Primo giorno – 20 luglio
Si è tenuto ad Assisi, dal 20 al 25 luglio, in occasione degli 800 anni del pio transito si San Francesco, il Campo estivo dei seminaristi della nostra Diocesi, guidati dal nostro vescovo, mons. Giuseppe Alberti e accompagnati da don Rosario Attisano, rettore del Seminario Vescovile; don Pasquale Galatà, delegato vescovile per la formazione del Clero; don Letterio Festa, padre spirituale; don Filippo Attanà, animatore del Seminario Vescovile.
La prima tappa del viaggio formativo è stata la maestosa Abbazia di Montecassino, culla del Monachesimo occidentale. Proprio mentre concludevamo la visita, il nostro vescovo ci ha comunicato che nel Monastero si trovava, in visita privata, il Santo Padre, papa Leone XIV. Da quel momento, è nato nel cuore di tutti un desiderio semplice ma intenso: poterlo almeno vedere, anche solo per un istante, se fosse stata volontà di Dio.
Quando tutto sembrava ormai finito, la tenacia del nostro vescovo e il desiderio condiviso da tutti noi ci hanno spinti ad attendere con pazienza nei pressi dell’uscita. E il Signore ci ha stupiti ancora una volta: con immensa gioia abbiamo visto il papa uscire e, con quella semplicità e umiltà che contraddistinguono il suo ministero, avvicinarsi per salutarci personalmente. È stato un momento che difficilmente dimenticheremo. L’emozione era visibile negli occhi di tutti. Poter stringere la mano del Successore di Pietro, ricevere il suo sorriso e la sua benedizione è stato un dono inatteso, una grazia che porteremo per sempre nel cuore.
Ripartiti da Montecassino, il viaggio è proseguito verso Assisi. Nonostante il caldo intenso, siamo arrivati nella splendida città di san Francesco, dove ci siamo sistemati e preparati per la celebrazione della Santa Messa, nella cappella della Casa delle suore che ci hanno ospitati, presieduta dal nostro vescovo. Nell’omelia, mons. Alberti ci ha invitati a guardare a san Francesco come modello di fraternità, obbedienza e ricerca sincera della volontà di Dio e ci ha esortati a vivere questi giorni con cuore aperto, imparando a riconoscere i segni attraverso i quali il Signore continua a parlare alla vita di ciascuno.
Il vescovo ha voluto fare dono a ciascuno di noi del libro “Francesco Zero” di Paolo Curtaz, un testo che ci accompagnerà nella riflessione personale durante questa settimana.
Secondo giorno – 21 luglio
Il secondo giorno nella terra di Francesco è stato ricco di incontri, di preghiera e di quelle esperienze che lentamente entrano nel cuore e lo trasformano.
La prima tappa è stata la Chiesa Nuova, edificata sul luogo dove la tradizione identifica la casa natale di san Francesco. Entrare in quel luogo significa entrare nel cuore della storia del Poverello. Tra quelle mura, Francesco è cresciuto nella ricca famiglia di Pietro di Bernardone e di madonna Pica, una famiglia che sognava per lui una vita fatta di successo, commerci e prestigio. Proprio lì maturò quella profonda crisi interiore che lo avrebbe condotto ad una scelta totalmente diversa: seguire Cristo povero e crocifisso.
Dopo l’approfondimento storico e spirituale offerto da don Letterio, abbiamo proseguito il cammino verso la Cattedrale di San Rufino, uno dei luoghi più significativi di Assisi. La maestosa facciata romanica custodisce una storia che intreccia le vite di Francesco e Chiara. Proprio nel fonte battesimale di questa cattedrale entrambi ricevettero il Battesimo e davanti ad esso abbiamo rinnovato le promesse battesimali.
Successivamente ci siamo recati al Santuario della Spogliazione, luogo che oggi custodisce le spoglie mortali di San Carlo Acutis. Prima della celebrazione presso la tomba del giovane Santo, abbiamo avuto la grazia di ascoltare una bellissima meditazione di don Filippo sulla sua figura. San Carlo Acutis mostra che la santità è possibile nella normalità quotidiana, trasformando la vita ordinaria in un luogo di Vangelo vissuto. La sua spiritualità è profondamente eucaristica: «L’Eucaristia è la mia autostrada per il cielo», ma non come slogan, bensì come centro reale della giornata. Carlo vive l’adorazione come spazio in cui Dio plasma il cuore e insegna lo stupore e la tenerezza davanti alla presenza di Cristo. Amava l’ordine come forma concreta di carità e disciplina, usando la tecnologia come strumento e non come fine. Don Filippo ci ha ricordato che l’intelligenza di Carlo era umile, orientata all’evangelizzazione e non al prestigio. Visse una carità nascosta, aiutando i poveri senza cercare visibilità. Di fronte alla malattia offrì la sofferenza per la Chiesa, frutto di una maturità spirituale profonda. Coltivò una forte devozione mariana, inseparabile dall’Eucaristia. Il suo messaggio ai seminaristi è chiaro: la santità non inizia dopo l’ordinazione, ma oggi, nella fedeltà alle piccole cose. Parole profonde quelle di don Filippo che hanno raggiunto il cuore di ciascuno di noi.
