Costruire appartenenza: il primo passo di un cammino insieme!

Si è svolto oggi, presso i locali dell’Oratorio della Parrocchia di San Giuseppe a Taurianova, il primo incontro del percorso formativo “Costruire appartenenza”, promosso dall’Ufficio diocesano per la Pastorale delle Persone con Disabilità della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi.

Un pomeriggio di ascolto, confronto e formazione, durante il quale abbiamo provato a guardare alla disabilità attraverso una prospettiva diversa: quella dell’appartenenza, della partecipazione e della corresponsabilità nella vita della comunità cristiana.

Ad aprire l’incontro è stato don Giovanni Battista Tillieci seguito dall’intervento di don Giuseppe Sofrà, direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano.

Sono seguiti i contributi di Grazia Maria Mavrici, per la dimensione pastorale ed ecclesiale, di Giulia Giovinazzo, pedagogista, e di Roberta Managò, educatrice professionale, che hanno offerto riflessioni, strategie e strumenti concreti per rendere la catechesi un’esperienza realmente accessibile e partecipata.

Il cuore dell’incontro: la testimonianza di Monia Gabaldo.

Uno dei momenti più intensi e significativi è stato certamente l’intervento di Monia Gabaldo, medico genetista, mamma di Derek, Liam e Colin, tre ragazzi nello spettro autistico.

Monia è anche una persona autistica e da anni condivide pubblicamente l’esperienza della propria famiglia, raccontando difficoltà, conquiste e possibilità, con l’obiettivo di contribuire a una società più consapevole e accogliente.

La sua testimonianza ci ha permesso di entrare concretamente nella quotidianità di una famiglia che ha scelto di non rinunciare alla partecipazione dei propri figli alla vita della comunità cristiana.

Ci ha raccontato il cammino dei suoi ragazzi nella catechesi, un percorso che non è stato immediato né improvvisato, ma costruito gradualmente, attraverso un dialogo costante tra famiglia, catechisti e comunità parrocchiale.

Un lavoro fatto di conoscenza reciproca, di preparazione degli incontri, di anticipazione delle attività, di strumenti visivi e di attenzione ai tempi e alle caratteristiche di ciascun ragazzo.

Monia ha mostrato quanto possa fare la differenza sapere in anticipo che cosa accadrà, poter comprendere attraverso immagini e sequenze, trovare adulti disponibili ad adattare le proprie modalità senza rinunciare alla proposta educativa e spirituale.

I suoi figli hanno potuto così vivere la catechesi e prendere parte alle attività della comunità.

E oggi quei ragazzi svolgono anche il servizio all’altare come chierichetti.

È proprio questo il passaggio che ci ha colpito profondamente: dall’essere accolti al poter partecipare, fino alla possibilità di mettersi al servizio degli altri.

Non si è trattato di cercare semplicemente un posto per loro, ma di costruire, insieme, le condizioni perché potessero vivere pienamente la propria esperienza di fede.

La testimonianza di Monia ci ha ricordato che l’inclusione richiede tempo, disponibilità, collaborazione e, soprattutto, la volontà di conoscere davvero la persona che abbiamo davanti.

E ci ha consegnato un messaggio fondamentale: non dobbiamo decidere in anticipo ciò che una persona non potrà fare. Dobbiamo piuttosto domandarci quali condizioni possiamo creare perché possa esprimere le proprie possibilità.

È questo il significato più profondo del nostro progetto: riconoscere che ogni persona, con le proprie caratteristiche, i propri linguaggi e i propri tempi, è parte viva della comunità ecclesiale.

Durante l’incontro abbiamo inoltre presentato lo Sportello di ascolto e accompagnamento, che offrirà ai catechisti uno spazio di confronto e sostegno, anche attraverso il contributo di figure professionali.

🙏 Un ringraziamento particolare a don Cecè e a tutti i catechisti della Parrocchia di San Giuseppe di Taurianova per la calorosa accoglienza, la disponibilità e l’attenzione con cui ci hanno ospitati.

Grazie a tutti i relatori, a Monia per la generosità della sua testimonianza e a tutti i partecipanti che hanno condiviso con noi questo primo importante momento di formazione.

Costruire appartenenza non significa soltanto aprire le porte delle nostre comunità. Significa riconoscere che ciascuno ha qualcosa da vivere, da condividere e da donare.

E quando questo accade, non cresce soltanto la persona che viene accolta: cresce tutta la comunità.

Grazia Maria Mavrici
Catechista e Referente del percorso