Carissimi ragazzi, genitori e docenti,
l’estate passa sempre troppo veloce e quasi senza accorgerci ci si trova catapultati sui banchi di scuola. Da una parte il desiderio di voler prolungare un periodo di vacanza, che non è mai abbastanza, e dall’altro la curiosità di un tempo nuovo che ci attende con le sue possibilità di crescita ed esperienze di relazione che non sono meno importanti.
A volte vale la pena fermarci e porci le domande fondamentali: perché andare a scuola? Perché continuare a studiare? Perché andare all’università? Si potrebbero dare più risposte, ma possiamo riassumere tutto in una spiegazione che può abbracciare le motivazioni di ognuno: perché con la scuola e lo studio noi costruiamo il nostro futuro.
Chi fa la scelta di essere parte di un percorso scolastico sta investendo sul domani della propria vita. E in questo c’è il contributo di tutti: i ragazzi e i giovani sono protagonisti nell’apprendere, i docenti sono appassionati nel trasmettere, i compagni di classe sono disposti a collaborare, i genitori fanno la loro parte con la vicinanza e la fiducia. Quando si vive la scuola in questo modo si alimenta la speranza che ciò che si sta seminando fiorirà e darà il suo frutto.
In un recente documento papa Leone XIV si è espresso così: “Educare è un atto di speranza e una passione che si rinnova perché manifesta la promessa che vediamo nel futuro dell’umanità” (Lettera Apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, n. 3.2). Parole un po’ difficili, ma che aiutano a credere nella bontà della scelta di chi intraprende un cammino scolastico con gli altri: da studente o da docente, da genitore o agente educativo, insieme si diventa una comunità educante che fa crescere tutti e ciascuno. Alla conclusione di ogni anno scolastico, di ogni percorso accademico, si diventa migliori, si cresce non solo in conoscenza e si incrementa non solo l’apprendimento, ma si matura come persone, si risponde meglio alla propria vocazione umana. Ho visto con sorpresa che in più di qualche scuola, verso la fine del percorso di studio, c’è il così chiamato ‘orientamento vocazionale’. È il segno di una attenzione verso le scelte presenti, che costruiscono e determinano il futuro dei ragazzi e dei giovani.
Condivido con voi il valore alto del percorso educativo che state per riprendere in questo nuovo anno. Tanti ragazzi e giovani nel mondo vorrebbero avere una istruzione adeguata – sarebbe un loro diritto – ma spesso situazioni congiunturali come la povertà, la lontananza geografica, le situazioni di conflitto non permettono loro di ricevere questa formazione basica fondamentale. Noi ci sentiamo veramente fortunati perché abbiamo libero accesso alla scuola e a tante altre opportunità educative. Non possiamo, quindi, sprecarle perché dono prezioso e non scontato per nessuno.
Concludo il mio augurio mutuando ancora una volta le parole del Santo Padre: “Educare è un compito d’amore che si tramanda di generazione in generazione”. È una intuizione molto bella che potrebbe accompagnare tutti, piccoli e grandi: se ci mettiamo un pizzico d’amore in ogni impegno personale, in ogni sforzo di studio, in ogni momento accademico, nelle fatiche e nei bei risultati, nella difficoltà e nella gioia di collaborare con altri, siate certi che sarà il migliore ingrediente per preparare il vostro domani. Le alleanze educative, dove ci sono, favoriranno un contesto pedagogico fecondo e gravido di futuro.
All’inizio di questo nuovo anno vi raggiungo con la mia benedizione perché cresciate nel desiderio del sapere, di imparare e di insegnare, nella pazienza del condividere, nella capacità di camminare ogni giorno verso quella maturità umana e culturale che è la missione e la vera meta di ogni esperienza scolastica.
Palmi, 14 settembre 2026
+ Giuseppe, Vescovo











