Diaconi di Oppido Mamertina-Palmi al XXX Convegno Nazionale del Diaconato: nei poveri i veri maestri del Vangelo

Non è stato un semplice incontro di studio o un bilancio formale, ma un vero e proprio cantiere sinodale e profetico nel segno di San Francesco, proprio nella cornice degli 800 anni dalla morte del Poverello d’Assisi: un evento dal respiro nazionale e internazionale sulle dinamiche del diaconato nella Chiesa.

​Si è celebrato ad Assisi, dal 3 al 6 agosto 2026, il XXX Convegno Nazionale della Comunità del Diaconato in Italia. Attorno al tema centrale «Nel segno di Francesco d’Assisi amante dei poveri: nuove sfide per la diaconia e per il diaconato», si è riunito un nutrito gruppo di diaconi con spose e figli della nostra Diocesi, per un momento formativo fortemente sostenuto dal nostro Vescovo, S.E. Mons. Giuseppe Alberti, e dal Delegato vescovile per il diaconato permanente, don Salvatore Larocca.

Tantissimi diaconi (120 i presenti), spose, diversi vescovi e delegati giunti da varie diocesi della penisola si sono interrogati sul futuro del ministero diaconale in una società segnata da nuove ed emergenti povertà.

​L’Apertura: un filo rosso tra l’Italia e le periferie del mondo

​I lavori si sono aperti nel pomeriggio di lunedì 3 agosto sotto la guida del Presidente della Comunità del Diaconato, Enzo Petrolino, e con la prolusione di S.E. Mons. César Essayan, Vicario Apostolico Latino in Libano. La presenza del presule libanese ha subito impresso al convegno un respiro internazionale: la diaconia non è un servizio burocratico o confinato nelle sagrestie, ma una presenza incarnata nei luoghi di sofferenza e di guerra. Nella sua prolusione, il Vicario Apostolico ha affermato: «I diaconi mi hanno proprio salvato e io li ho promossi», sottolineando quanto in quella complessa realtà il loro aiuto sia fondamentale. La preghiera d’apertura, presieduta da S.E. Mons. Stefano Manetti, ha richiamato i diaconi alla matrice biblica della loro chiamata: radicate nell’Eucaristia e nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo («L’avete fatto a me»), le scelte del diacono tracciano un dinamismo che parte dall’Adorazione per farsi Servizio, Liturgia e Carità militante.

​La svolta teologica: i poveri da oggetti a soggetti attivi

​La giornata di martedì 4 agosto ha visto la riflessione guidata da Padre Giulio Michelini sulla spiritualità diaconale di San Francesco. Ordinato diacono tra il 1208 e il 1213, il Poverello d’Assisi è stato tratteggiato non come un’icona edulcorata, ma come un “diacono in uscita”, profeta di pace e custode della Parola e del Creato.

​Dalle relazioni e dai laboratori di studio sinodali è emersa una decisiva inversione di prospettiva teologica e pastorale: i poveri non devono più essere considerati mere “vittime” o “oggetti” di assistenza, ma veri e propri soggetti attivi della guarigione spirituale della Chiesa. Come avvenne per Francesco nell’abbraccio e nel bacio al lebbroso – gesto che trasformò l’amaro in dolcezza d’animo e di corpo – così l’incontro con l’emarginato diventa il luogo teologico fondamentale in cui la Chiesa riconosce e contempla il volto di Cristo Servo.

​«La colpa principale contestata nei Vangeli è l’omissione d’amore e l’indifferenza. La vera carità richiede di superare logiche assistenziali: occorre offrire dignità, riscattare gli ultimi e riconoscere nell’altro un diritto divino».

​L’impegno sociale e la diaconia politica: dalla Chiesa alla polis

​La sessione di mercoledì 5 agosto si è addentrata negli snodi più caldi dell’attualità. L’intervento di Don Bruno Bignami ha tracciato le rotte della presenza diaconale nel mondo del lavoro, delle periferie e della marginalità sociale. A fare eco a questa riflessione è stata Chiara Mercuri, che ha evidenziato il valore storico e rivoluzionario di Francesco come “diacono di pace”, capace di disarmare la logica del potere del XIII secolo, seguita dall’intervento del Prof. Don Sergio Massironi, incentrato sulla “diaconia politica” e sul ruolo del diacono nella sfera pubblica e civile.

​Nel corso dei gruppi di lavoro sinodali – attraverso le vive testimonianze giunte dalle varie diocesi d’Italia – i diaconi hanno condiviso iniziative concrete di frontiera:

  • Lavoro e Accoglienza: dai Fondi Lavoro per disoccupati e immigrati ai corsi di alfabetizzazione e lingua italiana.
  • Progetti Casa: dalle strutture per l’accoglienza di famiglie di degenti ospedalieri al “Soccorso del Mobile” per gli indigenti.
  • Ferite Umane e Spirituali: centri di ascolto per persone emarginate, separate o allontanatesi dalla fede, accompagnamento spirituale, carceri e case di cura.

​La Celebrazione Eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo-Vescovo di Assisi S.E. Mons. Felice Accrocca, ha suggellato la giornata mettendo in luce come la carità pastorale debba farsi cultura, giustizia e riscatto sociale.

​La chiusura: l’incontro dei giovani con il Papa per una storia che continua

​Giovedì 6 agosto, la sessione conclusiva ha raccolto i frutti dell’intenso lavoro svolto. La restituzione delle sintesi dei gruppi ha mostrato una comunità diaconale viva, matura e desiderosa di superare ogni tentazione clericale.

​Un momento di profonda commozione e intensità spirituale si è vissuto con l’arrivo del Papa alla Basilica di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola, in occasione dei festeggiamenti per l’VIII centenario della morte di san Francesco. Il Santo Padre ha scelto di recarsi ad Assisi in visita pastorale proprio per incontrare i giovani riuniti dal 3 al 6 agosto per il raduno internazionale della gioventù francescana “GO! Franciscan Youth Meeting 2026”. È stata un’occasione propizia anche per tutti i diaconi partecipanti al Convegno, che si sono spostati nella grande piazza dove molti hanno potuto salutare il Pontefice chiedendo preghiere e benedizioni.

​L’evento è proseguito sul sagrato di Santa Maria degli Angeli, dove tre giovani di diverse provenienze hanno posto domande centrali sulla vita di fede e della Chiesa con l’invito del papa “a essere operatori di pace, ad avere il coraggio delle scelte definitive e a sperimentare la presenza della Chiesa come Madre di fronte alle ferite e agli scandali”.

​L’incontro ha testimoniato la grande dolcezza e sapienza del Papa nel guidare le nuove generazioni e anche i diaconi hanno fatto eco ai lavori del convegno, cogliendo nelle parole del Santo Padre una forte comunione nella «cattolicità» e rinnovando la propria adesione al magistero della Chiesa universale. Forte il richiamo del papa a vivere con San Francesco e Santa Chiara il Vangelo sine glossa (senza sconti), dimostrando che la vera bellezza cristiana risiede nell’abbracciare la povertà,

e l’invito “GO!” alla missione verso i margini della società, superando la paura e la rassegnazione.

Negli interventi conclusivi in aula, Don Calogero Cerami ed Enzo Petrolino hanno consegnato il Messaggio Finale del convegno, ribadendo che il diacono non si definisce soltanto per “ciò che fa”, ma per il suo essere segno trasparente di Cristo Servo. Da Assisi riparte così una Chiesa in uscita, pronta a camminare a fianco dei poveri e a costruire ponti di pace e di giustizia sociale.

​Diacono don Rosario Carrozza