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12/Feb/13

Ringraziamento di mons. Francesco Milito al Sommo Pontefice

L’annuncio dato da Sua Santità Benedetto XVI delle dimissioni dal Servizio Petrino ha colto tutti di sorpresa, perché non abituati a gesti così eclatanti da personaggi e protagonisti del nostro tempo. I parametri per restare al proprio posto hanno ragioni oggettive e ragioni personali. Quando provengono da una lettura sapienziale e nello Spirito, in genere sono sconvolti per lasciar posto alla voce della coscienza che suggerisce la scelta migliore da compiere davanti a Dio e alla storia.

Benedetto XVI ha sempre dimostrato lucidità nel leggere la vita della Chiesa e del Mondo con sguardo profondo e realistico. Non aveva escluso tale possibilità nell’orizzonte del Suo pontificato, accettato come ‘umile servizio nella vigna del Signore’ – così si era espresso accettando la scelta dei Cardinali ‘, ma venuto a scompigliare il desiderato ritiro nella sua Patria in compagnia dei libri e degli studi che l’hanno accompagnato per tutta la vita, secondo una confidenza più volte pubblicamente ribadita. Con acuto e immutato intelligere le vicende contemporanee alla luce di Dio, da vero docente che riflette nella fede i percorsi dell’esistenza umana, ne ha tratto conseguenze per Sé. Lo attestano, come ha pubblicamente riconosciuto, i Suoi vigili esami di coscienza da cui la convinzione di lasciare la Barca di Pietro a forze più fresche e più valide. L’amore alla Chiesa Lo conferma così al di sopra di ogni visione terrena. Mi sembra di poter dire che con questa scelta Joseph Ratzinger ha impartito dalla Cattedra Romana – la suprema per magistero e autorevolezza – la più alta lezione di teologia della sua fecondissima carriera accademica, del servizio prestato alla Santa Sede e come Maestro universale del cattolicesimo.

Si scriverà molto su quest’evento che ha precedenti lontani, se bisogna riandare a sei secoli fa per trovarne uno simile, ma tanto diverso nelle forme e nelle motivazioni. Si discuterà, anche, sui nuovi scenari che questa scelta di umiltà e di grande responsabilità produrrà ai vertici e alla base della Chiesa, e non solo a seguito, più che a margine, delle sofferenze di cui, negli ultimi anni, in prima persona, con dignità e calma, ha saputo portare il peso e orientare la soluzione. C’è da sperare che tale alto esempio di stile evangelico di ‘servo non più necessario’, una volta espletato il proprio incarico, sia di esempio e di stimolo a quanti nella Comunità cristiana, ritengono, con motivazioni di cui si sono convinti in lunghi anni di onorato servizio, di dover restare al proprio posto finché non arrivi la chiamata ultima del Signore, nonostante tempi ormai scaduti e forze chiaramente logorate: lasciare al tempo giusto è segno di rispetto e di amore al bene comune. Chi viene dopo, raccogliendo un’eredità non esausta, può arricchirla e potenziarla.

Grazie, Papa Benedetto, di questa ultima Catechesi sul senso della Diaconia apostolica, per la quale scegliendomi come collaboratore per la Chiesa di Oppido Mamertina-Palmi, mi hai dato la possibilità di percorrere con Te un tratto di strada insieme, rinvigorito dalle consegne affidate alla nostra Calabria nella Tua visita nell’ottobre del 2011 e, specialmente, nell’Udienza concessa con il 2° gruppo di Confratelli Vescovi in occasione della recente visita ad limina il 23 gennaio di quest’anno. L’interesse dimostrato a ciascuno di noi, il dono di una bella e preziosa Croce pettorale, le coroncine del Rosario, le immaginette e i bigliettini con gli Auguri natalizi resteranno per me primo, ultimo, unico ricordo di un rapporto affettuoso di oggetti cari per la provenienza del Donante, per il quale fare permanente memoria orante come per un Padre nella fede su mandato del Signore.     

Palmi, 11 febbraio 2013.

Memoria B. Vergine di Lourdes

+ FRANCESCO MILITO

Vescovo

 

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