Vicariato di Polistena -Catechisti in dialogo: fede, comunità e responsabilità educativa

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Due giornate di formazione per riscoprire l’identità del catechista e il suo ruolo di ponte tra Parola, liturgia e vita quotidiana

Nei giorni 22 e 23 gennaio, presso il Centro “Padre Pino Puglisi” di Polistena, si è svolto l’incontro dei catechisti della Vicaria di Polistena. All’appuntamento hanno preso parte i rappresentanti di 11 parrocchie, riuniti per vivere due giornate intense di formazione, riflessione e condivisione fraterna. A guidare e accompagnare il percorso sono stati don Giuseppe Sofrà, direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano, e don Giuseppe Ascone, referente del settore Apostolato Biblico. La loro presenza ha offerto ai partecipanti un prezioso contributo di competenza, visione pastorale e profondità spirituale, sostenendo il cammino formativo della vicaria e arricchendo il dialogo tra le comunità.

L’incontro ha rappresentato un’importante occasione per fermarsi, riflettere e riscoprire il senso del servizio catechistico all’interno delle parrocchie. In un tempo segnato da cambiamenti culturali, sociali e spirituali che interrogano anche il modo di annunciare il Vangelo, queste giornate hanno permesso di rinnovare consapevolezza e motivazioni, valorizzando la responsabilità di accompagnare bambini, ragazzi e famiglie nel cammino della fede.

Nel corso del primo momento formativo è stato proposto un approfondimento organico delle cinque dimensioni indicate dal Direttorio per la Catechesi come fondamentali per la figura del catechista. Si è partiti dalla dimensione umana, sottolineando che il primo annuncio passa dalla qualità delle relazioni: accoglienza, ascolto, empatia e delicatezza rendono credibile il Vangelo e aprono spazio all’azione della grazia. Accanto all’“essere”, è emersa l’importanza del sapere, non come semplice accumulo di nozioni, ma come familiarità viva con la Scrittura, il Catechismo e la Tradizione della Chiesa, per maturare un’autentica intelligenza della fede capace di dialogare con le domande del presente.

Si è poi riflettuto sul saper fare, cioè sulla capacità di trovare linguaggi creativi e adeguati per comunicare il Vangelo alle giovani generazioni, valorizzando simboli, narrazione, gioco, lavoro di gruppo e attenzione ai linguaggi digitali. Un’altra dimensione fondamentale è stata quella del saper stare con, che richiama la natura comunitaria del servizio catechistico: il catechista non opera da solo, ma in comunione con il parroco e con gli altri operatori pastorali, attraverso il lavoro in équipe e la corresponsabilità nelle scelte. Infine, si è approfondito il saper essere, dimensione decisiva perché il catechista è testimone prima che insegnante: la vita spirituale nutrita dalla preghiera, dall’Eucaristia e dai sacramenti è la sorgente da cui nasce un annuncio autentico e non ridotto a semplice attività organizzativa.

Il percorso ha inoltre messo in luce il rapporto profondo tra catechesi e liturgia, evidenziando la figura del catechista come “ponte vivo” capace di collegare la vita quotidiana dei ragazzi con la fede celebrata. In questa prospettiva, alla luce anche del Magistero recente e in particolare della Desiderio Desideravi di Papa Francesco, è stata richiamata l’urgenza di educare a “leggere i segni” della liturgia: l’acqua, la luce, il pane, il silenzio, la comunità che celebra diventano linguaggio attraverso cui Dio parla e si dona, aiutando a scoprire che la liturgia non è un rito da osservare, ma un incontro vivo con Cristo risorto.

Accanto alla parte formativa, i partecipanti hanno vissuto due laboratori. Il primo, “Catechisti nella gioia”, ha accompagnato ciascuno a rileggere la propria storia vocazionale e a individuare, insieme, l’aspetto da coltivare con maggiore consapevolezza, riconoscendo nel “saper essere” – inteso come vivacità spirituale, compassione, amore, verità e dolcezza – il fondamento di ogni stile educativo. Il secondo laboratorio, “Il cantiere del ponte”, ha proposto un lavoro di gruppo per unire la vita dei ragazzi al rito liturgico, costruendo “frasi ponte” capaci di mettere in dialogo esperienze quotidiane e segni della celebrazione eucaristica.

Le giornate si sono concluse in un clima di entusiasmo e gratitudine, con il desiderio di continuare a crescere insieme in modo sinodale, intrecciando esperienze e costruendo una comunità educante capace di accompagnare bambini, giovani e famiglie nei passi della fede. Si rinnova così l’impegno a sostenere e valorizzare il servizio dei catechisti, riconoscendolo come un dono prezioso per la vita delle comunità e per il futuro della Chiesa.

Antonella Elia