano come punto di partenza per l’avvio di opportune ed utili riflessioni sulle tematiche teologiche, le problematiche pastorali e gli sviluppi culturali e sociali.
Protagonisti delle Assise conciliari sono, insieme ai teologi e allo stesso Popolo di Dio, i vescovi, espressione diretta e figure di primo piano nel dibattito che porta alla straordinaria volontà di riunire simili, importanti Assemblee. I vescovi, infatti, non sono soltanto i componenti di una semplice Assise ma sono l’espressione concreta di tutto un meccanismo che solo al suo culmine porta alla riunione di un Concilio.
Tra i padri conciliari, poi, esistono diverse specificità e particolarità: alcuni s’imporranno per la loro singolare capacità teologica, altri per la più preziosa ed importante capacità profetica, altri ancora si renderanno famosi perché portavoce di un gruppo d’orientamento o di un gruppo nazionale, molti altri, infine, saranno dei silenziosi ma non meno efficaci co-protagonisti che esprimeranno il loro contributo attraverso il voto o la partecipazione personale alla riflessione e al dibattito che precede, determina e sostanzia l’approvazione e la promulgazione di una costituzione dogmatica o di un documento conciliare.
Tra i pastori della veneranda Chiesa di Taureana (305-951), Lorenzo fu uno dei 105 vescovi che presero parte al Concilio Romano del 649, convocato dal papa Martino I e celebrato, tra il 5 e il 31 ottobre, nella Basilica Lateranense. Questa assemblea fu riunita, soprattutto, per condannare il monotelismo, dottrina eretica secondo la quale Cristo avrebbe avuto una sola volontà. L’Assemblea conciliare stabilì, invece, che in Cristo esistono due volontà, una divina e una umana, unite e concordi nell’unica Persona del Verbo incarnato.
Il vescovo Giorgio partecipò al Concilio romano dell’anno 680, indetto da papa Agatone per un’ulteriore condanna dell’eresia monotelita.
In seguito, Teodoro prese parte al Concilio Ecumenico di Nicea II dell’anno 787, convocato per risolvere la controversia dell’iconoclastia e tenutosi dal 24 settembre al 13 ottobre. Questa importante Assemblea stabilì che le icone di Cristo, della Vergine e dei Santi possono essere usate e venerate, perché l’onore reso all’immagine è dato alla persona rappresentata; tuttavia l’adorazione è dovuta solo a Dio. Il Concilio, a cui presero parte circa 350 padri, condannò l’iconoclastia e ristabilì l’uso delle immagini sacre nella vita della Chiesa. Inoltre, discusse la intercessione dei Santi; formulò alcuni canoni per la riforma della vita del clero; affermò l’obbligo di custodire le decisioni dei Concili precedenti; stabilì alcune norme sulla disciplina monastica e dispose che ogni altare contenesse reliquie.
Infine, tra i venerabili vescovi di Taureana, Paolo fu tra i circa cento padri partecipanti al Concilio Ecumenico Costantinopolitano IV, celebrato tra il 5 ottobre 869 e il 28 febbraio 870. Fu convocato dall’imperatore Basilio I, con l’approvazione del papa Adriano II, per risolvere la crisi legata al patriarca di Costantinopoli Fozio e allo scisma da lui causato. L’Assemblea confermò la sua deposizione, ristabilì alla guida della Chiesa costantinopolitana il patriarca Ignazio. In tal modo, questo Concilio riaffermò l’autorità del papa nelle controversie ecclesiastiche; cercò di ristabilire l’unità della Chiesa dopo lo scisma ed emanò canoni disciplinari sulla vita del clero, sull’ordinazione dei vescovi e sull’ordine gerarchico tra le Sedi ecclesiastiche. Sottoscrivendo gli atti conciliari, il pastore dell’apostolica Chiesa taurianense scrisse: «Paolo, per la misericordia di Dio vescovo di Taureana, accetto tutto ciò che è stato giudicato e stabilito nel santo e universale Sinodo e ad esso aderisco volentieri e sottoscrivo di mia mano».
Tra i presuli dell’antica Chiesa di Oppido, invece, il vescovo Lerasino partecipò al Concilio Ecumenico Lateranense III, convocato da papa Alessandro III e celebrato a Roma, nella Basilica Lateranense, tra il 5 e il 19 marzo 1179, con la partecipazione di circa 400 vescovi. Questa Assemblea ecumenica fu indetta per realizzare il superamento definitivo dello scisma legato agli antipapi che aveva scosso, in quel periodo, la vita della Chiesa, annullando i loro atti. Fu, inoltre, avviata una riforma della disciplina ecclesiastica; definita la condanna delle eresie dei catari e dei valdesi e stabilite norme importanti come l’elezione del papa, riservata ai cardinali, con una maggioranza dei due terzi dei voti. Sottoscrivendo il Concilio, il vescovo di Oppido Lerasino si disse «episcopus graecus».
Il celebre vescovo di Oppido e Gerace Atanasio Calceopulo prese parte a qualche sessione del Concilio Ecumenico di Basilea-Ferrara-Firenze, celebrato tra il 1431 e il 1449. Questa Assemblea fu convocata per realizzare una efficace riforma ecclesiastica e, soprattutto, tentare la riunificazione tra la Chiesa latina e la Chiesa greca dopo lo scisma del 16 luglio 1054. Iniziato a Basilea, fu poi trasferito a Ferrara e, infine, a Firenze, dove, nel 1439, si proclamò un’unione formale tra Oriente e Occidente, che, però, ebbe scarso seguito concreto. Un ruolo importante ebbe, in questo Concilio, l’illustre cardinale Bessarione, umanista greco favorevole all’accordo con Roma: sostenne il dialogo tra le due Chiese e contribuì a mediare le posizioni teologiche, diventando uno dei principali promotori dell’unione, anche se questa non durò nel tempo. Atanasio Calceopulo e Bessarione si conobbero nell’ambiente della delegazione bizantina al Concilio, partecipando agli stessi dibattiti teologici sull’unione delle Chiese. La loro conoscenza nacque dal confronto personale nelle discussioni conciliari che li mise su posizioni opposte ma in dialogo tra loro.
Il cardinale Bandinello Sauli sedette tra i padri del Concilio Ecumenico Lateranense V, celebrato tra il 1512 e il 1517, convocato da papa Giulio II e concluso da Leone X. Fu l’ultima Assise ecumenica prima della Riforma protestante e mirò soprattutto a rafforzare l’autorità papale, promuovere la riforma disciplinare della Chiesa e ristabilire la pace tra i sovrani cristiani. Vi parteciparono circa 100 vescovi, in prevalenza italiani. Il cardinale Bandinello Sauli prese parte a tutte le sessioni del Concilio come membro del collegio cardinalizio e vescovo di Oppido e Gerace, contribuendo, «con voce autorevole» – secondo lo storiografo Candido Zerbi – ai lavori conciliari, nell’ambito delle discussioni riformatrici e disciplinari della Chiesa del primo Cinquecento.
Sac. Letterio Festa Direttore dell’Archivio Storico Diocesano