Subito dopo ci siamo raccolti in preghiera davanti alla tomba di san Carlo e nel silenzio ciascuno ha affidato al Signore le proprie intenzioni, i propri desideri e il proprio cammino vocazionale.
Abbiamo, quindi, celebrato l’Eucaristia. Nell’omelia, don Filippo ci ha richiamato alla misericordia infinita di Dio, ricordandoci che il Signore non si stanca mai di rialzarci e di ricominciare con noi.
Nel pomeriggio, siamo saliti alla Basilica di Santa Chiara, dove ci attendeva suor Emanuela, una monaca clarissa che, con grande semplicità, ci ha raccontato la vita di Santa Chiara, strettamente intrecciata con quella di San Francesco. Ma suor Emanuela non ci ha raccontato soltanto la storia della Santa: ci ha consegnato anche la sua storia vocazionale. Ha insistito molto sulla perseveranza, ricordandoci che essa è un dono di Dio. Una frase ci accompagnerà sicuramente per molto tempo: “La vita è come un mosaico: ogni tessera va collocata al suo posto. Solo alla fine riusciremo a contemplare il disegno che Dio ha preparato per noi”.
Da Santa Chiara ci siamo, poi, recati a San Damiano, luogo tra i più cari alla spiritualità francescana. Qui Francesco, mentre pregava davanti al celebre Crocifisso bizantino, ascoltò la voce del Signore: «Francesco, va’ e ripara la mia casa». Ad accoglierci è stato frate Gabriel. Oltre a guidarci nella visita del convento, il religioso ci ha aperto una finestra sulla dolorosa situazione del Nicaragua, dove molti cristiani vivono ancora oggi forti limitazioni alla libertà religiosa. Le sue parole ci hanno fatto comprendere come la fede, in molte parti del mondo, continui ad avere un prezzo molto alto.
La visita si è conclusa con la celebrazione del Vespro e con un intenso momento di adorazione eucaristica, nel silenzio di quel luogo così carico di storia e di grazia.
Dopo cena, ci siamo ritrovati per un momento di condivisione. Ognuno ha espresso ciò che maggiormente lo aveva colpito durante la giornata. Il vescovo ha richiamato tutti all’essenziale: la vita dei santi va conosciuta nella sua verità, senza spiritualismi o idealizzazioni. La fraternità non è un semplice gruppo di amici, ma nasce soltanto quando Gesù è realmente al centro della vita. Solo così si comprende davvero Francesco e il suo carisma.
Terzo giorno – 22 luglio
Anche questa terza giornata è stata intensa, ricca di bellezza, di spiritualità e di nuove scoperte. Siamo tornati nella Basilica di Santa Chiara, dove ci attendeva padre Giampaolo, frate francescano, che, con grande passione, ci ha guidati alla scoperta della storia della Basilica e della straordinaria vicenda di Santa Chiara e di San Francesco. Il religioso ci ha raccontato la vita di Chiara e Francesco con tale intensità da farci quasi rivivere le loro vicende. Due giovani che non ebbero una strada facile, ma che impararono a riconoscere la presenza di Dio nei segni della vita e a fidarsi completamente della sua volontà. Molto toccante è stata anche la testimonianza della sua vocazione personale, che ci ha aiutati a comprendere come il Signore continui ancora oggi a chiamare uomini e donne a seguirlo.
Terminata la visita, ci siamo raccolti in preghiera davanti al Crocifisso di San Damiano, vivendo un intenso momento di silenzio e di dialogo personale con il Signore. Successivamente, siamo scesi nella cripta per venerare le reliquie di Santa Chiara.
Nel pomeriggio ci siamo recati alla Basilica di San Francesco, dove ci attendeva padre Silvano, guida preparata e appassionata. Di grande interesse è stata la spiegazione delle tre vele della volta sopra l’altare della Basilica inferiore, dove vengono rappresentate le tre virtù francescane: Obbedienza, Povertà e Castità, raffigurate come figure femminili.
