Giovani in cammino: una settimana di servizio, incontro e fraternità nella nostra Diocesi

Ci sono esperienze che non si misurano soltanto con i giorni trascorsi insieme, ma con gli incontri, i volti, le storie ascoltate e quei piccoli gesti capaci di lasciare un segno profondo.

Dal 18 al 24 settembre 2026, la nostra Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi ha accolto un gruppo di giovani provenienti da Rimini per vivere un intenso campo di servizio, fraternità e conoscenza del territorio.

A condividere questa esperienza sono stati Giacomo, Gianmarco, Giacomo, Sofia, Francesco e Jacopo, accompagnati da Don Francesco Fronzoni, nell’ambito dell’esperienza di Missio Giovani, e da Don Roberto Smeriglio, dei Salesiani.

Una settimana semplice, ma intensa, nella quale i ragazzi hanno scelto di mettersi in cammino dentro alcune delle realtà più significative e fragili del nostro territorio.

Non sono arrivati per guardare da lontano, ma per esserci: ascoltare, conoscere, servire, sporcarsi le mani e condividere il tempo.

Il loro cammino è iniziato incontrando l’Associazione “Il Cenacolo”, con la consegna di viveri e la possibilità di conoscere una realtà nata per farsi prossima a chi attraversa situazioni di bisogno e fragilità.

Il giorno successivo hanno raggiunto Castellace, visitando una struttura che accoglie persone affette da HIV/AIDS. Un incontro delicato con la fragilità umana, ma anche con la forza di chi ogni giorno sceglie di accompagnare, curare e custodire la dignità delle persone.

La stessa giornata li ha portati a Zervò, dove hanno condiviso il pranzo con gli ospiti che stanno vivendo un percorso di alternativa alla pena. Sedersi alla stessa tavola, ascoltare storie e confrontarsi con vite segnate da errori e sofferenze è stato un modo concreto per comprendere che ogni persona è sempre più grande del proprio passato.

Nel pomeriggio i giovani hanno potuto conoscere anche la storia, la cultura e la fede del nostro territorio attraverso la visita al Museo Diocesano di Oppido Mamertina, prima di partecipare, in Cattedrale, alla celebrazione presieduta dal nostro Vescovo per l’indizione della Visita Pastorale.

Un momento importante per ricordare come il servizio non sia mai separato dalla vita della comunità cristiana e come ogni gesto di carità trovi la propria sorgente nell’incontro con Cristo.

Non sono mancati momenti di fraternità e di scoperta della bellezza della nostra terra. La giornata trascorsa tra Scilla e Reggio Calabria, con la visita al borgo, alla città e al Museo Archeologico Nazionale, ha permesso ai ragazzi di alternare il servizio alla bellezza e la fatica al tempo semplice dello stare insieme.

Ma il cuore del campo è stato soprattutto il servizio.

I giovani hanno incontrato il mondo dell’accoglienza dei migranti, visitando il CAS gestito dal nostro Ente Gestore “I Segni dei Tempi” e partecipando concretamente ad attività di cura e sistemazione degli ambienti.

A San Ferdinando hanno conosciuto da vicino la mensa diocesana, dove la carità prende forma attraverso gesti semplici e quotidiani: preparare un pasto, sistemare una sala, distribuire il cibo, incontrare una persona e chiamarla per nome.

Perché la carità comincia proprio da qui: dal riconoscere che davanti a noi non c’è semplicemente un “utente”, un “povero” o un “migrante”, ma una persona, con una storia, una dignità, delle paure e delle speranze.

Uno dei momenti più belli della settimana è stato la cena condivisa con il nostro Vescovo, Mons. Giuseppe Alberti, durante la quale i ragazzi hanno potuto raccontare quanto stavano vivendo e condividere emozioni, domande e riflessioni nate dagli incontri dei giorni precedenti.

La serata è diventata anche occasione di festa per celebrare insieme i dodici anni di sacerdozio di Don Francesco Fronzoni, in un clima semplice e familiare di autentica fraternità.

