La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro

È sul tema scelto da Papa Leone XIV nel messaggio per celebrare la XXXIV Giornata Mondiale del Malato che si sono tenute le celebrazioni diocesane di  Mercoledì 11 Febbraio con i due momenti ormai canonici che scandiscono questo tempo di riflessione e di preghiera. Alle ore 11:00 presso la Cappella del Presidio Ospedaliero “Santa Maria degli Ungheresi” in Polistena, dove il nostro Vescovo insieme al cappellano don Peppino Tripodi ai diaconi incaricati di questa area pastorale e alla presenza dei parroci della città e a una folta rappresentanza di degenti e personale sanitario si è tenuta la celebrazione della liturgia della parola e il Sacramento dell’Unzione degli Infermi. La mattinata è proseguita con  la visita nei reparti ai degenti e al personale sanitario. Il padre Vescovo si è a lungo trattenuto a dialogare con i presenti e ha avuto per ognuno una parola di conforto e di incoraggiamento.                 

 Il secondo momento, anche questo divenuto tradizionale,  alle ore 17:00  presso la chiesetta della Madonna di Lourdes, in Molochio  per  la Concelebrazione Eucaristica, presieduta da S.E. il Vescovo Mons. Giuseppe Alberti, i frati francescani che la custodiscono, don Cesare di Leo, cappellano dell’ospedale di Gioa Tauro  don Rosario Attisano che ha accompagnato i giovani del Seminario Minore e i diaconi impegnati nella pastorale della salute. Come ogni anno, nonostante i rigori meteorologici la partecipazione della folta assemblea è stata attenta e orante. Mons. Alberti ha ricordato come in Maria che visita la cugina Elisabetta possiamo cogliere l’azione compassionevole e consolatoria del Samaritano della parabola adottata come tema di questa giornata mondiale; l’importanza delle tre azioni da mettere in atto cioè il sostare, il toccare e l’accompagnare. Infatti il samaritano si è fermato al contrario del sacerdote e del levita, non per curiosità ma per farsi prossimo di colui che soffre; ha toccato le ferite per medicarle; ha accompagnato questo sventurato nella locanda perché si prendessero ulteriormente cura di lui. In definitiva il samaritano è lo stesso Cristo che continuamente ha compiuto e compie queste tre azioni che anche noi siamo chiamati a replicare.

Diac. Antonio Scarcella                                                
Direttore Ufficio diocesano Pastorale della Salute