Azione Cattolica: una storia che continua, una presenza che genera futuro

Incontro con Angela Giuliano, Presidente diocesana dell’Azione Cattolica

In questo nuovo anno pastorale sul nostro mensile vogliamo dare voce alle Aggregazioni laicali della nostra Diocesi per conoscerle e comprendere la loro importanza per la vita e la missione della Chiesa e soprattutto della nostra Chiesa diocesana, auspicandoci, per questo, una partecipazione delle stesse sempre più concorde alla sua pastorale organica e unitaria, sotto la guida del Vescovo.

Abbiamo incontrato la Presidente dell’Azione Cattolica Diocesana, Angela Giuliano, intrattenendoci sulla specificità del carisma, dei metodi e dei campi di azione dell’Associazione.

Abbiamo chiesto un breve excursus storico dell’Azione Cattolica

Parlare di Azione Cattolica significa parlare di una storia profondamente intrecciata con quella della Chiesa e del nostro Paese, a partire dalle sue radici storiche che risalgono al 1867 quando sorse come movimento organizzato di laici cattolici evolvendosi nei decenni successivi fino a costituire l’associazione nazionale riconosciuta dalla Chiesa nel XX secolo, ma soprattutto interrogarsi sul presente e sul futuro della presenza dei laici nella comunità cristiana e nella società.

L’Azione Cattolica porta con sé una storia lunga più di un secolo e mezzo. Generazioni di ragazzi, giovani e adulti sono cresciute attraverso questa esperienza, imparando a coniugare fede e vita, appartenenza ecclesiale e impegno nella società. Sono cambiati i contesti, ma è rimasta una scelta fondamentale: formare laici capaci di vivere il Vangelo nella quotidianità.

Quale la caratteristica distintiva dell’AC rispetto alle altre realtà parrocchiali.

L’aspetto fondamentale che caratterizza l’Azione Cattolica è il modo di vivere l’appartenenza alla Chiesa: una presenza caratterizzata dalla corresponsabilità, nella quale il laico conserva pienamente la propria identità e, proprio in forza di essa, partecipa alla vita e alla missione della comunità ecclesiale. Una prova di questo legame tra la Chiesa e l’Associazione è costituita dal fatto che la nomina del presidente dell’Associazione ai due livelli, diocesano e parrocchiale, spetta al vescovo della diocesi. Questo passaggio assicura che i dirigenti dell’Azione Cattolica siano pienamente in comunione con la Chiesa e con le scelte pastorali della diocesi, rispettando la natura ecclesiale dell’associazione e la sua missione di partecipare alla vita apostolica della Chiesa. Essere di Azione Cattolica significa allora sentirsi parte di un cammino comune, camminare insieme nella Chiesa e con la Chiesa, assumendosi nello stesso tempo la responsabilità di portare il Vangelo là dove si vive, si lavora e si incontrano le persone. Secondo la mia esperienza, ciò che distingue l’Azione Cattolica da altre realtà parrocchiali è soprattutto l’impegno a vivere e testimoniare il Vangelo nella quotidianità. Essere soci di Azione Cattolica non significa soltanto partecipare alle attività dell’associazione o della parrocchia, ma cercare di tradurre la propria fede in scelte concrete, nelle relazioni, nella famiglia, nel lavoro e in tutti gli ambienti che siamo chiamati ad abitare.

Quali sono i pilastri storici e spirituali dell’AC.

I pilastri dell’Azione Cattolica affondano nella sua lunga storia, ma la loro forza sta soprattutto nel fatto che continuano ad essere attuali. Preghiera, formazione, servizio e corresponsabilità non sono semplicemente parole della tradizione associativa, ma dimensioni che devono accompagnare concretamente la vita di ogni socio.

Al centro c’è innanzitutto l’incontro personale con Cristo. Senza la Parola, la preghiera e l’Eucaristia, anche il nostro impegno rischierebbe di trasformarsi in semplice attivismo.

A questo si lega la formazione, uno degli elementi più preziosi dell’esperienza associativa: non soltanto conoscenza dei contenuti della fede, ma un percorso che coinvolge tutta la persona e la aiuta a maturare umanamente, spiritualmente e nella propria responsabilità di laico cristiano.

C’è poi il servizio, non inteso soltanto come disponibilità a svolgere un incarico, ma come stile con cui vivere le relazioni e stare dentro la comunità: mettere a disposizione degli altri ciò che siamo e ciò che sappiamo fare, senza cercare protagonismi.

