Antonia Salzano ha dialogato con i ragazzi del polo liceale. Al centro dell’incontro l’unicità di ogni persona, l’uso consapevole del digitale e la santità nella vita di tutti i giorni.
Un’aula gremita, un silenzio insolito e una parola tornata più volte sulla bocca di tutti: emozione. Venerdì 9 ottobre il polo liceale di Cittanova ha accolto Antonia Salzano, mamma di San Carlo Acutis, giunta insieme alla reliquia del cuore del giovane santo, per un incontro con una rappresentanza degli studenti del liceo classico, scientifico e artistico. In apertura lo si è definito un momento non solo umano e spirituale, ma anche formativo, per ragazzi che in buona parte saranno la classe dirigente di domani.
Hanno portato i saluti il sindaco Domenico Antico, che ha descritto Carlo come «un ragazzo normalissimo, che amava la vita», e la dirigente scolastica Clelia Bruzzì. La dirigente ha invitato gli studenti a fare della propria esistenza un capolavoro, ricordando la frase più nota del giovane santo: «Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie».
Poi è intervenuto Filippo Andreacchio, direttore dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali. Presentandosi come «un nerd che parla di un altro nerd», ha chiesto ai ragazzi quante notifiche avessero ricevuto dall’inizio dell’incontro, per riflettere su un’economia dell’attenzione che rischia di distoglierci dalla realtà e dalle persone. Ha ricordato che Carlo, ai tempi del web lento, ottimizzava le immagini del suo sito perché arrivassero anche a chi aveva una connessione più povera: «una forma nuova di carità, espressa con linguaggi nuovi». Richiamando il tema scelto da Papa Leone XIV per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, ha consegnato agli studenti tre gesti. Il primo è guardare prima di reagire, chiedendosi se dietro un contenuto ci sia una persona. Il secondo è regalare attenzione a chi non la riceve, perché «dieci minuti di attenzione piena senza telefono valgono più di cento like». L’ultimo è cercare il proprio talento e chiedersi per chi è.
È seguito un omaggio musicale. Giulia Battaglia, accompagnata da Antonio Gagliardi, ha eseguito “Chiedimi se sono felice”, il brano che la scorsa estate aveva già suonato sulla tomba di Carlo ad Assisi durante il campo con la diocesi.
«La canonizzazione di Carlo è anche la vostra», ha esordito Antonia Salzano davanti agli sguardi stupiti dei ragazzi. Con tono diretto, a tratti ironico, ha raccontato un figlio «normale, non un alieno». Carlo amava Super Mario e i Pokémon, ma si era imposto di non giocare più di un’ora a settimana. Programmava da autodidatta sui manuali del Politecnico. A nove anni aveva dato vita a una sorta di «Caritas domestica», spendendo i soldi regalati dai nonni in coperte e sacchi a pelo per i senzatetto di Milano. A chi gli proponeva un viaggio a Gerusalemme rispondeva che gli bastava il tabernacolo della chiesa sotto casa. Da quell’amore per l’Eucaristia è nata la mostra sui miracoli eucaristici, che oggi gira il mondo.
Forte anche l’invito al senso critico. Antonia Salzano ha chiesto ai ragazzi di non farsi manovrare dai social «come Pinocchio da Mangiafuoco», di andare alle fonti, di tornare in biblioteca e di essere padroni della propria formazione. Ha ricordato l’esame di coscienza serale in cui Carlo si dava i voti, e le sue ultime parole: «Muoio felice perché non ho sciupato neanche un minuto della mia vita in cose che non piacciono a Dio».
Accanto a lei, don Antonio, assistente spirituale dell’associazione dedicata a Carlo, ha portato la propria testimonianza. A quindici anni, in coma dopo un’emorragia cerebrale, aveva sognato un ragazzo con la polo rossa che gli diceva di non temere. Solo più tardi ha scoperto che era Carlo. «Siamo unici e irripetibili», ha detto ai ragazzi, «chiamati a portare frutto, non a bivaccare, ma a vivere».
Spazio poi alle domande. Noemi, Stella, Marika e Sofia hanno chiesto di omologazione, di tempo passato online, dell’amicizia con i santi e del senso della vita. A una docente che le chiedeva della sua conversione, Antonia Salzano ha risposto di essere stata «una ragazzina viziata», cresciuta lontana dalla fede, e di essere stata evangelizzata proprio dal figlio: «Carlo mi ha fatto fare la scoperta della mia vita, la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia». L’incontro si è chiuso con la benedizione impartita con la reliquia, affidando all’intercessione di San Carlo i sogni dei ragazzi, la scuola, le famiglie e chi soffre. A ogni studente è stata donata una corona del rosario. Il percorso con le classi continuerà con la visione del film su Carlo, nelle sale dal 15 ottobre.
Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali














































































FOTO: Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali (C) 2026










