Nella seconda giornata a Rizziconi la relazione di don Francesco Zaccaria e l’annuncio del vescovo Alberti. Oggi alle 18.30, in Cattedrale a Oppido Mamertina, l’indizione solenne della Visita pastorale.
C’è un filo che ha legato le due giornate dell’Assemblea diocesana “Camminare insieme nella Comunione per la Missione”, riunita a Rizziconi nell’Auditorium “Famiglia di Nazareth”: dopo aver riscoperto, il primo giorno, la liturgia come sorgente della vita cristiana, la Chiesa di Oppido Mamertina-Palmi si è chiesta, venerdì 18 settembre, come tradurre quella sorgente in cammino. A introdurre i lavori è stato il moderatore don Giuseppe Demasi, che ha posto subito la domanda di fondo: non basta accorgersi che qualcosa deve cambiare, occorre capire “quale conversione pastorale ci viene chiesta, e quali sono i fondamenti che devono sostenerla”.
A raccoglierla è stato don Francesco Zaccaria, presbitero di Conversano-Monopoli, docente di teologia pastorale alla Facoltà Teologica Pugliese e già membro della Presidenza del Cammino sinodale delle Chiese in Italia. La sua non ha voluto essere una lezione, ma “un invito, un augurio, uno stimolo” – come lo ha definito poi il vescovo. Il punto di partenza è lo sguardo sul presente: di fronte a comunità più piccole e a una società che cambia in fretta, ha spiegato don Zaccaria, la tentazione è duplice, fermare il tempo per nostalgia o rincorrerlo adeguandosi a tutto. La via evangelica è un’altra, “abitare” questo tempo, riconoscendo che il compito del cristiano non è “fabbricare la presenza di Dio nella società contemporanea, ma svelarla”.
Da qui l’immagine che ha dato il tono all’intera giornata. Non il missionario “guerriero”, che per sentirsi cristiano deve combattere contro qualcuno e che tradisce soprattutto una paura; e nemmeno soltanto il “seminatore”, pur generoso, che parte sempre dall’idea di avere qualcosa da consegnare. Il modello per oggi, ha detto il relatore, è l’”esploratore”: colui che si fa compagno di strada delle persone “per scoprire con loro quello che Dio sta già facendo nella loro vita, prima ancora che glielo porti io”. È lo stesso movimento della sinodalità, intesa non come metodo organizzativo ma come volto di una Chiesa popolo di Dio, dove tutti sono corresponsabili e i consigli pastorali diventano il banco di prova concreto del discernimento. Una prospettiva che don Zaccaria ha condensato, riprendendo il titolo di un suo libro, in una frase rimasta a lungo nell’aria: “La conversione sinodale e missionaria è la forma che prende la speranza in una comunità che ha smesso di avere paura”.
Prima della parola del vescovo, spazio ad alcune comunicazioni. Don Michele Vomera, direttore della Caritas diocesana, ha ricordato i quarant’anni dell’organismo – che saranno celebrati il 13 e 14 novembre con il direttore di Caritas Italiana don Marco Pagniello – insieme al percorso formativo “Animare alla Carità” e all’attività dello sportello anti-usura, chiedendo alle comunità un supplemento di attenzione e coraggio. Lo stesso vescovo ha poi annunciato il progetto, ormai in fase di avvio, di un Centro di aiuto alla vita (CAV) a sostegno delle donne in gravidanza in difficoltà, che sarà presentato in occasione della Giornata per la vita, all’inizio di febbraio.
Poi la parola è passata a mons. Giuseppe Alberti, che non ha “concluso” ma ha aperto il nuovo anno pastorale annunciando ufficialmente l’avvio della Visita pastorale. Facendo eco a don Zaccaria, ha voluto sgombrare il campo da un equivoco: la Visita non è un esame del vescovo alla comunità, ma un atto di tutta la Chiesa. “Se io giro per le parrocchie e vedono solo me, ho fallito – ha detto con la sua consueta immediatezza -. Non si deve vedere il vescovo, si deve vedere che il grande pastore delle pecore visita il suo popolo”. La Visita, ha aggiunto, sarà “una palestra di sinodalità”, esercizio straordinario di quel camminare insieme che la Diocesi ha scelto, con al cuore la missionarietà e “il sogno di arrivare a tutti”, oltre il comodo criterio del “si è fatto sempre così”.
Il vescovo ha anche indicato tempi e modo. La Visita seguirà l’ordine dei vicariati, a partire da gennaio: prima Polistena, poi Gioia Tauro-Rosarno, quindi Oppido Mamertina-Taurianova e Palmi. Un percorso preparato con incontri di impostazione, il lavoro dei co-visitatori accanto ai consigli pastorali e per gli affari economici, e i questionari sulle aree dell’annuncio, della catechesi, della carità e della gestione dei beni. A tutti i fedeli l’invito a prepararsi “con la preghiera e le opere di carità”. La giornata si è chiusa, come la prima, con la celebrazione dei Vespri.
Il “triduo ecclesiale” vissuto a Rizziconi trova oggi, sabato 19 settembre, il suo compimento: alle ore 18.30, nella Cattedrale di Oppido Mamertina, la Concelebrazione eucaristica con l’Indizione solenne della Visita pastorale. Un appuntamento aperto a tutta la comunità diocesana, per cominciare insieme, e senza paura, il cammino.
Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali.
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