In che modo la proposta formativa risponde oggi ai bisogni delle diverse fasce di età.

Una delle ricchezze dell’Azione Cattolica è la capacità di accompagnare la persona nelle diverse stagioni della vita, dall’ACR ai giovanissimi, ai giovani fino agli adulti e alle famiglie in modo organico, progressivo e intergenerazionale, cercando di rispondere alle esigenze delle vari età con proposte mirate, progressive e integrate che valorizzano la soggettività di ciascun partecipante, promuovono la crescita spirituale e coinvolgono attivamente tutte le generazioni.

La proposta formativa cerca di incontrare ciascuno nel momento concreto che sta vivendo. Oggi, però, formare significa prima di tutto saper ascoltare. Non possiamo pensare di rivolgerci ai ragazzi, ai giovani e alle famiglie con gli stessi linguaggi e le stesse modalità del passato. La società è cambiata, sono cambiate le relazioni, i tempi delle famiglie, il modo di comunicare e anche il rapporto con la fede e con la Chiesa.

Con i giovani, in particolare, non possiamo più dare per scontata né la fede né l’appartenenza ecclesiale. Dobbiamo saper ascoltare le loro domande, anche quelle più difficili. Hanno bisogno di incontrare adulti credibili, comunità autentiche e luoghi nei quali poter essere se stessi, confrontarsi e sentirsi accompagnati.

Anche per gli adulti la formazione non può essere considerata un percorso concluso. Essere adulti nella fede significa continuare a interrogarsi e lasciarsi formare, confrontando il Vangelo con le responsabilità della famiglia, del lavoro, dell’educazione e dell’impegno sociale.

La forza della proposta dell’AC, quindi, non è quella di avere una risposta pronta per ogni problema, ma di offrire un cammino e una comunità con cui affrontarlo.

Come sono cambiati i giovani e le famiglie rispetto al passato e come risponde la proposta formativa AC, soprattutto in un contesto di crisi della fede.

Rispetto al passato sono cambiati i giovani, sono cambiate le famiglie ed è cambiato profondamente il contesto nel quale siamo chiamati ad annunciare il Vangelo.

Viviamo un tempo nel quale la fede non può più essere data per scontata. L’appartenenza alla Chiesa non si trasmette automaticamente da una generazione all’altra e vediamo spesso ragazzi che, terminato il percorso dell’iniziazione cristiana, si allontanano dalla comunità.

Sarebbe però sbagliato guardare questa realtà soltanto con nostalgia. Dobbiamo avere il coraggio di comprendere il tempo che stiamo vivendo.

I giovani di oggi forse partecipano meno per abitudine, ma proprio per questo ci chiedono maggiore autenticità. Cercano relazioni vere, persone credibili e luoghi nei quali sentirsi ascoltati senza essere giudicati.

Anche le famiglie vivono ritmi, difficoltà educative e fragilità nuove. Non possiamo limitarci ad aspettarle nelle nostre parrocchie: dobbiamo trovare modi nuovi per incontrarle e camminare accanto a loro.

È qui che la proposta formativa dell’Azione Cattolica deve sapersi rinnovare: non cambiare il Vangelo, ma cambiare il modo con cui riusciamo a farlo incontrare alla vita delle persone.

Oggi non basta proporre attività. Occorre costruire relazioni e accompagnare le persone.

Quali sono le sfide più grandi per un laico di AC che cerca di vivere la fede nel proprio territorio e in che modo l’associazione riesce a “restare in uscita” ed essere vicina a che fa più fatica.

Una delle sfide più grandi per un laico di Azione Cattolica è riuscire a vivere con coerenza la propria fede nella realtà di ogni giorno.

La testimonianza cristiana non termina quando usciamo dalla chiesa. È nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nella scuola, nelle istituzioni e nella società che siamo chiamati ad essere testimoni credibili, soprattutto attraverso il nostro modo di comportarci, costruire relazioni e prenderci cura degli altri.

Essere laici significa anche abitare il territorio, conoscerne le difficoltà, ascoltarne i bisogni e non essere indifferenti davanti alle fragilità.

Ed è qui che assume significato l’essere un’Azione Cattolica “in uscita”.

Non possiamo rivolgerci soltanto a coloro che già frequentano le nostre associazioni e le nostre parrocchie. Dobbiamo accorgerci anche di chi rimane ai margini, di chi si è allontanato, dei giovani che hanno perso il legame con la Chiesa, delle famiglie in difficoltà, degli anziani e delle persone sole.