Quindi abbiamo celebrato la Santa Messa nella cappella della Basilica inferiore, dedicata a Santa Caterina d’Alessandria. Don Letterio, commentando il Vangelo del giorno, ci ha proposto un suggestivo parallelo tra Santa Maria Maddalena e San Francesco: entrambi innamorati di Cristo, entrambi trasformati dall’incontro con Lui e divenuti autentici apostoli del Vangelo, strumenti docili nelle mani del Signore.
Successivamente ci siamo recati a Rivotorto, luogo profondamente caro alla tradizione francescana. All’interno del Santuario è custodito il Sacro Tugurio, il poverissimo rifugio dove Francesco e i suoi primi compagni vissero agli inizi della loro esperienza comunitaria. Il Vescovo ci ha illustrato il valore spirituale di questo luogo, simbolo di una fraternità fondata sulla semplicità, sulla preghiera e sulla condivisione del Vangelo.
Rientrati per la cena, la giornata non era ancora conclusa. Don Letterio ci ha regalato una vera e propria lezione sul Francescanesimo nella Diocesi di Oppido-Palmi. Con competenza e passione ci ha mostrato come il Francescanesimo abbia inciso profondamente non solo nella vita religiosa, ma anche nella cultura, nelle tradizioni e nella storia delle nostre Comunità.
Quarto giorno – 23 luglio
La giornata è iniziata con la visita alla Basilica papale di Santa Maria degli Angeli, dove ci attendeva padre Claudio, frate minore da trentasette anni. Attraverso il racconto della sua vocazione e della sua esperienza di fede ci ha introdotti alla scoperta del cuore della spiritualità francescana: la Porziuncola che San Francesco restaurò con le proprie mani dopo aver ascoltato l’invito del Crocifisso di San Damiano: «Va’ e ripara la mia casa». Padre Claudio, con semplicità veramente francescana, ci ha raccontato anche la sua personale esperienza di conversione. Le sue parole ci hanno aiutato a comprendere che la vita cristiana è un continuo lasciarsi trasformare dal Signore.
Al termine dell’incontro abbiamo celebrato la Santa Messa. Nell’omelia, don Pasquale, meditando il Vangelo del giorno, ci ha invitati a rimanere uniti al Signore come il tralcio alla vite. Anche le potature che il Signore permette nella nostra vita, pur essendo talvolta dolorose, sono necessarie perché possiamo portare frutti più abbondanti. San Francesco ne è un esempio luminoso, avendo vissuto fino in fondo l’obbedienza al Signore e alla Chiesa.
Nel pomeriggio, siamo partiti verso Roccaporena, il piccolo borgo che diede i natali a Santa Rita nel 1381. Abbiamo visitato la chiesa dove ricevette il Battesimo, la casa natale, la casa dove visse con il marito Paolo Mancini e i loro due figli, contemplando i luoghi nei quali maturò quella santità fatta di semplicità, sacrificio, perdono e fiducia totale nel Signore.
Successivamente ci siamo recati a Cascia, dove abbiamo sostato davanti al corpo incorrotto di Santa Rita, custodito nella Basilica a lei dedicata, inaugurata nel 1947.
Nel tardo pomeriggio siamo giunti a Norcia, città natale di San Benedetto e di Santa Scolastica, nati intorno al 480. Abbiamo raggiunto la piazza dove sorge la Basilica dedicata al santo, gravemente danneggiata dal terremoto del 30 ottobre 2016. Purtroppo non abbiamo potuto visitare l’interno della chiesa perché chiusa per consentire i lavori di pulizia e restauro, ma vedere i numerosi cantieri ancora aperti ci ha fatto comprendere quanto sia impegnativo il cammino della ricostruzione.
Rientrati ad Assisi, abbiamo condiviso la cena e, successivamente, ci siamo ritrovati per il consueto momento di verifica della giornata. Tutti hanno espresso impressioni molto positive, riconoscendo quanto ogni esperienza vissuta stia arricchendo il nostro cammino umano e spirituale.
Il nostro vescovo ha poi presentato alcuni passaggi del libro “Francesco Zero” di Paolo Curtaz, ricordando come il cristiano sia sempre un penitente, cioè una persona in continua conversione, che non può mai pensare di essere arrivata. La fraternità non nasce da una nostra scelta, ma è un dono di Dio; proprio per questo richiede umiltà, capacità di accoglienza e relazioni autentiche.
