Il quarto incontro con il vescovo Alberti sulla “Evangelii Gaudium”: la dimensione sociale dell’evangelizzazione

La sera del 28 aprile, il salone “Mons. Luciano Bux” della Casa del Laicato ha ospitato il quarto e ultimo appuntamento del ciclo di approfondimento sull’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium. L’incontro, promosso con vigore dal Centro Missionario Diocesano sotto la guida di don Paolo Martino, ha visto come relatore il Vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, Mons. Giuseppe Alberti.

Ad aprire i lavori è stato il dott. Carmelo Malivindi, il quale ha offerto una chiave di lettura immediata e concreta: la presenza stessa del Pastore tra i fedeli è il segno di una Chiesa che vuole «sporcarsi le mani». Richiamando il tema del mandato missionario, Malivindi ha ricordato che l’amore di Gesù non è un concetto astratto, ma un amore che «si fa carne» e che esige dai cristiani di oggi lo stesso coraggio di abitare le pieghe complesse della realtà sociale.

Mons. Alberti ha introdotto la sua riflessione sul quarto capitolo del documento di Papa Francesco — dedicato alla dimensione sociale dell’evangelizzazione — spiegando le ragioni profonde che lo hanno spinto a concludere il percorso proprio su questo tema.

In primis, l’urgenza di incarnare il Vangelo nel contesto locale: non basta annunciare, occorre accompagnare da vicino le persone per restituire speranza laddove il tessuto sociale appare più sfilacciato. In secondo luogo, il Vescovo ha rivolto un pensiero specifico ai diaconi della Diocesi, custodi di un servizio che trova proprio nel sociale la sua massima espressione e che può fungere da collante per compattare le forze della Chiesa locale.

Entrando nel vivo della trattazione, Sua Eccellenza ha lanciato un monito: senza la dimensione sociale, la missione evangelizzatrice rischia di essere sfigurata e svuotata di senso. Questo legame non è un’invenzione moderna, ma affonda le radici nella sintesi biblica dell’amore verso Dio e verso il prossimo, trovando conferma nei documenti del Vaticano II sulla promozione umana.

Il discorso si è poi articolato su due pilastri fondamentali:

  1. L’Inclusione dei Poveri: Citando l’Esodo, Mons. Alberti ha ricordato che Dio ascolta sempre il grido del povero. Di conseguenza, la Chiesa deve farsi strumento di uno sviluppo integrale che non si limiti all’assistenza materiale, ma che affronti le cause strutturali della povertà. I poveri, ha sottolineato il Vescovo con forza, sono una «risorsa spirituale» che riporta i credenti all’essenza del Vangelo.
  2. I Quattro Principi per la Pace Sociale: Per orientare la convivenza, il Vescovo ha illustrato i celebri criteri di Papa Francesco:
    • Il tempo è superiore allo spazio: per agire con pazienza, senza l’ansia del risultato immediato.
    • L’unità prevale sul conflitto: per cercare una “diversità riconciliata” che non annulli le differenze.
    • La realtà è più importante dell’idea: per evitare astrazioni e fondare l’azione cristiana sull’incarnazione del Verbo.
    • Il tutto è superiore alla parte: sintetizzato nell’immagine del “poliedro”, dove globale e locale (approccio glocal) si valorizzano a vicenda senza appiattirsi.

La serata non è rimasta confinata alla sola relazione. Il momento centrale e più vivace della serata, infatti, è stato quello dedicato ai gruppi di lavoro. I partecipanti, suddivisi in tavoli di confronto, sono stati chiamati a “leggere” il territorio diocesano alla luce dei quattro principi sociali indicati da Papa Francesco. Dall’intenso dibattito e dalla successiva restituzione in assemblea, sono emerse questioni cruciali che interpellano la coscienza di ogni credente. I gruppi hanno evidenziato come, accanto alle povertà materiali storiche, stiano emergendo nuove forme di indigenza: la solitudine degli anziani, il disagio giovanile e la precarietà lavorativa che svuota i nostri centri. È emersa con forza la necessità di non limitarsi all’assistenzialismo, ma di attivare percorsi di “promozione umana integrale”, come suggerito dal Vescovo, per incidere sulle cause strutturali dell’ingiustizia.

Le domande nate dai gruppi hanno toccato la concretezza del quotidiano:

  • Come far prevalere l’unità sul conflitto nelle nostre comunità spesso frammentate? La risposta emersa è la ricerca di una “diversità riconciliata”, dove il bene comune diventi l’unico obiettivo.
  • Come vincere l’ossessione dei risultati immediati? I partecipanti hanno riconosciuto che “il tempo è superiore allo spazio”: bisogna avviare processi di speranza, anche se i frutti non saranno visibili nell’immediato.
  • L’approccio “Glocal”: Si è discusso di come la nostra Diocesi possa restare aperta alle sfide del mondo (il globale) senza perdere l’identità e la cura del particolare (il locale), in un equilibrio “poliedrico” che valorizzi ogni singola realtà parrocchiale.

In chiusura, un commosso don Paolo Martino ha espresso profonda gratitudine per l’itinerario formativo vissuto, definendolo un vero percorso di «conversione e rinnovamento». Il suo invito finale è stato un mandato per tutti i presenti: essere «missionari per attrazione», testimoniando con la propria vita la gioia e la speranza che derivano dalla certezza che Gesù è vivo e cammina accanto a noi nelle strade delle nostre città.

Il Centro Missionario Diocesano