Non sempre avremo una risposta da offrire. A volte il primo servizio che possiamo rendere è semplicemente esserci, ascoltare e accompagnare.

L’Azione Cattolica ha una possibilità straordinaria proprio perché è costituita da laici: possiamo incontrare le persone là dove vivono, lavorano, studiano e costruiscono le loro relazioni, anche prima che arrivino alla porta della parrocchia.

Quale contributo può dare l’AC alla Chiesa di oggi, soprattutto in tema di sinodalità.

Credo che l’Azione Cattolica possa offrire un contributo importante alla Chiesa di oggi anche sul tema della sinodalità, perché il camminare insieme, il confronto e la corresponsabilità appartengono profondamente alla nostra esperienza associativa.

La vita dell’associazione ci educa a non pensare e decidere da soli. Ci insegna ad ascoltarci, confrontarci, progettare insieme e riconoscere che nella Chiesa ciascuno, secondo la propria vocazione e responsabilità, può offrire un contributo prezioso.

Per noi la sinodalità dovrebbe essere innanzitutto uno stile concreto di vita ecclesiale: sacerdoti e laici che camminano insieme, nel rispetto dei diversi ruoli e delle diverse responsabilità.

L’Azione Cattolica deve continuare a formare laici che non siano semplicemente disponibili a “dare una mano”, ma sappiano sentirsi realmente corresponsabili della vita e della missione della Chiesa.

Abbiamo chiesto, infine, ad Angela di illustraci l’organizzazione dell’Azione Cattolica nella nostra diocesi e la sua presenza sul territorio.

Nella Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi l’Azione Cattolica è oggi presente con 26 associazioni parrocchiali sulle 66 parrocchie della Diocesi.

È una presenza significativa e radicata in diverse comunità del nostro territorio, ma è anche un dato che deve interrogarci e spingerci a guardare avanti.

La nostra è un’associazione unitaria: ACR, Settore Giovanissimi e Giovani e Settore Adulti e Famiglie, pur con percorsi adeguati alle diverse età, fanno parte di un unico cammino associativo.

È nelle parrocchie che l’Azione Cattolica vive quotidianamente, incontra le persone e costruisce relazioni. La dimensione diocesana permette però alle singole associazioni di non sentirsi isolate, di condividere esperienze e difficoltà e soprattutto di sentirsi parte di un cammino più grande.

In questi anni abbiamo cercato di rafforzare questa dimensione attraverso incontri formativi, momenti di spiritualità, appuntamenti unitari ed esperienze diocesane capaci di mettere insieme ragazzi, giovani e adulti provenienti da comunità diverse.

Allo stesso tempo dobbiamo avere il coraggio di guardare alle parrocchie nelle quali l’Azione Cattolica oggi non è presente. Le 26 associazioni non devono essere considerate un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

La sfida non è aumentare semplicemente i numeri, ma far conoscere ciò che l’Azione Cattolica può offrire alla vita di una comunità: formazione, accompagnamento, relazioni, corresponsabilità e una presenza laicale stabile al servizio della Chiesa.

L’Azione Cattolica possiede una storia straordinariamente ricca, ma non possiamo vivere soltanto della nostra storia.

Dobbiamo custodire ciò che abbiamo ricevuto e, nello stesso tempo, avere il coraggio di interrogarci, cambiare linguaggi e sperimentare strade nuove quando quelle percorse fino ad oggi non riescono più a raggiungere le persone.

Non dobbiamo avere paura delle difficoltà, della diminuzione della partecipazione o della crisi della fede. Devono diventare occasioni di discernimento e non motivi di rassegnazione.

Credo che il futuro dell’Azione Cattolica non possa essere misurato soltanto dal numero degli iscritti o delle iniziative realizzate. Si misurerà soprattutto dalla nostra capacità di formare cristiani adulti nella fede, accompagnare ragazzi e giovani, sostenere le famiglie, essere vicini a chi fa più fatica e generare uomini e donne capaci di assumersi responsabilità nella Chiesa e nella società.

Questa è, credo, la sfida che abbiamo davanti: continuare ad essere un’Azione Cattolica profondamente radicata nelle nostre comunità e, nello stesso tempo, capace di uscire, ascoltare e incontrare.

Custodire una grande storia, senza avere paura di costruire una storia nuova.




Sorry, no attachments exist.