Una Chiesa che genera: la nostra Diocesi alla 76ª Settimana Liturgica Nazionale di Catania

Dal 24 al 27 agosto 2026 Catania ha accolto la 76ª Settimana Liturgica Nazionale, promossa dal Centro di Azione Liturgica (CAL) e ospitata dall’Arcidiocesi etnea. Il tema scelto per questa edizione, “Una Chiesa che genera. Liturgia e Iniziazione cristiana”, ha accompagnato quattro giornate di celebrazione, studio, confronto e fraternità, ponendo al centro una delle questioni pastorali più urgenti per le nostre comunità: come generare oggi alla fede e accompagnare bambini, giovani e adulti verso un autentico incontro con Cristo.

Anche la Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi ha partecipato all’appuntamento con una propria delegazione, guidata dal nostro Vescovo S.E. Mons. Giuseppe Alberti e composta da don Giuseppe Sofrà, Vicario episcopale per l’Annuncio e la Celebrazione della fede e Direttore dell’Ufficio Catechistico diocesano; don Giuseppe Calimera, Direttore dell’Ufficio Liturgico diocesano; diacono Michele Vomera, Direttore della Caritas diocesana; e da don Elvio Nocera, Consigliere del CAL.

Una presenza significativa, nella quale si sono ritrovate alcune delle dimensioni che la stessa Settimana Liturgica ha voluto porre in dialogo: liturgia, catechesi, vita della comunità e testimonianza della carità.

Ad accompagnare fin dall’inizio i lavori è giunto anche il saluto di Papa Leone XIV, trasmesso attraverso il Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin. Il Pontefice ha invitato a non pensare l’iniziazione cristiana semplicemente come una preparazione alla ricezione dei Sacramenti, ma come il grembo nel quale la comunità genera alla fede e introduce alla vita pasquale.

La liturgia, in questa prospettiva, non rappresenta un elemento esteriore della vita cristiana, ma il luogo nel quale il mistero di Cristo raggiunge l’uomo, lo trasforma e lo introduce in una vita nuova. Particolarmente forte anche il richiamo al legame inscindibile tra celebrazione e carità: l’autenticità della liturgia si riconosce nei frutti di comunione, riconciliazione e amore fraterno che essa è capace di generare nella vita.

La prolusione del prof. Andrea Lonardo, dedicata a “Liturgia e Iniziazione cristiana in Italia: tra attese e prospettive”, ha posto sul tavolo alcune questioni decisive. Dalla riflessione proposta è emersa con chiarezza la necessità di superare una visione nella quale catechesi e liturgia procedano come percorsi paralleli.

Il Battesimo è stato richiamato anzitutto come primato del dono di Dio; la Confermazione non semplicemente come “sacramento della maturità”, ma come conferma della figliolanza; l’Eucaristia come fonte e non soltanto culmine; il catecumenato come autentica esperienza ecclesiale e comunitaria. Al centro, dunque, non può esserci solamente il singolo percorso sacramentale: è la Chiesa stessa che, come madre, accompagna e genera.

Nella seconda giornata il prof. Francesco Cosentino, con la relazione “Madre gioiosa di figli credenti. Il mistero pasquale sorgente della vita cristiana”, ha riportato la riflessione all’iniziativa di Dio.

Prima di essere azione dell’uomo, la liturgia è azione di Dio: è Cristo che continua ad agire nella sua Chiesa e, attraverso il mistero pasquale celebrato, raggiunge l’oggi della nostra esistenza. La comunità cristiana può generare alla fede proprio perché essa stessa viene continuamente rigenerata dalla Pasqua del Signore.

Il prof. Pierangelo Muroni, nella relazione “Dal fonte alla mensa. La Liturgia grembo dell’Iniziazione cristiana”, ha proposto invece una lettura unitaria dell’intero cammino iniziatico.

Battesimo, Confermazione ed Eucaristia non possono essere considerati momenti isolati o semplici tappe da raggiungere, ma sono inseriti in un’unica economia sacramentale. In particolare, l’Eucaristia è stata presentata come principio interpretativo dell’intero percorso: non soltanto punto di arrivo, ma sorgente dalla quale continuamente riparte la vita cristiana.

