Per la Chiesa che è in Oppido Mamertina-Palmi il Giubileo ordinario 2025 si è concluso nel pomeriggio di domenica 28 dicembre con una solenne concelebrazione nella cattedrale di Oppido Mamertina, presieduta dal vescovo Mons. Giuseppe Alberti, in presenza del clero della Diocesi e dei numerosi fedeli convenuti per vivere questo importante momento di ringraziamento.
La celebrazione è stata soprattutto un rendimento di grazie al Signore per il dono del Giubileo, che la parola del vescovo, dopo il suo saluto, ha così motivato: “Per mezzo dell’indulgenza giubilare il Signore ha fatto fluire un fiume di grazia e benedizione. A tutti ha donato la sua speranza e la sua pace, ha irrobustito le mani fiacche, ha rinsaldato le ginocchia vacillanti, ha detto a ciascuno di noi: coraggio, non temete!”.
Il vescovo, nell’omelia, ha invitato i fedeli a prolungare nel tempo la gioia di questo evento di grazia facendosi annunciatori verso gli altri delle meraviglie che il Signore, con il Giubileo, ha operato nella vita di ognuno.
Ha poi individuato due luoghi teologici che sono significativamente emersi dall’esperienza del Giubileo della Speranza. Il primo: le nostre famiglie, luoghi in cui il Signore “vuole tornare di ‘casa’, venire e restare perché vuole abitare la vita dei genitori invitati a scelte cristiane, la vita dei figli chiamati a scoprire la propria vocazione personale, la vita degli anziani e dei soli perché sentano la vicinanza di Dio”. E questo sarà possibile grazie a una rinnovata pastorale famigliare a tutto campo avviata dalla nostra Diocesi.
Un secondo luogo teologico la comunità intesa nel senso più ampio possibile, parrocchie, movimenti, associazioni, comunità religiose, luoghi invitati dalla Parola a mettersi un vestito nuovo, non esteriore, ma nel cuore, nelle parole, nei gesti, rivestendosi di “sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità”. Questo per la comunità cristiana sarà possibile solo mettendo al centro il Signore, per diventare così una “città posta sul monte, luce e profezia di una umanità capace di integrazione e riconciliazione, di fraternità e di solidarietà, di inclusione e di ospitalità accogliente”.
Dopo la Comunione, il canto del Te Deum ha unito le voci per innalzare al Signore il ringraziamento per l’esperienza intensa della sua misericordia vissuta nel Giubileo attraverso il pellegrinaggio, la preghiera, la carità e il dono dell’indulgenza.
L’invito finale del vescovo: “Tornando al ritmo quotidiano della vita, come i discepoli che hanno visto il suo volto, custodiamo nel cuore la gioia dell’incontro con il Signore, promettendo di mantenere senza vacillare la professione della nostra speranza perché è fedele colui che ha promesso”.
È stata, a questo punto, consegnata ai rettori o parroci delle Chiese giubilari e ai cappellani delle carceri la “Lampada della Speranza”, perché la luce di Cristo continui a illuminare le persone e le comunità, attingendo da essa la forza per essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono particolari situazioni di disagio, un segno molto bello “perché tutti, nella nostra chiesa locale, possiamo risplendere come astri nel mondo per essere sale, lievito e luce”.
La celebrazione si è conclusa con la preghiera fiduciosa alla Madonna della Provvidenza, che nell’anno ha percorso le strade della Diocesi e a cui è stata affidata l’opera-segno dello sportello per prevenire l’usura e combattere la ludopatia, a Lei per chiederle di continuare a guidare la nostra Chiesa diocesana perché “ci preceda nel cammino, orienti il nostro sguardo sulla Parola che salva, Cristo, nostra speranza, che mai delude”.
Ufficio Comunicazioni Sociali
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