Si è svolto nei giorni 10 e 11 ottobre 2026, presso il Centro Presenza di Barritteri, il consueto ritiro-convivenza del Collegio Diaconale della Diocesi di Oppido Mamertina -Palmi,per l’inizio del nuovo anno pastorale. Un appuntamento annuale intenso e fraterno, guidato dal Delegato vescovile per il Diaconato, don Salvatore Larocca, e per lunghi tratti anche in presenza del nostro Vescovo, Mons. Giuseppe Alberti, vissuto come momento fondamentale per ricaricare le energie spirituali e riflettere sul senso profondo del ministero.
A tracciare il filo conduttore delle due giornate è stata la parola guida del Vangelo di Matteo: «Tra voi non sia così» (Mt 20,25-28), un forte richiamo alla logica del servizio e del dono di sé di contro alla mentalità del dominio e dell’individualismo.
Il ritiro ha offerto un’equilibrata alternanza di momenti formativi, celebrazioni liturgiche e spazi di condivisione:
- Sabato 10 ottobre: Dopo l’arrivo nel pomeriggio e l’invocazione dello Spirito Santo, si è tenuto il primo incontro di formazione guidato da don Salvatore. Successivamente, la comunità si è raccolta nella preghiera dei Vespri e nell’Adorazione eucaristica. La serata, dopo la cena comunitaria, è proseguita con un importante momento di “risonanza” e confronto sulla prima relazione.
- Domenica 11 ottobre: La giornata si è aperta con la recita delle Lodi Mattutine, seguita dalla seconda meditazione e da un nuovo spazio di risonanza. La Solenne Santa Messa presieduta dal Vescovo a mezzogiorno e il pranzo fraterno hanno concluso l’esperienza.
La provocazione dei dialoghi pastorali e la lezione di Mons. Delpini
Le meditazioni del delegato vescovile hanno tratto spunto da tre dialoghi immaginari tratti da una lettera pastorale di Mons. Delpini, Arcivescovo di Milano:
Il Piccolo Principe e i pianeti dell’«Io»: Attraverso le tappe dell’esplorazione del Piccolo Principe (il pianeta dei gaudenti, dove è proibito fare domande; il pianeta di Ego, ripiegato nel solo pronome “Io, io, io”; il pianeta della Signora Mestizia, paralizzato da uno scetticismo ed intellettualismo privo di speranza), è emersa la tentazione di smarrire il “Noi” della comunità eucaristica. La riflessione ha sollecitato i diaconi a scuotersi dal torpore spirituale, superando l’autoreferenzialità per farsi seminatori di speranza, fraternità e sapienza.
Il padrone della vigna e la gente della piazza: Rileggendo la celebre parabola evangelica, il dialogo ha messo in luce la necessità di superare la logica del “si è sempre fatto così” e la protesta infondata di chi non si sente coinvolto. Il padrone invita ad entrare nella vigna non per fare carriera o cercare vantaggi ma per offrire energie e idee nuove nella corresponsabilità battesimale.
Don Camillo e il Crocifisso: Nella seconda giornata, il dialogo guareschiano tra un affannato don Camillo e Gesù ha ricordato l’importanza dei Consigli pastorali parrocchiali e del lavoro corale. Non si può pensare di “salvare il paese da soli”: il ministero richiede di ascoltare e valorizzare il popolo di Dio, la sapienza quotidiana e i carismi di tutti in una sinodalità che deve diventare stile permanente della Chiesa.
Lo stile del ministero: comunione, liturgia e carità della presenza
Nelle sue sollecitazioni, don Salvatore ha ribadito l’identità autentica del diacono: non un “animatore” né una semplice ” figura ” della visibilità liturgica, ma un collaboratore del Vescovo inviato a collaborare con il parroco e la realtà parrocchiale indissolubilmente legato alla carne di Cristo, presente sia sul ciborio sia nel sofferente e nei poveri.
Il diacono dunque chiamato a incarnare quel movimento sistolico e diastolico che lo vede immerso nella dinamica: «dall’ altare alla strada e dalla strada all’altare.»
È stata sottolineata con forza l’importanza della fedeltà alla Liturgia delle Ore come sorgente viva che trasforma la preghiera in vita incarnata, e il dovere primario della carità fraterna all’interno del Collegio, invitando i diaconi a farsi vicini ai confratelli anziani e ammalati.
Le risonanze dei diaconi e le parole del Vescovo
Profonde sono state le testimonianze dei diaconi e delle loro mogli durante le sessioni di risonanza:
- dall’invito a fare domande a Dio e a ritrovare il silenzio, alla riscoperta dell’essenziale e delle relazioni autentiche con il Cristo Servo;
- dalla consapevolezza che la preghiera intensa performa il cuore, alla necessità di uscire da sé ed evitare la mestizia o il senso di isolamento nei contesti parrocchiali;
- dalla consapevolezza della storia vocazionale, alla visione del diacono non come una semplice figura da “vetrina” o “bomboniera” sull’altare, e al richiamo a Cristo Servo per presbiteri e comunità;
- significativo anche il contributo delle mogli, che hanno testimoniato il valore dell’annuncio kerigmatico e della preghiera condivisa in famiglia di fronte alle sfide e alle ansie del tempo presente.
Il Vescovo ha espresso gratitudine per la sincerità e la fecondità del confronto. Sottolineando come il diaconato viva spesso in una “zona di frizione” ecclesiale, ha richiamato l’urgenza di un’ecclesiologia di comunione in piena fedeltà al Concilio Vaticano II. Ha esortato tutti alla pazienza del discernimento, alla fedeltà nella preghiera e alla cura dell’unità del Collegio: «Servi sì, ma schiavi no. Non siamo da soli: dobbiamo aiutarci a purificare lo sguardo e a riscoprire la bellezza del diaconato al servizio dell’umanità».
L’intenso momento formativo, ci ha poi visti tutti insieme al pranzo domenicale condiviso in fraternità dove abbiamo vissuto la dimensione della famiglia diaconale. Particolarmente attesa è stata la visita di don Silvio Mesiti fondatore e presidente del Centro Presenza che ci ha ospitati. Don Silvio ringraziando il Vescovo e tutti i diaconi ha voluto manifestare tutta la sua stima e il suo affetto per tutto quello che i diaconi svolgono nella nostra Diocesi.
Un ritiro che si chiude dunque con un rinnovato slancio missionario: camminare dietro a Cristo Servo per essere, nel mondo e nelle comunità, segno vivo di comunione e speranza, ricordando a tutti con la nostra presenza che Cristo è venuto per servire, non per essere servito.
Deo agimus gratias!
Diac. Don Rosario Carrozza

























