L’A.I.: un dono di Dio da abitare con sapienza. Don Andrea Ciucci a Gioia Tauro per il ciclo formativo dell’IsTep

Mercoledì 29 aprile 2026 si è tenuto a Gioia Tauro il terzo e conclusivo appuntamento del ciclo di formazione promosso dall’IsTep “San Giovanni XXIII” della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Tema della serata: Il Dono di Dio. Intelligenza Artificiale, Chiesa, Società. Un incontro dedicato al laicato diocesano, partecipato da fedeli, operatori pastorali ed educatori.

Un trittico formativo per leggere il tempo presente

Ad aprire la serata è stato don Elvio Nocera, direttore dell’IsTep, che ha ricordato come questo terzo incontro chiudesse un “trittico formativo” iniziato con le serate sul fine vita e sull’Amoris Laetitia. Ha sottolineato un elemento qualificante dell’iniziativa: la perfetta corrispondenza tra la formazione offerta al laicato la sera del mercoledì e quella proposta al clero il giovedì mattina — segno concreto di una visione episcopale che vuole superare la logica dei “binari paralleli” tra laici e presbiteri.

Don Andrea Ciucci: oltre la paura, verso lo stupore

La relazione è stata affidata a don Andrea Ciucci, sacerdote milanese e membro della Pontificia Accademia per la Vita, che ha guidato i presenti in un percorso vivace e rigoroso, capace di tenere insieme rigore intellettuale e grande accessibilità comunicativa.

Partendo da una domanda semplice — perché di fronte alle meraviglie tecnologiche sappiamo dire “wow”, ma di fronte all’IA prevale la paura? — don Ciucci ha mostrato come la diffidenza verso le grandi innovazioni sia una costante della storia umana: persino Platone si scagliò contro la scrittura, temendo che avrebbe corrotto la trasmissione del sapere. Ha poi smontato il mito dell’IA come macchina “pensante”: sistemi come ChatGPT sono, nel celebre paragone di un esperto del settore, “pappagalli stocastici” — elaboratori statistici che predicono la parola più probabile, senza capire, senza volontà, senza coscienza. Non parlano, non ci vogliono bene, anche se talvolta sembrano farlo in modo sorprendentemente convincente.

Con esempi concreti e coinvolgenti — dal frigorifero connesso che impara le nostre abitudini, allo smartphone come strumento di raccolta dati — il relatore ha mostrato come le questioni etiche davvero serie siano la gestione dei dati personali, la concentrazione del potere tecnologico nelle mani di pochissimi soggetti privati e il rischio di crescenti ingiustizie sociali: ben altro che gli scenari apocalittici di cui si parla troppo spesso. Nell’ambito educativo, lo tsunami è già in corso: ciò che diventa decisivo non è proibire gli strumenti, ma tornare a educare alle cose essenziali — le domande e il senso critico. “Se un ragazzino usa ChatGPT per fare i compiti”, ha detto con ironia, “forse il problema è il compito”.

Un dono di Dio: la prospettiva teologica

Il cuore dell’intervento è stato teologico: citando Papa Francesco, don Ciucci ha affermato che l’intelligenza artificiale è un dono di Dio — non una minaccia prometeica, ma un invito a essere pienamente uomini. La tecnologia, ha spiegato rileggendo la Genesi, è il modo con cui Dio ci dice di abitare la terra. Ciò che manca non sono le regole, ma una visione: dove vogliamo andare? Non un’etica della paura, dunque, ma un’etica dello stupore, capace di custodire la domanda su quale umanità vogliamo costruire.

Il dibattito

Don Vincenzo Leonardo Manuli, moderatore della serata, ha inquadrato fin dall’apertura l’alfabetizzazione digitale come sfida anzitutto antropologica, accompagnando con competenza l’intera serata. Il successivo dibattito ha confermato la vivacità della comunità: si sono toccati la privacy e la gestione dei dati, la creatività come dimensione irriducibilmente umana, l’impatto dell’IA sul mondo del lavoro e le responsabilità di Chiesa, scuola e famiglia nell’educare le nuove generazioni.

Le conclusioni del Vescovo Alberti

A chiudere la serata è stato S.E. Mons. Giuseppe Alberti. Con sobrietà e lucidità pastorale, il Vescovo ha raccolto il filo della riflessione riconoscendo nella proposta di don Ciucci un approccio capace di determinare il modo concreto con cui affrontare questa realtà — “incredibile, complessa, affascinante”, ha detto — aggiungendo con ironia che l’IA è comunque “molto artificiale e poco intelligente”: la vera intelligenza, quella creativa e discernente, rimane prerogativa dell’uomo.

La domanda che il Vescovo ha lasciato aperta come provocazione feconda è di quelle essenziali: come la Chiesa riesce a coniugare la propria missione con questa trasformazione epocale? Restiamo fuori gioco, rifiutiamo impauriti, oppure accogliamo questa come una sfida ulteriore che il Signore ci fa? Se l’IA è un dono, vale la pena accoglierla con quella curiosità che può diventare stupore. La serata si è chiusa, come ha detto il Vescovo stesso, con la voglia di tornarci sopra: un inizio, non una conclusione.

Il ciclo formativo dell’IsTep “San Giovanni XXIII” ha confermato come la formazione permanente condivisa tra laici e clero possa diventare luogo vivo di discernimento ecclesiale. Il Signore ci fa dono di un tempo complesso e affascinante: sta a noi abitarlo con intelligenza e speranza.

Ufficio Comunicazioni Sociali
Diocesi Oppido Mamertina-Palmi