«Viviamo questa notte con uno spiraglio di luce». È il cuore dell’omelia di mons. Giuseppe Alberti, che ha presieduto la Santa Messa a Taurianova, nella parrocchia Maria SS. delle Grazie, insieme al cappellano militare don Aldo Ripepi, al parroco don Mino Ciano e ai padri francescani padre Davis e padre Joby, in occasione della commemorazione del 49° anniversario dell’uccisione dell’Appuntato Stefano Condello e del Carabiniere Vincenzo Caruso.
Una celebrazione intensa, partecipata dalle autorità civili e militari, dalle rappresentanze dell’Arma dei Carabinieri e dell’Associazione Nazionale Carabinieri, insieme ai cittadini, agli studenti e ai fedeli, preceduta dal momento di raccoglimento presso il monumento dedicato ai due militari, nella piazza a loro intitolata.
Richiamando il Vangelo, il Vescovo ha sottolineato come l’umanità sia spesso immersa in una «notte» segnata da «scelte di potere, dalla logica della forza, dalla prevaricazione, dalla mancanza di rispetto per la dignità della persona». Una riflessione che si intreccia con il tempo della Passione e con le ferite ancora aperte della storia, ma che si apre alla speranza: «Non vogliamo limitarci a emozionarci per un momento. Vogliamo entrare nel significato profondo di ciò che celebriamo. I giorni della Passione ci invitano proprio a questo: a una comprensione più vera, più adulta, più consapevole. Non c’è dubbio che il più grande errore della storia sia stato compiuto duemila anni fa: l’uccisione del Figlio di Dio. Eppure, anche le grandi tragedie della storia — le guerre, le violenze, le ingiustizie che ancora oggi si consumano — ci parlano di un’umanità che continua a smarrire la strada. E tuttavia, proprio lì, dentro quell’evento della Passione, noi troviamo non solo la profondità del male, ma anche una via d’uscita. La vicenda di Gesù non è solo una storia personale: è una storia che ha valore universale. Come ci ricorda la Scrittura, Egli è “luce delle nazioni”, salvezza che raggiunge tutta la terra».
Mons. Alberti ha invitato i presenti a vivere questo tempo con consapevolezza e responsabilità: «Siamo chiamati a vigilare, a non essere indifferenti, a non diventare sordi davanti al male». Un appello che si fa particolarmente forte pensando alle nuove generazioni: «Dai giovani possono nascere scelte nuove: scelte di coerenza, di fedeltà, di responsabilità. La vita si costruisce nei piccoli gesti quotidiani: nella lealtà, nell’amicizia, nella capacità di non tradire, di non rinnegare, di restare. È da qui che si prepara una vita piena, una vita vera. La Passione di Cristo ci aiuta a dare senso anche alle fatiche, ai momenti in cui sembra tutto inutile, ma non è così. Nulla è inutile se vissuto nell’amore e nella verità».
Nell’omelia il Vescovo ha ricordato anche il valore della testimonianza: «Anche il ricordo di chi ha dato la vita per il bene degli altri trova senso dentro questa luce pasquale. Sono testimonianze che indicano una strada diversa: non quella del potere, ma quella del dono. Gesù non è andato verso la croce per caso, né per un gesto vuoto. Lo ha fatto per mostrarci una via: uno stile di vita capace di generare salvezza, novità, vita vera». E ha concluso con un invito a non cedere allo scoraggiamento: «Viviamo questi giorni con profondità, con responsabilità e con speranza. Perché anche dentro la notte, è già presente l’alba».
La commemorazione ha assunto così un significato ancora più profondo, alla luce del sacrificio dell’Appuntato Condello e del Carabiniere Caruso, caduti nel 1977 nell’adempimento del loro dovere durante un intervento che si rivelò decisivo per contrastare un summit di ‘ndrangheta.
Il loro esempio è stato ricordato anche dalle parole del Generale Riccardo Sciuto, Comandante della Legione Carabinieri “Calabria”, che ha richiamato il valore del servizio e della memoria: «Il loro sacrificio continua a essere esempio per ogni Carabiniere, chiamato ogni giorno a servire con dedizione e senso del dovere».
La celebrazione si è conclusa con la deposizione di un omaggio floreale presso il cippo che ricorda il luogo dell’eccidio, rinnovando un legame profondo tra memoria, fede e impegno civile. Un segno che, ancora oggi, parla alla comunità e richiama tutti a non dimenticare.
Ufficio Comunicazioni Sociali





















































