“Vorrei restare, ma…”: i giovani della Piana chiedono ragioni per restare

Presentata a Gioia Tauro la prima indagine dell’Osservatorio Socio-Pastorale Diocesano: 1.412 ragazzi tra i 13 e i 19 anni. Il vescovo Alberti: «Camminare con loro, non solo per loro»

Lunedì 29 settembre presso la Casa del Laicato “Mons. Luciano Bux” di Gioia Tauro, dirigenti scolastici, insegnanti, giornalisti, sacerdoti e operatori pastorali hanno seguito la presentazione della prima indagine promossa dall’Osservatorio Socio-Pastorale della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Un lavoro di ascolto che ha coinvolto 1.412 ragazze e ragazzi tra i 13 e i 19 anni della Piana di Gioia Tauro, circa uno studente su sei, il 17,8% della popolazione scolastica di riferimento.

Ad aprire l’incontro don Giuseppe De Masi, direttore dell’Osservatorio, nato nel 2025 per volontà del vescovo: «Potremmo definirlo un’antenna sulla Piana, capace di raccogliere le voci del territorio e di restituirle alla comunità ecclesiale e civile». La scelta di partire dai giovani, ha spiegato, non è stata casuale: «Non per archiviare numeri e statistiche, ma per offrire alla comunità una base solida su cui riflettere e decidere dove e come impegnarsi». E i ragazzi hanno risposto «con una verità disarmante, che abbiamo racchiuso nel titolo della ricerca: Vorrei restare, ma… Quel “ma” non lo possono scrivere loro da soli: è una responsabilità che interpella tutti noi».

L’illustrazione dei risultati è stata curata da Antonio Napoli e Filippo Andreacchio, che hanno elaborato i dati e costruito la presentazione: un quadro di luci e ombre, hanno premesso, non un atto di accusa.

La difficoltà che pesa di più sul benessere dei ragazzi non è la povertà né la paura, ma la mancanza di un progetto di vita: 34,1%, uno su tre. Sul futuro nel territorio la risposta più votata non è un addio: il 33% vorrebbe restare, ma teme che le opportunità siano poche – la cosiddetta restanza condizionata – mentre solo l’11% resta con convinzione. Il dato più originale è la progressione per anno di corso: sommando chi teme, chi valuta e chi è già certo di partire si passa dal 63,1% della prima classe all’83% della quinta classe, mentre gli indecisi crollano dal 24,6% al 6,5%.

Solo il 14,2% si sente realmente ascoltato dalle istituzioni; famiglia e scuola restano gli unici presidi riconosciuti come vicini. Il 61,4% ha visto o vissuto episodi in cui l’accesso a un’opportunità è dipeso da un favoritismo, e per il 70,5% questo demotiva chi si impegna. Ma la ricerca mappa anche risorse consistenti: il 77,5% si sente responsabile delle proprie azioni anche quando nessuno osserva e, accanto al 14% già attivo sul territorio, un ulteriore 29,5% parteciperebbe se esistessero spazi credibili. «Non è apatia, è offerta mancante».

Nel suo intervento il vescovo, mons. Giuseppe Alberti, ha riconosciuto il valore del lavoro: «I dati emersi non sono emozionali, non sono sensazioni personali: sono il frutto di un’analisi seria, puntuale, fondata empiricamente». Poi il senso della scelta compiuta: «Vogliamo davvero prendere sul serio le nuove generazioni, aumentare i pixel nel leggere la situazione in cui si trovano. Noi crediamo nei giovani». E l’indicazione di metodo: «Offrire opportunità, fare percorsi di accompagnamento e camminare con loro, non solo per loro». Sui servizi territoriali ha poi posto domande dirette: «Ci crediamo o no? Ci fermiamo alle parole? Non è giunto il momento di offrire opportunità reali?». Nel saluto conclusivo: «Restare è frutto di una scelta individuale, ma anche di una comunità che dice che vale la pena rimanere, perché le opportunità non sono di uno, ma di un popolo».

Alla presentazione è seguito un ampio confronto, con numerosi interventi dalla sala: segno di partecipazione e di interesse.

La Diocesi ha scelto di rendere pubblici tutti i materiali: sul sito diocesano sono disponibili le slide della presentazione e il documento completo con l’analisi dei dati. L’indagine, inoltre, non resterà un episodio isolato: l’Osservatorio la ripeterà puntando a un campione ancora più ampio e ad accogliere la voce dei ragazzi anche su temi che questa prima rilevazione ha lasciato fuori.

Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali

Presentazione

Rapporto completo



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