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La VII Sessione del Sinodo Diocesano

Si è svolta, il 25/06/2021 nelle aule sinodali della Parrocchia San Gaetano Catanoso in Gioia Tauro la VII sessione del 1° Sinodo Diocesano “Camminare nella verità”.  Dopo l’iniziale momento di preghiera ed alcuni avvisi comunicati dal Segretario Generale del Sinodo don Domenico Loiacono, e l’introduzione al tema e al Relatore ad opera del Moderatore don Pino Varrà, è seguita la Relazione di don Pasquale Galatà sulla parte III dell’Instrumentum Laboris: “Nella Verità. Percorsi: discernimento, formazione permanente del clero, formazione permanente del laicato”.

Don Pasquale ha subito affermato che la nostra Chiesa locale deve camminare nella verità, guardando al futuro, ispirandosi ai cinque verbi indicati dall’Evangelii Gaudium: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Verità che riusciamo a trovare solamente con una ricerca che comporta riflessione, confronto, amando con spirito di coraggio e sacrificio.

Nel N.T. la vita dei cristiani si basa sull’essere in comunione con Cristo e già in esso si evidenzia come il discernimento, espressione della sinodalità, sia una disciplina necessaria e impegnativa. La sua attualità si è imposta con il Concilio Vaticano II come valida metodologia per la ricerca della volontà di Dio nei segni dei tempi e per far emergere la partecipazione di tutti all’edificazione della Chiesa. Nell’ambito dell’azione pastorale don Pasquale ha sottolineato che attore primo del discernimento è lo Spirito Santo e che l’azione pastorale della Chiesa deve tener presente: il discernimento come criterio fondamentale per l’intera azione pastorale della Chiesa; il discernimento nel rapporto tra Chiesa e cultura contemporanea. La stessa sinodalità nelle sue varie forme si esprime nel discernimento comunitario per una Chiesa che sia casa e scuola di comunione.  In altri termini, guardando all’ecclesiologia di comunione e della sinodalità del Concilio Vaticano II, il discernimento, atto di intelligenza spirituale che consente di conoscere la volontà di Dio e di “operare ciò che a Lui è gradito” è: processo aperto, itinerario sinodale, processo graduale, sano esercizio di umiltà, esercizio di “sinodalità”. L’intero popolo di Dio è un popolo sacerdotale dove ciascuno, in base al proprio mandato, deve avere la possibilità di espletare il sacerdozio battesimale riconoscendosi nella comunità ed edificandosi nell’Eucarestia.

Parlando della formazione permanente del clero don Pasquale ha evidenziato come il discorso su di essa si struttura in modo sistematico con il Concilio Vaticano II e, come indicato dal decreto Presbiterorum Ordinis, il prete è chiamato alla comunione con il presbiterio e con il Vescovo. L’Esortazione Apostolica Pastores dabo vobis presenta poi la formazione permanente come ciò che dà il senso teologico a tutto il processo formativo della vita sacerdotale. Si tratta di restare fedeli al proprio “sì” aggiornandosi sempre per poter essere all’altezza del ministero sentendo la necessità di perfezionarsi continuamente per essere sempre più di Cristo Signore: una mancata formazione del clero porrebbe i presbiteri dinanzi al rischio di diventare funzionari del culto a ore, di cedere alle tentazioni di avarizia, di autoritarismo e di carrierismo.

L’ultimo punto trattato da don Pasquale è stato quello della formazione permanente dei laici  che deve caratterizzarsi in senso personale, integrale e permanente non solo per il naturale dinamismo di approfondimento della loro fede ma anche  per l’esigenza di “rendere ragione della speranza” che è in loro di fronte al mondo e ai suoi gravi e complessi problemi e deve  condurre ciascuno alla necessaria crescita umana e cristiana, alla conoscenza della Parola di Dio e alla specifica competenza pastorale nel proprio settore di impegno nella Chiesa e nella società. I fedeli laici così sono chiamati a celebrare in modo corresponsabile la loro liturgia per le strade del mondo ed essere “sale della terra” senza snaturarsi né diventare insipidi dissolvendosi nella società.  Il laico cristiano deve essere testimone impegnato a favore della difesa della pace, dei diritti umani, della giustizia, riconoscendo Cristo come unico Redentore.

Gli interventi hanno riguardato: il prete come uomo del kerigma, la parrocchia capace di coinvolgere la corresponsabilità tra credenti, missione sacerdotale e ruolo dei laici, radici cristiane della questione femminile, priorità del discernimento individuale e comunitario, formazione alla Fede nell’esperienza parrocchiale, spiritualità del presbiterio diocesano, ubbidienza, fede, cultura e sacramento del matrimonio, crisi antropologica e formazione permanente.

Il Vescovo, S.E. Mons. Francesco Milito nell’intervento conclusivo ha relazionato brevemente sulle ampie Fonti Sinodo 8 “I Papi e il Concilio” riguardanti Albino Luciani (1959-1978) e Giovanni Paolo I (1978) che saranno consegnati nella prossima Sessione e più ampiamente sul Sussidio14 “Questionario Anno Famiglia Amoris Laetitia”, sottolineandone la finalità e l’importanza per la conoscenza della risonanza e dell’applicazione pastorale dell’Esortazione Apostolica del Papa nella nostra Diocesi.

Ufficio Comunicazioni Sociali

 

VII SESSIONE - 1° Sinodo Diocesano 2020-2022 "Camminare nella Verità" - 25 Giugno 2021




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