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Agnese Moro racconta l’incontro con i sequestratori del padre nel convegno organizzato dall’Associazione ‘Presenza’ di Palmi

«Ognuno deve cercare il suo percorso di perdono. Ma il dialogo è lo strumento comune a tutti». Il magistrato Antonio Salvati sintetizza con queste parole la due giorni di convegno su Pena, Misericordia e Riparazione promosso dall’Associazione di Volontariato Presenza e patrocinato dalla Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e dall’Università degli studi Milano Bicocca.

L’evento di è svolto venerdì 10 e sabato 11 marzo scorso per il forte desiderio di don Silvio Mesiti, da oltre quarant’anni cappellano del super carcere di Palmi, che da tempo pensa a portare in agenda il tema della giustizia ripartiva e del dialogo tra misericordia e giustizia apparentemente contrapposti.

Ad impreziosire gli interventi è stata la testimonianza di riconciliazione presentata da Agnese Moro, Adriana Farindola e Franco Bonisoli. Riconciliazione avvenuta grazie al percorso specifico avviato dal gesuita padre Guido Bertagna e dal prof. Adolfo Ceretti con lo strumento dell’ascolto e della ‘condivisione delle memorie’.

«Ci siamo resi conto – ha affermato il prof Ceretti – che in un discorso di sofferenza, di vittime e carnefici, non può esistere una memoria condivisa, che offusca le ferite e il dolore dell’altro. Può solo esistere una condivisione di memorie all’insegna dell’ascolto. La vera magia diventa così accostamento tra persone, l’avvicinamento». Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento della Moro: «Mi ero resa conto di non essere più una persona, ma un oggetto. Privata non solo di mio padre ma anche dei miei sentimenti. Mi sono sentita in dovere di spezzare le dittature del passato che continuavano a legarmi a certi schemi di una giustizia che non riempiva la mia vita e quella dei miei cari. Ho voluto dire basta e iniziare un percorso che via via mi ha aperto situazioni sorprendenti. L’incontro con Adriana e Franco mi ha fatto capire che dietro il termine terrorista ci sono uomini con la sofferenza della consapevolezza dell’errore che, seppur relativo rispetto alla mancanza di un padre, dilania la vita e ti rende più umano».

Così il racconto di Bonisoli che grazie a don Mesiti è venuto a conoscenza di una Chiesa «che non giudicava a priori ma che voleva mettersi in ascolto di chi in quel momento non faceva altro che condannare lo Stato nel modo peggiore, quello della rivoluzione armata, per la sua mancanza di ascolto». «Nel carcere di Nuoro – ha continuato l’ex br – ho iniziato un cammino di comprensione che mi poneva a chiedermi quanto male ha fatto la mia ricerca di giustizia nell’attuazione di una politica di morte. Oggi sono qui grazie a chi si è messo ad ascoltarmi».

Il convegno aveva ospitato anche l’intervento di Emanuele Crescenti,  Procuratore della Repubblica a Barcellona Pozzo di Gotto, su Pena e rieducazione come necessità costituzionale, quello di Roberto Di Palme, sostituto procuratore DDA di Reggio Calabria sulla Dimensione teologica della pena, la relazione della prof.ssa Claudia Mazzuccato sulla dimensione profetica della giustizia ripartiva.

I lavori sono stati conclusi dalle considerazioni finali di Ottavio Sferlazza, Procuratore della Repubblica a Palmi e dal Vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, mons. Francesco Milito.


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