Il parroco di San Gaetano Catanoso a Gioia Tauro è tra gli otto sacerdoti scelti dalla CEI per raccontare il dono gratuito della propria vita agli altri
C’è anche un sacerdote della nostra diocesi tra i protagonisti della nuova campagna nazionale della Conferenza Episcopale Italiana per il sostentamento del clero. Don Giovanni Battista Tillieci, parroco di San Gaetano Catanoso a Gioia Tauro e responsabile dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle persone con disabilità, è uno degli otto preti che, da diocesi e territori diversi, raccontano una scelta comune: fare della propria vita un dono.
La sua storia comincia a diciannove anni, sul treno per Lourdes, al primo servizio come volontario. In una carrozza attrezzata per chi viaggiava sdraiato incontrò Raffaele, un ragazzo cieco poco più giovane di lui, con altre evidenti disabilità. «Ricordo che, per un attimo, ebbi quasi l’istinto di distogliere lo sguardo», racconta. «Fu un riflesso brevissimo, ma non l’ho mai dimenticato». Arrivati a Lourdes, il barelliere che seguiva Raffaele fu chiamato altrove e gli affidò il compito con due sole parole: «Finisci tu».
«Restammo soli. Io sono il quarto di sei figli e, guardando Raffaele, pensai che avrebbe potuto essere uno dei miei fratelli», prosegue don Tillieci. «Lui non poteva vedermi, ma si affidò completamente a me. È stato allora che ho capito quanto sia importante non fermarsi alla fragilità che si vede, ma riconoscere sempre la persona che si ha davanti».
Da quell’incontro, trentasette anni fa, sono nati molti altri pellegrinaggi: per trent’anni don Giovanni Battista è tornato ogni estate a Lourdes con l’UNITALSI, di cui oggi è assistente ecclesiastico regionale per la Calabria. E da lì un impegno radicato nella Piana, che punta a trasformare la cura in autonomia e partecipazione. In questa direzione va il progetto Job in progress delle diocesi della Metropolia di Reggio Calabria, promosso con la Camera di Commercio per favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Un percorso che si scontra spesso con la paura di molte famiglie di perdere i sostegni conquistati negli anni. Per questo don Tillieci, insieme ad altri, ha presentato una proposta alle Ministre per le Disabilità e del Lavoro: permettere a chi riceve un sostegno di sospenderlo temporaneamente per sperimentare il lavoro, senza il timore di perderlo per sempre.
L’inclusione passa anche dalla vita quotidiana della parrocchia: strumenti di Comunicazione Aumentativa Alternativa sui banchi, sottotitoli per le persone con disabilità uditiva, indicazioni visive per orientarsi durante le celebrazioni. Con l’Ufficio catechistico diocesano sono stati preparati materiali e percorsi formativi per i catechisti, mentre con il Servizio diocesano per la tutela dei minori si organizzano incontri di sensibilizzazione sulle forme di abuso e di esclusione che possono colpire bambini e ragazzi con disabilità.
La storia di don Giovanni Battista è lo specchio di quanto tanti sacerdoti vivono ogni giorno nelle parrocchie, negli ospedali, nelle case di riposo, accanto alle famiglie in difficoltà. «Viviamo in un’epoca in cui per ogni bisogno c’è un servizio da acquistare. Poi c’è chi sceglie di fare della propria vita un dono, e questo sovverte tutto», osserva Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio CEI per la promozione del sostegno economico alla Chiesa. «Sostenere un sacerdote significa scegliere di rendere possibile quel dono per altri, per una comunità intera».
Chi desidera contribuire può farlo con le offerte deducibili, destinate esclusivamente al sostentamento dei circa 31mila sacerdoti delle diocesi italiane e deducibili dal reddito. Si può donare sul sito unitineldono.it, con carta di credito, bonifico, conto corrente postale oppure presso l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero.











