Scienza, coscienza e cura: il Serra Club incontra i Medici Cattolici

GIOIA TAURO – «La forza di curare e abitare le fragilità. Donne medico tra scienza, coscienza e cura» è il tema dell’incontro promosso sabato 10 ottobre, alla Casa del Laicato di Gioia Tauro, dal Serra Club Oppido Mamertina-Palmi, per incontrare i Medici Cattolici della Diocesi e riflettere sul valore umano e spirituale della professione medica, con particolare attenzione al contributo delle donne.

Ad aprire i lavori è stata la presidente del Club, Sabrina Ungheri, che ha presentato il Movimento Serra: nato a Seattle nel 1935 per iniziativa di quattro professionisti cattolici e oggi diffuso nei cinque continenti, il movimento si dedica alla promozione delle vocazioni al sacerdozio ministeriale e alla vita consacrata, al sostegno dei sacerdoti e dei diaconi permanenti e all’accompagnamento dei soci nella chiamata alla santità. In Italia il primo Club fu fondato a Genova nel 1959 per volontà del cardinale Giuseppe Siri. La presidente ha poi illustrato il tema scelto da Serra International Italia per il 2026-2027, «Dalla parte di ogni donna per la crescita dell’umanità», che il Club ha voluto declinare nell’ambito della medicina: il malato non ha bisogno soltanto di una risposta clinica, ma anche di ascolto, vicinanza e sostegno.

Don Giuseppe Saccà, cappellano dei Medici Cattolici, ha richiamato la necessità di recuperare una relazione autentica con il paziente, in un tempo in cui si rischia di guardarlo solo nella sua dimensione clinica, valorizzando l’apporto delle donne medico nel costruire fiducia e vicinanza.

Il vescovo, monsignor Giuseppe Alberti, ha definito il Serra Club e i Medici Cattolici una ricchezza per la comunità diocesana, ricordando la professione medica come vocazione e inserendo l’impegno del Club nel cammino sinodale della Diocesi, che chiama ogni cristiano a una strada di servizio e di ascolto. Il presidente dei Medici Cattolici, dottor Salvatore Raso, ha invece insistito sul lavoro sinergico tra le diverse realtà, richiamando la parabola del Buon Samaritano come modello di una cura che accompagna la persona anche oltre l’emergenza.

Al centro dell’incontro le relazioni di due donne medico. La dottoressa Michela Basile, su «Sanità digitale, intelligenza artificiale e bioetica», ha ripercorso le trasformazioni introdotte dall’IA in campo medico, interrogandosi su di essa come nuovo soggetto epistemico capace di orientare le decisioni cliniche, e ha ribadito la necessità di tenere unite scienza, coscienza e cura, citando in chiusura l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.

La dottoressa Manola De Vecchis, partendo dal Giuramento di Ippocrate, ha ricordato che il rapporto con il paziente deve fondarsi su condivisione, ascolto e fiducia. Ampio spazio al fine vita e alle cure palliative, con la richiesta di potenziare strutture che in Calabria restano ancora poche. Secondo la relatrice, la crescente presenza femminile nella professione ha contribuito a rendere la relazione tra medico e paziente più attenta alla dimensione umana.

Il pomeriggio è stato arricchito dalla lettura di alcune poesie tratte dalla silloge Vagando nei pensieri di Irene Marvasi, affidata a Caterina Sorbara e Giada Gazzana, del Direttivo del Club. A chiudere l’incontro, l’intervento del dottor Roberto Zappone.

Il messaggio emerso è chiaro: curare non significa soltanto combattere una malattia, ma accogliere la persona che la vive. È in questa capacità di abitare le fragilità, con competenza, coscienza e compassione, che la professione medica ritrova la propria vocazione al servizio.

Caterina Sorbara