Ci sono viaggi che non si fanno con le gambe, ma con l’anima. Il pellegrinaggio che ha portato le nostre giovani famiglie tra le pietre sacre dell’Umbria non è stata una vacanza, e nemmeno una semplice gita parrocchiale. È stato un naufragio di grazia, dove abbiamo perso le nostre sicurezze di genitori “perfetti” per ritrovarci, semplicemente fratelli. Siamo partiti in 55 la notte del 26 febbraio, in pulman, da Delianuova sotto la guida attenta di Don Daniele Dato e il sostegno di don Emanuele Leuzzi, un gruppo di 13 giovani coppie con 29 bambini tra i 13 e 2 anni: un esercito di passeggini, zaini carichi di pannolini e cuori carichi di fede e di domande. Con noi, la presenza preziosa e silenziosa dei nostri due bambini fragili, che senza parlare ci hanno indicato la strada per tutto il tempo.
Tutto è iniziato a Cascia il 27 febbraio. Davanti a Santa Rita, abbiamo deposto i nostri pesi. Vedere le nostre coppie stringersi davanti all’urna della “Santa degli Impossibili” è stato come vedere un unico corpo che respira. A Roccaporena, tra i vicoli stretti e il calore del sole, abbiamo toccato con mano la fatica di Rita, sposa e madre. Salire verso lo scoglio della preghiera è stato il primo vero simbolo del nostro impegno: sentire il vento della vetta, ci ha aiutato a scoprire che nessuna salita è impossibile se fatta insieme. In quella terra tranquilla e bellissima, abbiamo capito che la santità passa per i gesti semplici di ogni giorno.
Il giorno dopo entrare nella Basilica ad Assisi per pregare sulle spoglie di San Francesco durante l’ostensione, a 800 anni dalla sua morte, ci ha tolto il fiato. In quel silenzio così denso, abbiamo sentito il battito del cuore del Poverello che ancora oggi sussurra: “Non avere paura della tua povertà”. Poi, l’incontro che ha acceso gli occhi dei nostri ragazzi: Carlo Acutis (Egli è uno di noi, ci riesce difficile chiamarlo San Carlo…). Vedere quel ragazzo “normale”, con le scarpe da ginnastica ancora sporche di vita, ci ha commosso profondamente. Davanti a lui, abbiamo portato le fatiche dei nostri figli, specialmente dei nostri due piccoli guerrieri speciali. Carlo sembrava sorriderci, ricordandoci che ognuno di noi è un “originale” e mai una fotocopia, e che la disabilità non è un muro, ma un modo diverso di splendere. Assisi ci ha accolti con la luce d’oro dei suoi tramonti!
Il viaggio si è concluso a Orvieto domenica 1 Marzo, davanti a quel Duomo che sembra ricamato dagli angeli. Ma la vera bellezza non era nei mosaici dorati, era nei nostri sguardi stanchi ma felici, non c’erano più “i miei figli” e “i tuoi figli”. C’era solo un passare di mano in mano i bambini più piccoli, un sostenere le ruote di chi faceva più fatica, un soffiare insieme per raggiungere la vetta: abbiamo capito che la santità non è un traguardo solitario, ma una cordata di cuori.
Nel miracolo del Corpus Domini, abbiamo capito che il vero Miracolo Eucaristico lo avevamo vissuto per strada: nel pezzo di pane diviso tra i bambini, i giochi rumorosi, nel cambio di un pannolino fatto al volo su una panchina, nella mano poggiata sulla spalla di quel papà che si sentiva stanco e affaticato. Nei nostri occhi e in quelli di Don Daniele c’era la gioia di che vede il suo gregge diventare famiglia. Torniamo alla quotidianità con le occhiaie per le notti brevi, la stanchezza del viaggio, ma con una luce nuova negli occhi. Abbiamo imparato che non serve essere perfetti per essere santi; serve solo essere aperti. Abbiamo capito che i nostri bambini con disabilità sono i nostri capofila: ci insegnano il ritmo della pazienza, la gioia di un progresso minuscolo e la purezza di un abbraccio che non chiede nulla in cambio. La strada è ancora lunga, i problemi a casa ci aspettano, ma sappiamo che se inciampiamo, ci sarà sempre una mano pronta ad afferrarci perché non siamo solo coppie: siamo una comunità.
Maria Teresa e Arcangelo














