Un modello di accoglienza che genera futuro: il Prefetto al CAS di Drosi

Una mattinata intensa, carica di significato istituzionale e umano, quella vissuta presso il Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) di Drosi in occasione della visita del Prefetto di Reggio Calabria, Dott.ssa Clara Vaccaro. Il Centro, attivo dall’agosto 2025, è gestito dall’associazione I Segni dei Tempi, ente attuatore delle opere di carità della Caritas Diocesana di Oppido Mamertina-Palmi, e attualmente ospita 24 beneficiari di diverse nazionalità, impegnati in un percorso strutturato di accompagnamento e supporto continuo.

Ad accogliere il Prefetto, insieme agli operatori e ai volontari, il Vescovo della diocesi Mons. Giuseppe Alberti, il direttore della Caritas diocesana Diac. Michele Vomera, la presidente dell’associazione I Segni dei Tempi Dott.ssa Noemi Trimarchi, il sindaco di Rizziconi Alessandro Giovinazzo, il parroco di Rizziconi Don Nino La Rocca e il Vicario Episcopale per la Testimonianza della Carità Don Benedetto Rustico.

Nel corso della visita, il direttore della Caritas diocesana, Michele Vomera, che ha accolto con profonda gratitudine la visita del Prefetto, ha sottolineato come la sua presenza rappresenti un segno concreto di attenzione verso il lavoro silenzioso e quotidiano svolto nella struttura e verso le persone che non trovano in essa non solo un tetto, ma ascolto, dignità e speranza. Ha, inoltre, qualificato il CAS di Drosi come luogo in cui rendere concreti i principi più alti della Costituzione: solidarietà, rispetto della persona e tutela dei diritti umani, ribadendo che per la Caritas l’accoglienza non è semplice assistenza, ma costruzione di relazioni, legalità e inclusione. Ha infine ricordato il valore dell’accoglienza diffusa a Drosi, l’impegno nei contesti più complessi come la tendopoli di San Ferdinando e la collaborazione costante con le istituzioni, ringraziando tutti coloro che sostengono questo cammino. Successivamente il Vescovo Mons. Giuseppe Alberti ha espresso un sentito plauso alla collaborazione istituzionale e al valore simbolico della visita, definendola un segno di presenza che incoraggia. Ha sottolineato come il CAS di Drosi abbia sviluppato una vera “capacità osmoticadi inserimento nel contesto, creando un ambiente di familiarità che rappresenta un grande segno di speranza in termini umani, sociali e civili, oltre che un contributo concreto alla costruzione di una civiltà ispirata al principio dell’universalità fraterna. Siamo sulla strada giusta, ha concluso il Vescovo, un’affermazione, quest’ultima, di grande incoraggiamento.

Nel suo intervento, il Prefetto Clara Vaccaro ha posto l’accento soprattutto sui giovani, evidenziando come l’accoglienza concreta passi necessariamente dall’integrazione, in particolare delle nuove generazioni, già nate in un’epoca dalla mentalità maggiormente predisposta all’accoglienza. Il diverso non esiste, ha osservato il Prefetto, può essere solo una curiosità, un arricchimento. In un’Italia segnata dalle difficoltà di gestione di alcuni territori impoveriti, le persone che arrivano in cerca di un futuro migliore possono rappresentare una risorsa, a patto di investire sulle competenze, a partire dalla lingua, buone prassi utili a “destrutturizzare per costruire meglio”. Il Prefetto ha richiamato anche la necessità di creare sistemi inclusivi per i lavoratori stagionali, come nel caso della tendopoli di San Ferdinando, ed ha espresso apprezzamento per l’esistenza di realtà come quella di Drosi, definite esperienze capaci di generare fiducia.

Anche Don Nino La Rocca ha ricordato come quella di Drosi sia una realtà che cresce grazie all’impegno e al credere in ciò che si fa, sottolineando il cammino rapido che ha portato, in poco tempo, a risultati significativi. Il modello Drosi, ha affermato Don Nino, è stato una sfida coraggiosa sin dai giorni successivi alla rivolta di Rosarno, quando molti migranti trovarono rifugio in una comunità pronta ad accogliere. Una disponibilità che continua ancora oggi, nello spirito del buon samaritano.

Il sindaco Alessandro Giovinazzo ha infine ripercorso le origini della scelta di creare un punto di riferimento per l’accoglienza, ispirandosi proprio al modello Drosi, per accogliere e orientare le persone. Rizziconi, ha ricordato il sindaco, è storicamente terra di accoglienza, con una presenza significativa di cittadini marocchini, una moschea e numerose famiglie miste, segno di una reale integrazione.

Momento particolarmente toccante è stato quello conclusivo, quando i ragazzi ospiti del Centro hanno donato al Prefetto un quadro da loro realizzato, segno tangibile di gratitudine e riconoscenza. All’opera, molto apprezzata, si è aggiunta la consegna di una targa ricordo a testimonianza della visita e dell’attenzione istituzionale verso questa esperienza di accoglienza.

La giornata si è infine conclusa con un momento conviviale, occasione ulteriore per condividere sorrisi e speranze, nel segno di una comunità che continua a credere nel valore dell’incontro e della solidarietà.

Lina Maiolo

Ref. Comunicazione Caritas diocesana