Ancora fuoco sui terreni della legalità: la Diocesi vicina alla Cooperativa Valle del Marro

Nella serata di lunedì 21 luglio un incendio ha devastato gli uliveti secolari coltivati dalla Cooperativa Sociale Valle del Marro – Libera Terra su tre terreni confiscati alla criminalità organizzata, nel territorio di Oppido Mamertina. Su uno degli appezzamenti, esteso circa nove ettari, le fiamme hanno distrutto quasi il 70% degli ulivi secolari.

Non è la prima volta, e questo ripetersi racconta qualcosa che va oltre il singolo fatto di cronaca. Il presidente della Cooperativa, Domenico Fazzari, ha ribadito la volontà di non fermarsi: continuare a coltivare quei terreni resta un modo concreto di restituire dignità e speranza al territorio. Anche don Pino Demasi, referente di Libera nella Piana di Gioia Tauro, ha parlato di un fatto grave, capace di colpire non solo un campo coltivato ma un intero percorso di riscatto collettivo.

La dichiarazione di Mons. Giuseppe Alberti

A nome della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, il Vescovo Mons. Giuseppe Alberti ha voluto esprimere parole di vicinanza e, insieme, di franca preoccupazione:

*«Guardiamo a quanto accaduto ai terreni della Cooperativa Valle del Marro con dolore, ma anche con una preoccupazione che non possiamo tacere. Non si tratta di un episodio isolato: è l’ennesimo capitolo di una violenza che torna a colpire chi ha scelto di lavorare la terra nel segno della legalità e della dignità. Questo ripetersi di gesti che feriscono il bene comune ci dice che c’è ancora tanta strada da fare per liberare davvero questa terra dalla logica della prevaricazione e della paura.

Come Chiesa siamo accanto alla Cooperativa Valle del Marro, ai suoi soci, a chi ogni giorno sceglie il lavoro onesto invece della sopraffazione. Ma non basta la vicinanza: serve un impegno di tutti — istituzioni, comunità, famiglie, giovani — perché il cambiamento che questa terra aspetta da troppo tempo non resti bloccato dalla violenza di chi non vuole che le cose cambino.

Invito le nostre comunità a non abituarsi mai a fatti come questo, a non lasciarli scivolare via come normalità. Ogni ulivo bruciato è un segno di quanto lavoro ci sia ancora da fare, ma anche un richiamo a non arrenderci. Prego per chi in questi giorni sta vivendo lo sconforto di ritrovare distrutto il frutto di anni di lavoro, e affido alla Provvidenza il cammino di giustizia e di riscatto di questa nostra terra.»



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