10 Luglio – Una data che rimarrà impressa nel cuore della comunità della Santa Famiglia, strettasi in un abbraccio caloroso e commosso intorno al suo storico primo parroco, Don Pasquale Pentimalli, per celebrare un traguardo straordinario: il 60° anniversario della sua ordinazione presbiterale. Un diamante del sacerdozio che brilla di gratitudine, fede e dedizione incondizionata.
La Celebrazione Eucaristica è stata presieduta per la solenne occasione da Sua Ecc. Rev. Mons. Giuseppe Alberti, Vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, e concelebrata dal vicario generale Mons. Pino Varrà, dal parroco della Santa Famiglia don Giuseppe Sofrà e da altri sacerdoti presenti.
Don Giuseppe, introducendo la celebrazione, ha voluto ringraziare il Vescovo per la sua presenza e don Pasquale, parroco emerito, per le tante grazie che il Signore gli ha concesso e per la sua vita spesa nel dono del sacerdozio. Volendo offrire un pensiero che fosse al contempo una preghiera per don Pasquale e una riflessione per ogni presbitero e cristiano di buona volontà, ha citato Girolamo Bortignon, già vescovo di Padova:
«Oh! Povero me, se la grazia del Signore non fosse stata meco! Che avrei fatto senza di te, Gesù mio eucaristico? Se non fossi ricorso tremante con filiale confidenza, a voi, ai piedi del tabernacolo, se non avessi bussato a quella porticina e non fossi penetrato per rifugiarmi nel vostro cuore, come, o Gesù, vi sarei rimasto fedele? Se l’ostia santa, la vittima d’amore, non si fosse offerta più e più volte al giorno per me, o amabile mio Gesù, come avrei vinto? A torrenti, posso dire, a torrenti voi, oh mio Signore, avete versato sopra il mio capo le vostre ispirazioni. Grazie, o mio Signore, grazie!» (dal Diario, ritiri ed esercizi spirituali, p. 77).
La liturgia, con la sua sapienza, ha aiutato l’intera assemblea a vivere questo momento di ringraziamento presentando, da una parte, il profeta Osea, che mostra il volto di un Dio che attende il ritorno dell’uomo per guarirlo e farlo fiorire e, dall’altra, il Vangelo, che sposta l’attenzione sulla risposta dell’uomo: una volta sanati dall’amore di Dio, si è chiamati a testimoniarlo nel mondo senza paura, affrontando le ostilità con la forza e la parola dello Spirito Santo.
L’Omelia del Vescovo: “Vasi di creta ricolmi di grazia”
Il Vescovo nell’omelia ha sottolineato il momento di rendimento di grazie al Signore per la Sua fedeltà, testimoniata proprio dai lunghi anni di sacerdozio di don Pasquale: Dio è fedele e ha voluto bene a don Pasquale donandogli innumerevoli benedizioni. Nell’incipit della sua intensa omelia, il Vescovo ha affermato:
«Siamo qui per rendere grazie e benedire il Signore, perché con la nostra piccola realtà, contenuta in vasi di creta che sono poca cosa, il Signore continua a fare grandi opere. Maria stessa lo ha cantato nel Magnificat: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, guardando l’umiltà e la povertà, la piccolezza della mia vita”. Questa è l’opera della grazia! E questo il Signore lo compie con ciascuno di noi, così come lo ha operato nella vita di don Pasquale. Seguire il Signore non significa che sarà tutto rose e fiori: anche le rose più belle hanno le loro spine. Dunque, è proprio nelle situazioni faticose, nella prova della croce, che si vede l’autenticità della sequela. Noi possiamo contare sulla forza del Signore, anche perché chi pensa di farcela da solo presume di se stesso e soccombe. Allora, con la grazia del Signore, possiamo perseverare anche nei momenti di difficoltà. Dunque ringraziamo insieme il Signore, anche con Don Pasquale, per il dono del sacerdozio e lo facciamo unendoci al dono di Gesù. L’Eucarestia è il cuore della vita cristiana e il cuore del sacerdote: lì troviamo il nostro punto di riferimento per non pensare solo a noi stessi ma agli altri, così da vivere una vita non nell’egoismo ma nel dono gratuito e generoso verso i fratelli. Questa perseveranza continui per molto tempo ancora nella tua vita, don Pasquale».
Parlare di Don Pasquale significa sfogliare le pagine di storia della stessa Parrocchia della Santa Famiglia. Non è stato semplicemente una guida, ma il vero e proprio parroco fondatore. Quando arrivò, non c’erano le strutture monumentali o i gruppi organizzati che vediamo oggi; c’era solo un’idea, una missione e una comunità da radunare. Con pazienza evangelica e una perseveranza costante, insistente e talvolta persino “imbarazzante”, mattone dopo mattone, Don Pasquale ha edificato tutte le strutture della chiesa. Al contempo, ha dato stabilità futura alla “chiesa viva” fatta di persone, famiglie, giovani e anziani. Per decenni ha battezzato, confessato, sposato e accompagnato intere generazioni, diventando un punto di riferimento, un padre spirituale e un amico per tutti.
La celebrazione del 10 luglio è stata il coronamento di questo lungo viaggio d’amore. Durante la solenne liturgia l’emozione di don Pasquale era palpabile. Ha voluto ringraziare il Signore per il dono della vocazione, il Vescovo Mons. Alberti — che ha fortemente desiderato questo momento —, il parroco don Giuseppe Sofrà, augurandogli ogni bene per il presente e per il futuro nell’opera incessante per il Regno di Dio, i presbiteri presenti e tutti i fedeli, affermando commosso di portare tutti nel cuore.
Don Pasquale ha sempre sostenuto: «Il sacerdote non è per se stesso, è per voi» («Ex hominibus assumptus, pro hominibus constituitur»). Questa dimensione di totale dedizione ha caratterizzato l’atmosfera di preghiera e di festa che si è respirata durante la celebrazione, risuonando anche nelle parole della presidente della Casa Famiglia, Carmen Luzzi, che ha portato il commosso ringraziamento di tutti i residenti e dell’équipe. Fu proprio don Pasquale a fondare, nel 1992, la Casa Famiglia come segno tangibile del suo slancio d’amore verso gli “ultimi degli ultimi”: ragazze madri che hanno subito l’emarginazione sociale e la violenza di un pregiudizio che discrimina i più deboli. Certamente, la perseveranza cocciuta e generosa che ha sempre contraddistinto don Pasquale riassume sei decenni trascorsi tra l’altare, il confessionale e la strada, che lo hanno visto sempre accanto ai più fragili e alle famiglie, in una dinamicità ricca di iniziative laddove ve ne fosse bisogno.
La festa si è poi spostata nei locali parrocchiali per un momento di agape fraterna, tra ricordi, aneddoti, abbracci e il taglio della torta.
A Don Pasquale Pentimalli vanno gli auguri più affettuosi di tutta la comunità della Santa Famiglia e della Chiesa diocesana: Ad multos annos, Don Pasquale!
Diacono don Rosario Carrozza






























