Giovani protagonisti del bene comune: al via la Scuola diocesana di cittadinanza attiva

A Gioia Tauro il primo incontro del percorso con la testimonianza di Luca Ritorto, sindaco di Gioiosa Ionica. “Non spettatori, ma protagonisti”

Tanti giovani, arrivati da Polistena, Cittanova, Palmi, Terranova, Santa Cristina e da altre comunità della Piana. È stato questo il primo segnale, e forse il più eloquente, della serata di venerdì 16 ottobre alla Casa del laicato “Mons. Luciano Bux” di Gioia Tauro, che ha aperto la Scuola diocesana di cittadinanza attiva “Giovani protagonisti del bene comune”.

Il percorso, promosso dall’Osservatorio socio-pastorale della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi per giovani dai 18 ai 30 anni, si articola in sette tappe fino a giugno 2027. Il primo incontro aveva per tema “Perché impegnarsi? Giovani, politica e responsabilità”. La scuola non vuole indicare schieramenti né appartenenze: vuole formare coscienze libere, competenti e responsabili, a partire dalla realtà concreta del territorio. Il metodo è sempre lo stesso: ascoltare una testimonianza, confrontarsi, lavorare insieme in laboratorio.

“Sappiamo che oggi, quando si parla di politica, tutti scappiamo”, ha detto in apertura don Giuseppe Demasi, che guida il percorso. “Il fatto che siate qui è bello, perché è segno che ci sono ancora giovani che hanno voglia di scoprire e di vivere la politica”. Non un corso tradizionale, ha precisato, ma “un cammino da costruire dal basso e da maturare insieme”.

Dall’impegno sociale all’impegno politico
Il sindaco di Gioiosa Ionica, Luca Ritorto, ha raccontato il proprio percorso. Prima l’impegno sociale, poi la scelta politica. Tutto è cominciato con il servizio come obiettore di coscienza nell’associazione “Don Milani”, nella valle del Torbido. Lì ha conosciuto l’”I care” di don Lorenzo Milani, quel “mi sta a cuore” che è “il contrario dell’indifferenza”. Poi è arrivato l’impegno con Libera, in un paese segnato dalla memoria di Rocco Gatto, il mugnaio ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1977 per essersi opposto alle estorsioni. Infine gli anni trascorsi a Polistena accanto ai giovani che avrebbero dato vita alla cooperativa Valle del Marro.

“Tanti rivoli che piano piano sono confluiti in un unico impegno”, ha spiegato il sindaco. Oggi è alla guida del suo comune a tempo pieno, con un movimento civico, dopo tredici anni da consigliere, assessore e vicesindaco. Non ha nascosto le timidezze dell’adolescenza né il peso delle decisioni: “Ancora oggi spesso mi tremano i polsi”. Ha poi citato le parole di don Milani: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica”.

Tre le consegne affidate ai giovani:

  • la politica “non può ridursi a mero esercizio del potere” o a pratica burocratica;
  • serve curare la qualità delle relazioni, costruire ponti tra persone, gruppi e associazioni, sull’esempio di Alex Langer;
  • lo sguardo sul futuro di una comunità non può essere solo quello degli amministratori, ma ha bisogno di tutti.

“Ridipingere l’aula di una scuola, prendersi cura di uno spazio pubblico o di un bene confiscato, stare accanto a chi è fragile: anche questa è un’azione politica”, ha detto il sindaco. E sull’astensionismo: “Se tu non scegli, qualcun altro sceglierà per te”.

La parola ai giovani
Il dialogo che è seguito è stato vivace e franco. I giovani hanno parlato di un clima familiare e sociale che spesso spegne l’interesse per la cosa pubblica. Hanno ricordato il dovere di solidarietà sancito dalla Costituzione e la difficoltà di riconoscersi negli attuali partiti. Ma sono emerse anche esperienze concrete. C’è chi ha fatto servizio civile in un ente comunale. C’è chi guida un’associazione nel proprio paese. C’è chi, tornato dopo gli studi fuori, oggi siede in un consiglio comunale e racconta la fatica di una presenza giovanile spesso usata “come vessillo”. Non sono mancate domande puntuali al sindaco sulla visione di paese e sulle risorse dei comuni. Il sindaco ha richiamato l’attenzione sulla qualità della spesa pubblica: “La sfida non è solo ottenere un finanziamento, ma saperlo spendere bene per i cittadini”.

Il laboratorio: ingiustizie, motivazioni, speranze
Nella seconda parte i partecipanti, divisi in tre gruppi, hanno lavorato su una scheda e poi hanno condiviso le loro riflessioni. Tra le ferite del territorio hanno indicato:

  • lo spopolamento, “non scelto ma subìto” per mancanza di opportunità;
  • le disuguaglianze nell’accesso alle cure e le lunghe liste d’attesa;
  • la corruzione, il potere mafioso e gli ecoreati;
  • le logiche clientelari;
  • le discriminazioni verso i cittadini stranieri;
  • l’indifferenza.

A spingerli a mettersi in gioco sono invece il desiderio di “lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato”, la responsabilità verso la propria comunità e la volontà di “servire, non amministrare”.

E a chi ripete che “tanto non cambia mai nulla”? “È una frase comoda”, hanno risposto, “con cui ci chiudiamo la porta in faccia da soli”. Un gruppo ha fatto proprio il motto nato dall’esperienza della Valle del Marro: “Restare per cambiare e cambiare per restare”.

Il prossimo appuntamento è venerdì 20 novembre, sul tema “La Costituzione: la nostra casa comune”. Il cammino proseguirà fino al weekend finale di giugno. Lì i giovani presenteranno le loro proposte per “la Piana che vogliamo”.

Ufficio diocesano Comunicazioni Sociali