A Gioia Tauro, presso la sede della Caritas diocesana, i giovani hanno conosciuto le numerose attività portate avanti quotidianamente sul territorio. Hanno partecipato alla distribuzione alimentare e collaborato con operatori e volontari, comprendendo come dietro ogni intervento vi sia non soltanto una risposta materiale, ma soprattutto un percorso di ascolto, relazione e accompagnamento.

Particolarmente intenso è stato anche il momento vissuto presso le Suore dell’Evangelizzazione, in occasione del 42° anniversario della nascita al Cielo del Servo di Dio Padre Vincenzo Ida. La preghiera e la visita alla sua tomba hanno offerto ai ragazzi l’opportunità di conoscere una testimonianza di fede e di servizio profondamente legata alla nostra terra.

Un’altra tappa significativa è stata dedicata alla legalità e alla dignità del lavoro, attraverso la visita alle terre e alle esperienze della Cooperativa Valle del Marro. Un momento per comprendere come anche un terreno possa diventare segno di riscatto, dignità e speranza quando, attraverso il lavoro e l’impegno quotidiano, viene restituito alla comunità e trasformato in occasione di bene.

Ad Anoia, che per tutta la settimana è diventata casa e luogo di accoglienza, i ragazzi hanno incontrato anche l’esperienza dei Corridoi Umanitari.

Non soltanto un progetto, ma famiglie, bambini, storie di fuga, di dolore e soprattutto di speranza.

I giovani hanno condiviso del tempo con le famiglie accolte e hanno dato il proprio contributo concreto anche nel delicato momento del trasferimento di una di esse verso una nuova sistemazione.

Scatoloni da preparare, ambienti da sistemare, piccoli lavori da svolgere insieme.

Ed è forse proprio qui che il significato del campo diventa più chiaro.

La carità non è fatta soltanto di grandi progetti.

È fatta di tavoli da sistemare, pasti da distribuire, stanze da pulire, scatoloni da preparare e chilometri da percorrere insieme.

È fatta di una mano che aiuta, di qualcuno che si ferma ad ascoltare, di una tavola condivisa e di un sorriso.

È fatta soprattutto di tempo donato.

Al termine della settimana è arrivato anche il momento di rileggere quanto vissuto. Perché un campo di servizio non dovrebbe concludersi semplicemente con una valigia chiusa e una partenza.

Dovrebbe lasciare dentro almeno una domanda:

Che cosa porto con me?

E ancora:

Quale volto, quale storia, quale incontro continuerà ad abitare il mio cuore quando sarò tornato alla mia vita quotidiana?

A Giacomo, Gianmarco, Giacomo, Sofia, Francesco e Jacopo va il nostro grazie per aver condiviso con noi questi giorni con entusiasmo, disponibilità e desiderio di mettersi in gioco.

Un grazie particolare a Don Francesco Fronzoni e Don Roberto Smeriglio, che li hanno accompagnati aiutandoli a leggere ogni esperienza non come una semplice attività da svolgere, ma come un’occasione di crescita umana e cristiana.

Grazie alle comunità, agli operatori, ai volontari e a tutte le persone che hanno aperto una porta, preparato un pasto, raccontato una storia o semplicemente condiviso un tratto di strada.

E un grazie particolare alla comunità di Anoia, che in questi giorni è diventata per loro casa, luogo di riposo, fraternità e condivisione.

Ci piace pensare che questi giovani siano arrivati nella nostra terra per offrire qualcosa di loro.

E certamente lo hanno fatto.

Ma, come spesso accade quando ci si mette sinceramente a servizio, alla fine ci si accorge di aver ricevuto molto più di quanto si pensava di poter donare.

Sono ripartiti, ma qualcosa di loro è rimasto qui.

E ci auguriamo che qualcosa della nostra terra, delle sue ferite e della sua bellezza, dei volti incontrati e della fraternità vissuta continui a camminare con loro.

Perché il servizio autentico è proprio questo: un incontro che cambia entrambe le parti e trasforma una settimana condivisa in un pezzo di strada percorso insieme.

Diac. Michele Vomera
Direttore Caritas Diocesana