La Caritas Diocesana: «La fine della tendopoli non è un punto di arrivo. Il territorio è chiamato a costruire nuove opportunità abitative e sociali»
La tendopoli di San Ferdinando non esiste più. Quelle strutture che per molti anni hanno rappresentato il volto più evidente della precarietà abitativa nella Piana di Gioia Tauro sono state smantellate. Si chiude così una fase lunga e dolorosa della storia del nostro territorio, ma si apre un percorso nuovo, che dovrà porre al centro la persona, la sua dignità e il valore del suo lavoro.
Dietro ogni tenda non c’era soltanto una situazione di emergenza: c’erano volti, storie, fatiche e speranze. C’erano lavoratori che da anni contribuiscono alla vita economica e sociale della Piana e che chiedono di poter vivere in condizioni dignitose, accedere ai servizi ed essere parte delle comunità nelle quali lavorano.
La Caritas Diocesana di Oppido Mamertina-Palmi esprime gratitudine e soddisfazione per il lavoro svolto e coordinato dalla Prefettura di Reggio Calabria, in sinergia con la Regione Calabria, i Comuni il capofila Taurianova, San Ferdinando e Rosarno, le Forze dell’Ordine, il Polo Sociale Integrato e tutti i soggetti che hanno accompagnato questa delicata fase, che non ha visto un semplice spostamento di persone da una tenda a una struttura abitativa più confortevole, ma ha richiesto tempo, mediazione, attenzione alle fragilità affinché ogni trasferimento avvenisse nel rispetto delle persone e delle loro esigenze.
L’impegno della Caritas accanto ai lavoratori della Piana non nasce con lo smantellamento della tendopoli, ma si è concretizzato, nel corso degli anni attraverso l’ascolto, l’orientamento, il supporto nelle pratiche amministrative, l’accompagnamento ai servizi, la distribuzione di pasti caldi e la realizzazione della Lavanderia “Papa Francesco”, nata per rispondere ai bisogni essenziali di igiene e cura della persona.
Nel corso delle operazioni di trasferimento, ha partecipato attivamente, affiancando e supportando operatori e volontari, nella sistemazione dei nuovi alloggi, mettendo a disposizione prodotti per l’igiene, generi alimentari, acqua potabile e altri beni necessari alla vita quotidiana dei lavoratori.
È proseguita, inoltre, la preparazione dei pasti presso la Mensa Diocesana, grazie all’impegno dei volontari, che ancora una volta hanno offerto con generosità il proprio tempo e il proprio servizio, assicurando non solo un sostegno concreto, ma anche una presenza di prossimità e un punto di riferimento.
“La scomparsa della tendopoli rappresenta un momento importante per tutto il territorio – afferma il direttore della Caritas Diocesana, Diac. Michele Vomera – ma non possiamo pensare che il problema sia risolto soltanto perché le tende non sono più visibili. La vera sfida comincia adesso: fare in modo che ogni persona possa trovare una casa dignitosa, vivere del proprio lavoro e sentirsi parte della comunità. I lavoratori che arriveranno per le prossime campagne agricole non chiedono assistenzialismo. Desiderano trovare un alloggio adeguato, pagare un affitto congruo e vivere nel rispetto delle regole. Occorre costruire un sistema abitativo diffuso, trasparente e rispettoso della legalità, individuando immobili disponibili, favorendo contratti di locazione regolari e prevedendo forme di accompagnamento e di garanzia capaci di sostenere sia i proprietari sia i lavoratori.”
Il Vescovo della Diocesi, Mons. Giuseppe Alberti, pur trovandosi in questi giorni fuori sede, ha seguito con attenzione e partecipazione le operazioni di trasferimento e di smantellamento della tendopoli, esprimendo il proprio ringraziamento verso tutte quelle realtà istituzionali e sociali che, a diverso titolo, hanno contribuito con competenza alla buona riuscita di questo delicato percorso di trasferimento. Ha inoltre assicurato che anche la Diocesi si attiverà, in sinergia con le istituzioni e con le realtà del territorio, per contribuire alla ricerca di soluzioni abitative dignitose e sostenibili.
Per la Caritas, il diritto a un’abitazione adeguata rappresenta una componente essenziale di ogni autentico percorso di autonomia. Senza soluzioni stabili, il rischio è che la precarietà assuma nuove forme e che la marginalità possa semplicemente spostarsi altrove, per questo auspica la nascita di un patto territoriale per l’abitare, capace di coinvolgere istituzioni, imprese, proprietari e realtà sociali, non soltanto nei momenti di emergenza, ma attraverso una programmazione stabile legata anche all’arrivo dei lavoratori stagionali, continuando a collaborare con il Polo Sociale Integrato, con le istituzioni e con tutte le realtà impegnate sul territorio.
Il «non luogo» non esiste più. Ora il compito comune è abitare il territorio con responsabilità, costruendo relazioni e opportunità, affinché il superamento della tendopoli diventi un’occasione di inclusione, corresponsabilità e crescita per l’intera comunità.
Caritas diocesana Oppido Mamertina Palmi



