Prima di concludere la serata e ritirarci per il riposo, abbiamo vissuto un momento particolarmente significativo per la vita della nostra Comunità seminaristica. Alla presenza del vescovo e del segretario dei seminaristi, Francesco Petullà, che ha dato lettura del verbale ufficiale, si è svolto il tradizionale passaggio di consegne tra il decano uscente, Domenico Zito, e il nuovo decano dei seminaristi, Francesco Ditto. Nella stessa occasione è stato nominato anche il nuovo economo della Comunità, Cosimo Attisano, chiamato a svolgere questo servizio con spirito di disponibilità e responsabilità. È stato un momento semplice ma ricco di significato, che ha evidenziato come il Seminario sia una vera Scuola di comunione, corresponsabilità e fraternità. Attraverso questi servizi ciascuno impara a mettersi a disposizione degli altri, vivendo concretamente il dono di sé. A Francesco D., Cosimo e Francesco P. rivolgiamo i nostri più sinceri auguri per il servizio che sono chiamati a svolgere, certi che questa esperienza sarà per loro un’occasione di crescita umana, spirituale e comunitaria. Al tempo stesso desideriamo ringraziare Domenico per la dedizione e l’impegno con cui ha svolto il suo incarico.
Quinto giorno – 24 luglio
Anche questa è stata una giornata intensa, ricca di grazia e profondamente distensiva, vissuta quasi interamente nel silenzio e nella pace dell’Eremo delle Carceri, uno dei luoghi più cari a san Francesco. La giornata è iniziata con la celebrazione della Santa Messa nella piccola cappella della struttura che ci ospita. Nell’omelia, don Rosario, prendendo spunto dal Vangelo del giorno (Mt 13,18-23), ha guidato la Comunità in una riflessione sulla parabola del seminatore, invitando ciascuno a interrogarsi sul terreno del proprio cuore. Riprendendo una celebre espressione di sant’Agostino, «Temo il Signore quando passa, temo di lasciarmi sfuggire la grazia», ci ha ricordato che anche oggi il Signore continua a passare e a seminare nel cuore di ogni uomo.
Quindi, siamo partiti alla volta dell’Eremo delle Carceri. Ad accoglierci è stato fra Francesco, originario di Bari, che, passeggiando tra le grotte e le rocce, ci ha mostrato le profonde fenditure della montagna, spiegandoci come san Francesco le contemplasse pensando al terremoto che accompagnò la morte di Cristo sul Calvario. Quindi, nella piccola cappella dell’Eremo, il religioso ci ha donato una toccante testimonianza della sua vocazione.
Conclusa la visita, ci siamo inoltrati nel bosco fino a raggiungere un luogo immerso nella natura, dove abbiamo vissuto il nostro ritiro spirituale. Don Letterio ci ha ricordato che siamo saliti su quel monte non semplicemente per cercare tranquillità, ma perché il Signore ci aveva invitati a stare con Lui. Così faceva anche san Francesco. Il cuore, se non ritorna continuamente a Dio, rischia di disperdersi. Il vero amore del sacerdote deve avere un unico centro: Cristo. La domanda decisiva è stata: Io sto davvero con Gesù? Quando nessuno mi vede, verso chi corre il mio cuore? Corre verso il Tabernacolo oppure verso altro? La meditazione si è conclusa con queste domande che ciascuno ha portato nella preghiera personale.
Abbiamo, quindi, trascorso un’ora nella completa solitudine del bosco, lasciando che fosse il Signore a parlare nel silenzio. Al termine ci siamo ritrovati insieme e ciascuno ha condiviso, con semplicità e profonda sincerità, quanto aveva sperimentato durante quel tempo di ascolto.
Nel pomeriggio abbiamo dedicato un tempo alla verifica del Seminario Estivo e, dopo cena, ci siamo recati a Santa Maria degli Angeli, dove ci siamo raccolti in preghiera davanti alla Porziuncola, cuore del francescanesimo, concludendo la giornata con la recita della Compieta.
All’indomani abbiamo fatto ritorno nella nostra terra, portando nel cuore la gratitudine per quanto il Signore ci ha donato in questi giorni. San Francesco d’Assisi continui ad accompagnare il nostro cammino e a insegnarci la gioia di seguire Cristo con cuore semplice, povero e libero.
Sac. Rosario Attisano










































