Nei giorni santi della nostra salvezza viviamo la celebrazione unica della Messa crismale, espressione della pienezza del sacerdozio del Vescovo che, assieme al suo presbiterio, rinnova la disponibilità a vivere con fedeltà il dono ministeriale ricevuto nel sacerdozio. La Messa crismale è come una epifania della Chiesa, corpo di Cristo, organicamente strutturato, che nei vari ministeri e carismi esprime, per la grazia dello Spirito, i doni nuziali di Cristo alla sua sposa pellegrina nel mondo. Viviamo questo momento celebrativo nel clima di una vera festa del sacerdozio ministeriale all’interno di tutto il popolo sacerdotale, che dal Battesimo partecipa ai doni di grazia che il Signore elargisce con abbondanza attraverso i suoi ministri. Siamo qui per dire grazie per il ministero ricevuto. Siamo riconoscenti per il dono del sacerdozio che attraverso i doni sacramentali fa giungere a noi la perenne novità della Pasqua che rinnova e santifica la vita dei credenti. L’unzione dello Spirito continui a generare efficaci annunciatori della Parola che salva, ministri generosi al servizio del popolo di Dio, uomini esperti e costruttori di comunione. Preghiamo tutti noi qui presenti per i nostri preti, collaboriamo con uno spirito ecclesiale, aiutiamoci vicendevolmente a crescere nello stile diaconale e sinodale che ricorda il senso profondo della Chiesa nel mondo: dono di servizio, dono di unità, dono di fraternità, dono di comunione. Un caro saluto va ai ragazzi cresimandi qui davanti per gioire già fin d’ora del dono dello Spirito attraverso l’olio Crisma che verrà benedetto.
Oggi vogliamo in particolare invocare su di noi e la nostra Chiesa la grazia di comunione nella fede, che unisce i presbiteri tra di loro e i battezzati con tutti i credenti in Cristo. Una fede sempre da rinnovare, da rafforzare, da far crescere nel suo intrinseco senso ecclesiale e comunitario. Non una fede da liberi battitori, in un impianto fondamentalmente individualista, ma uniti profondamente a Cristo e al suo corpo ecclesiale. Nessun pastore esiste da solo! Si tratta di far crescere in noi il mistero della Chiesa, mistero di comunione e di partecipazione, che è chiamata a prendere parte delle sofferenze di Cristo per unirsi anche alla sua risurrezione (cfr. Col 1,24). San Francesco di Paola, patrono della Calabria, di cui il 2 aprile ricordiamo la memoria, diceva in una sua lettera: “Ricordatevi della passione del nostro Signore e Salvatore e pensate quanto infinito fu quell’ardore che discese dal cielo in terra per salvarci, che per noi soffrì tanti tormenti e subì la fame, il freddo, la sete, il caldo e ogni umana sofferenza, nulla rifiutando per amor nostro e dando esempio di perfetta pazienza e di perfetto amore”.
San Tommaso D’Acquino all’inizio della Summa parla del ‘pati divina’, del soffrire le cose divine. In questi giorni santi di passione sentiamo l’invito a unirci a questa ‘passio Christi’ che ogni sacerdote, ogni evangelizzatore e ogni pastore condivide con il Signore Gesù. Il soffrire per la mancanza della fede, condividere la tristezza e l’abbandono di Cristo da parte di un mondo secolarizzato e che vive chiuso al suo dono di salvezza e di pace. Tutto questo diventa occasione per essere noi per primi coloro che si fidano unicamente della potenza del Vangelo, senza compromessi umani. E tutto ciò in una esperienza comunitaria di fede, condivisa con il Vescovo e con il popolo santo di Dio. Tutto dovrebbe alimentare e far crescere questa esperienza comunitaria di fede: le azioni liturgiche, le scelte iniziatiche di catechesi, le iniziative di carità, gli orientamenti sinodali, perfino le decisioni amministrative: tutto parte dalla fede per arrivare alla fede, dalla fede dei presbiteri alla fede della comunità.
Il rinnovo delle promesse sacerdotali sarà un passaggio importante della nostra celebrazione. Il carattere comunitario del gesto rivela il senso profondo del ministero presbiterale che è dono ecclesiale: dentro la Chiesa, per la Chiesa, nel mondo. Lo ricordava il Santo Padre nella Lettera Apostolica ‘Una fedeltà che genera futuro’: vale la pena “rendere sempre più visibile questa dimensione relazionale e comunionale del ministero ordinato … è una delle sfide principali per il futuro, soprattutto in un mondo segnato da guerre, divisioni e discordie”. Un valore fondato sacramentalmente che trova radice vitale nella Santissima Trinità e che chiede anche traduzioni concrete. Esplicita così papa Leone: “auspico che in tutte le Chiese locali possa nascere un rinnovato impegno a investire e promuovere forme possibili di vita comune, così «che i presbiteri possano reciprocamente aiutarsi a fomentare la vita spirituale e intellettuale, collaborare più efficacemente nel ministero”. Rinnovare la nostra fedeltà al Signore e alla sua chiamata significa accogliere queste sollecitazioni dello Spirito che la madre Chiesa ci dona. La comunione presbiterale non è qualcosa di chiuso in sè, ma va vissuta al servizio della Chiesa e della umanità intera. La società di oggi, anche nel nostro territorio, fa fatica a trovare le vie di una comunicazione serena e costruttiva. La comunione tra preti allora diventa anche profezia coraggiosa in una società che è chiamata a imparare a stare insieme in modo nuovo, che supera chiusure, sospetti, conflitti.
Rinnovare le promesse sacerdotali nell’oggi della nostra Chiesa diocesana significa dire di ‘sì’ anche alla scelta sinodale. E’ un punto che sta particolarmente a cuore al Santo Padre e anche a me, sì, anche al Vescovo. La sinodalità è una sfida dentro la Chiesa, anche dentro la nostra Diocesi, ma questa sfida ce la lancia lo Spirito, diventa così una grande opportunità per il nostro presbiterio e per le nostre comunità. Qui decidiamo il presente e il futuro della nostra credibilità cristiana ed ecclesiale. Siamo invitati a superare il modello di leadership esclusiva, per tendere verso una conduzione sempre più collegiale, nella cooperazione tra presbiteri, i diaconi e tutto il Popolo di Dio. All’interno delle nostre parrocchie con gli Organismi di partecipazione; tra parrocchie vicine in zone omogenee; con una pastorale coordinata e organica tra centro e periferia. Anche il Libro del Sinodo parla di ‘Pastorale sinodale’ che ci aiuti a superare forme di clericalismo autoreferenziale per adottare uno stile di comunione basato sulla corresponsabilità capace di testimoniare la ricchezza e la fecondità del Vangelo.
Invochiamo lo Spirito del Signore Dio su di noi perché ci renda ‘testimoni fedeli’, alla stregua di Gesù Cristo, esperti e costruttori di comunione, artigiani di fraternità, disposti a intraprendere percorsi di sinodalità, testimoni di una fede ecclesiale che è riverbero della unità trinitaria e profezia per un mondo incapace di dialogo e di pace.
+ Mons. Giuseppe ALBERTI
Vescovo Oppido Mamertina-Palmi













