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13/Set/23

Gli Ulma. La famiglia beata.

Per la prima volta un’intera famiglia è stata beatificata insieme.

“Saluto cordialmente i Polacchi e in modo particolare l’arcivescovo Adam Szal, che con una delegazione ha portato a Roma le reliquie dei nuovi martiri beati: Giuseppe e Wiktoria Ulma e i loro sette figli. Possa questa Famiglia di Beati essere per voi e per le famiglie polacche un modello di devozione al Sacro Cuore di Gesù, la cui immagine, che oggi benedirò, porterete in pellegrinaggio nella vostra Arcidiocesi”. Sono le parole di Papa Francesco all’udienza generale di questa mattina. Domenica 10 settembre è stata infatti beatificata in Polonia la famiglia Ulma.

Padre, madre e i loro sette bambini, tra cui quello ancora nel grembo della mamma, sterminati dai nazisti per aver nascosto e protetto otto ebrei, massacrati poi con loro.

Era il 1944, c’era la seconda guerra mondiale, e in un paesino della Polonia, Markowa, viveva una famiglia bella e numerosa, dalle foto ricorda perfino i disegni di Astrid Lindgran e i suoi bambini di Bullerby. Volti sorridenti, sguardi eleganti, piedi scalzi e mani accoglienti. L’ospitalità diventa via per il martirio. La famiglia Ulma giusti tra le nazioni (che è l’onore più grande che lo Stato d’Israele concede a non ebrei) e beati per la Chiesa.

Józef e Wiktoria, con i loro bambini Stasia, Basia, Władziu, Franio, Antoś, Marysia Ulma e il piccolo, senza nome, ancora nel grembo della mamma, sono stati riconosciuti “martiri”, tutti, compresi i bambini e – per la prima volta nella storia – anche il nascituro.

La loro storia è raccontata in esclusiva per le Edizioni Ares nel volume “Uccisero anche i bambini. Gli Ulma la famiglia martire che aiutò gli ebrei” (pp. 152, euro 15), di recente uscita. È il frutto di un’accurata inchiesta giornalistica compiuta dalla vaticanista Manuela Tulli insieme con Pawel Rytel-Adrianik, responsabile della sezione polacca di Vatican News e di Radio Vaticana.

Il libro intreccia la storia degli Ulma con quella della guerra e i pensieri portano a ciò che facciamo noi con i perseguitati delle guerre che oggi fanno sanguinare il mondo.

Ed è un “battesimo di sangue”, come lo definisce il cardinale Marcello Semeraro, quello che ha portato per la prima volta alla beatificazione anche un bimbo non ancora nato, anche se la mamma, forse per il terribile choc di quel momento, aveva iniziato a partorire prima di essere uccisa.

Tra il mondo che uccide e la mamma che protegge, c’è una vita beata. Tra un papà che cresce i suoi figli e una mamma che li educa, c’è una storia d’amore e di santità che ci fa ricordare che ci salveremo solo insieme. Non dalla morte, ma per l’eternità.

Una storia che i gruppi famiglia devono scoprire, perché ci si ritrova sicuramente in tanti aspetti della vita quotidiana, ma si resta spiazzati dalla pagina finale, da quel “dare la vita per i propri amici”, anche quando gli amici sono volti che hai appena incontrato.

Il dono della vita è sinonimo di santità, con il martirio della famiglia Ulma non è servito neanche un miracolo per arrivare alla beatificazione, anche se tanti sono quelli documentati, perché dare la vita è la risposta d’amore più grande, darla insieme a tutta la famiglia è la certezza che niente e nessuno potrà separare ciò che Dio unisce, per sempre.

 


 

Preghiera per l’intercessione

Dio, Onnipotente ed eterno,

ti ringraziamo per la testimonianza

dell’amore eroico

dei coniugi Józef e Wiktoria Ulma e dei loro figli,

che hanno dato la loro vita

per salvare gli ebrei perseguitati.

Le loro preghiere e il loro esempio

siano stimolo alle famiglie

per una vita cristiana autentica

e ci aiutino a camminare

sulla vera strada della santità.

Ti preghiamo, o Signore,

di concederci, secondo la tua volontà, la grazia…,

che ora ti chiediamo per

l’intercessione dei Servi di Dio

e di annoverarli tra i Beati della Chiesa.

Per Cristo nostro Signore. Amen.


Allegati:

Apertura Causa Beatificazione di P. Ludovico Polat

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