Oppido Mamertina, mons. Alberti ordina sacerdote don Filippo Attanà

«Canterò per sempre l’amore del Signore». Le parole del Salmo 89 hanno accompagnato la celebrazione dell’ordinazione presbiterale di don Filippo Attanà, vissuta la sera del 27 giugno nella Cattedrale-Santuario “Maria SS. Annunziata” di Oppido Mamertina.

Una celebrazione intensa e partecipata, che ha visto riuniti sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, familiari, amici e numerosi fedeli provenienti da tutta la Diocesi, per rendere grazie al Signore per il dono di una nuova vocazione al ministero presbiterale.

L’ordinazione sacerdotale è, prima di tutto, il canto dell’amore fedele di Dio, che continua a chiamare uomini a seguirlo e a donare la propria vita al servizio del Vangelo e della Chiesa. È la testimonianza che il Signore non smette di prendersi cura del suo popolo, suscitando nuove vocazioni e affidando ai suoi ministri la missione di annunciare la Parola, celebrare i Sacramenti e accompagnare il cammino delle Comunità.

La solenne Concelebrazione è stata presieduta dal nostro vescovo, mons. Giuseppe Alberti, in presenza anche del nostro vescovo emerito, mons. Francesco Milito.

Nel corso dell’omelia, mons. Alberti ha ricordato che ogni vocazione è «un dono gratuito di Dio». In un tempo segnato dalla diminuzione delle vocazioni di speciale consacrazione, il vescovo ha esortato a «riscoprire la dimensione vocazionale della vita cristiana», sottolineando che è il Signore a prendere l’iniziativa: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi… perché andiate» (Gv 15, 16).

Il vescovo ha, poi, evidenziato come ogni vocazione nasca e maturi nella Comunità ecclesiale: «Nessuno nasce, vive e cresce da solo, nemmeno nell’esperienza cristiana. Siamo tutti frutti di un grembo comunitario che ci precede, ci accompagna e ci orienta».

Rivolgendosi direttamente a don Filippo, ha ricordato che «la chiamata è anzitutto ad amare di più il Signore», spiegando che il ministero sacerdotale è una risposta totale a Cristo, vissuta nel celibato, nella povertà e nell’obbedienza. Citando papa Leone e la lettera apostolica Fedeltà che genera futuro, ha ribadito che il sacerdote è chiamato a riconoscere che «al centro della propria vita c’è Gesù, il Signore», alimentando ogni giorno questo rapporto attraverso la preghiera, la Parola, l’Eucaristia e il servizio ai fratelli.

Infine, soffermandosi sul Vangelo del giorno e, in particolar modo, sul versetto: «Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà», ha spiegato che la vera pienezza si raggiunge nel dono totale di sé.

Tra i momenti più intensi della celebrazione, il rito dell’ordinazione ha reso visibile la chiamata di Dio: la preghiera di ordinazione, la vestizione degli abiti sacerdotali e l’unzione delle mani con il Sacro Crisma.

Il rito si è concluso con l’abbraccio di pace del vescovo e dei sacerdoti, segno dell’accoglienza del nuovo presbitero nel Presbiterio diocesano e, subito dopo, il novello sacerdote ha ricevuto l’abbraccio dei suoi familiari.

Al novello presbitero l’augurio di essere sacerdote secondo il cuore di Cristo, testimone della sua misericordia e servo gioioso del Popolo di Dio.

Sem. Francesco Paonni



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