Il quarto incontro del Percorso di Formazione all’Impegno Politico con il prof. Alberto Vannucci
Prosegue il Percorso di Formazione all’Impegno Sociale e Politico promosso dall’Osservatorio Socio-Pastorale della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Il quarto incontro ha affrontato un tema tanto attuale quanto delicato: “Ripensare la corruzione attraverso la trasparenza amministrativa e la gestione del bene pubblico”. Relatore della serata è stato il prof. Alberto Vannucci, ordinario di Scienza Politica all’Università di Pisa, studioso dei fenomeni corruttivi e impegnato nella formazione di esperti in analisi e prevenzione della criminalità organizzata e della corruzione.
Ad aprire i lavori è stato don Pino Demasi, coordinatore del percorso, che ha presentato il relatore richiamando l’importanza di una formazione capace di unire competenze e passione civile. L’obiettivo, ha ricordato, è quello di formare veri e propri «professionisti dell’etica», capaci di rispondere con strumenti adeguati alle infiltrazioni della corruzione nella politica e nell’amministrazione pubblica.
Nel suo saluto, il Vescovo Mons. Giuseppe Alberti ha sottolineato il valore del cammino intrapreso dalla diocesi: «Ci rendiamo conto quanto sia prezioso quello che stiamo cercando di seminare». L’incontro si inserisce infatti in un percorso organico che, passo dopo passo, intende offrire una visione complessiva capace di leggere la complessità del territorio e di generare processi nuovi. Il Vescovo ha inoltre ricordato come la corruzione sia una questione strutturale, presente in molti contesti del mondo, invitando a vivere la riflessione senza illusioni di soluzioni immediate ma con la volontà di “mettere a fuoco le cose” per avviare cammini concreti di rinnovamento.
Nella sua articolata relazione, il prof. Vannucci ha proposto una lettura ampia del fenomeno corruttivo. In Italia, ha osservato, la parola “corruzione” è spesso diventata un contenitore generico dell’insoddisfazione dei cittadini verso la politica. Ripercorrendo la stagione di Mani Pulite, il docente ha evidenziato come quella vicenda abbia segnato profondamente la storia del Paese, lasciando una memoria ancora divisa. Tuttavia, la corruzione non può essere ridotta a una questione giudiziaria: essa è anche un fatto politico e culturale, legato ai rapporti tra potere pubblico e interessi privati.
Un punto centrale dell’intervento ha riguardato la definizione stessa di corruzione. Limitarsi alla visione del codice penale – lo scambio tra favore pubblico e tangente – è insufficiente. Le elaborazioni più recenti dell’Autorità Nazionale Anticorruzione parlano di abuso di potere affidato per fini privati, anche quando non si configura un reato. In questa prospettiva, la corruzione coincide con ogni cattivo uso del potere pubblico che produce inefficienza, distorsione e danno alla collettività.
Il relatore ha insistito sulla dimensione fiduciaria del potere pubblico. Ogni amministratore esercita un potere “affidato” dalla comunità; quando tale potere viene utilizzato per interessi particolari, si consuma un tradimento della fiducia collettiva. Le conseguenze sono evidenti: disaffezione politica, calo della partecipazione, indebolimento della legittimazione delle istituzioni.
La prevenzione della corruzione, ha ribadito Vannucci, non può essere delegata soltanto alla magistratura. Se la corruzione è anche cattiva amministrazione e abuso non penalmente rilevante, allora la distinzione tra uso legittimo e abuso del potere diventa una questione etica e culturale che coinvolge l’intera società. Amministratori e cittadini sono chiamati a condividere criteri di trasparenza e responsabilità, perché la tutela del bene comune non è solo un compito tecnico ma una scelta civile.
La trasparenza amministrativa emerge così come strumento decisivo: non semplice adempimento formale, ma condizione per rendere verificabile l’azione pubblica e prevenire distorsioni prima che diventino reati. Una cultura della trasparenza rafforza la fiducia e contribuisce a costruire istituzioni più credibili.
L’incontro si è concluso con un vivace dialogo tra il relatore e i partecipanti, tra cui cittadini e alcuni amministratori della Piana, segno di un interesse concreto verso questioni che toccano direttamente la qualità della vita democratica. Il percorso promosso dalla diocesi continua così a proporsi come spazio di formazione e confronto, nella convinzione che una società più giusta nasca dalla crescita di coscienze responsabili e competenti.
Ufficio Comunicazioni Sociali


































































































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