Quarantore: adorazione senza sosta nel cuore della Quaresima

Le Quarantore sono l’adorazione continua del Santissimo Sacramento, un momento solenne che caratterizza il tempo di Quaresima. Nel nome richiamano le ore che Cristo trascorse nel sepolcro, dalla morte del venerdì al mattino della Resurrezione. E probabilmente traggono origine dall’adorazione che si faceva la notte tra il Giovedì e Venerdì Santo, che erroneamente veniva denominata “Sepolcro”.

Storicamente le Solenni Quarantore hanno inizio a Milano e si diffondono in altre città disponendo «che l’esposizione e l’adorazione del Sacramento passasse da una chiesa all’altra nella stessa città, in modo da creare un ciclo completo di adorazione durante tutto un anno (Adorazione perpetua)»[1]. Con il tempo vennero normate dalla “Instuctio Clementina” ed erano previste solo nelle città con molte chiese. Successivamente la pratica si estese in tutte le comunità e papa Leone XIII, nel 1897, applicò a tutte le chiese le indulgenze legate a tale pratica.

Anche nella nostra diocesi molte comunità vivono le Solenni Quarantore, in alcuni luoghi (tra cui Polistena e Palmi) con il passaggio dell’adorazione da una chiesa all’altra nel tempo di Quaresima, e in altri luoghi vengono celebrate nelle singole chiese, in base alla storia che li caratterizza.

A Gioia Tauro, (ma non solo) le Quarantore caratterizzano i primi giorni della Settimana Santa, una preparazione spirituale ai giorni di passione morte e resurrezione. Nella parrocchia Sant’Ippolito martire, sono da sempre un momento forte, particolarmente vissuto in cui anche la preparazione e l’allestimento hanno una sorta di ritualità, eredità lasciata da mons. Francesco Laruffa. Quando ero ancora bambina e non comprendevo pienamente la bellezza e la forza dell’adorazione eucaristica, l’altare delle Quarantore mi attirava e incuriosiva, “solo” fiori e luci circondavano il Santissimo Sacramento solennemente intronizzato ma venivano disposti secondo un progetto, un messaggio che don Francesco aveva pensato per quella Settimana Santa e i suoi collaboratori realizzavano sotto il suo sguardo attento. Crescendo ho vissuto quel “rito” dell’allestimento delle Quarantore la cura e l’amore che venivano impegnati per quel momento e davano la giusta solennità a quei giorni di preghiera con la celebrazione dei vespri cantati. Anche con don Antonio l’attenzione al bello, al decoro e alla solennità dell’adorazione continuano, ben sapendo che i sensi sono coinvolti nella preghiera personale e da qualche anno le Quarantore sono diventate occasione di esercizi spirituali per la comunità.

La cosa più bella dell’adorazione continua, è vedere l’amore che i fedeli hanno per Gesù Sacramentato, tante persone si fermano, stanno con lui, e anche nelle ore più “scomode” c’è gente. È un’occasione per fare il punto sulla Quaresima vissuta, prepararsi al Triduo, mettersi cuore a cuore con Dio, semplicemente stare con Lui. Giorni di grazia che dispongono a vivere al meglio il grande mistero della Pasqua.


[1] Lesage Robert, Dizionario pratico di Liturgia romana, 1956, Studium.



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