Centrale, in questa prospettiva, diventa la mistagogia, attraverso la quale quanto viene celebrato viene progressivamente compreso, assimilato e tradotto nella vita.

Particolarmente significativi sono stati, nel pomeriggio del 25 agosto, i laboratori, articolati attorno a quattro dimensioni fondamentali della vita ecclesiale: famiglia, catechesi, carità e giovani. Un’occasione di confronto e condivisione che ha permesso ai partecipanti di rileggere le diverse esperienze pastorali alla luce della domanda che ha attraversato l’intera Settimana: come può oggi la comunità cristiana tornare ad essere realmente generativa?

La terza giornata ha riportato al centro il RICA – Rito dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti. Don Alberto Giardina, Direttore dell’Ufficio Liturgico Nazionale, con “Un cammino che trasforma. Il RICA nei suoi tempi e passaggi”, e la prof.ssa Valeria Trapani, con “Il noi che celebra. La comunità accoglie e forma i discepoli”, hanno ulteriormente sottolineato come l’iniziazione cristiana non possa essere affidata esclusivamente al catechista o racchiusa in un’aula.

Si tratta, piuttosto, di un processo che coinvolge l’intera comunità, i suoi tempi, le sue relazioni, la Parola, i riti e la testimonianza quotidiana.

La Settimana è stata anche esperienza concreta di Chiesa celebrante. Le diverse giornate sono state scandite dall’Eucaristia e dalla Liturgia delle Ore, con la presenza, tra gli altri, di Mons. Giuseppe Baturi, Segretario Generale della CEI; Mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania; e Mons. Vittorio Francesco Viola, Segretario del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

La visita al Trittico agatino ha inoltre permesso ai partecipanti di entrare nel cuore della tradizione religiosa di Catania, nell’anno del IX centenario della traslazione delle reliquie di Sant’Agata.

La relazione conclusiva del prof. Giuliano Zanchi, “Iniziare alla fede oggi. Proposte per una Chiesa generativa”, ha consegnato una delle provocazioni più significative dell’intera Settimana.

Per rinnovare davvero l’iniziazione cristiana occorre avere il coraggio di prendere congedo da un modello prevalentemente scolastico, concentrato quasi esclusivamente sull’infanzia, sulle lezioni e sulla preparazione immediata ai Sacramenti.

La prospettiva indicata è ben più ampia: «È tutta la comunità che è iniziatica». Bambini e adulti devono poter incontrare Gesù dentro una comunità reale, capace di accogliere, celebrare, accompagnare e testimoniare.

Questo cambiamento, ha sottolineato Zanchi, richiede energie intellettuali e, soprattutto, coraggio spirituale: non semplici aggiustamenti organizzativi, dunque, ma una vera conversione pastorale.

Nelle conclusioni Mons. Claudio Maniago, Presidente del Centro di Azione Liturgica, ha ricordato che una Chiesa o è generativa oppure viene meno alla sua stessa natura.

La Settimana Liturgica non ha voluto consegnare ricette già pronte, ma offrire stimoli, indicazioni e percorsi da riportare nelle singole Chiese locali. Ha invitato inoltre a custodire lo “stupore”, perché soltanto chi si accorge realmente di ciò che celebra può lasciarsene coinvolgere e trasformare.

Per la nostra Diocesi l’esperienza di Catania rappresenta, quindi, non semplicemente un appuntamento formativo, ma un ulteriore invito a continuare un cammino già avviato: costruire comunità nelle quali catechesi, liturgia, famiglia, giovani e carità non siano mondi separati, ma dimensioni di un’unica esperienza cristiana.

Generare alla fede significa, infatti, molto più che preparare qualcuno a ricevere un Sacramento. Significa accompagnare persone e famiglie a entrare in una comunità che crede ciò che celebra e vive ciò che crede; una comunità nella quale l’Eucaristia diventa fraternità, la Parola diventa scelta di vita e il servizio ai poveri rende visibile ciò che abbiamo celebrato.

È questa, forse, la consegna più significativa che portiamo con noi da Catania: non basta amministrare percorsi di iniziazione cristiana; siamo chiamati, come Chiesa, a tornare ad essere grembo che genera alla fede e alla vita.

Diac. Michele Vomera