giovedì 20 Giu 2024

Dalle Parrocchie

I ragazzi del centro giovanile “Beato Carlo Acutis” di Rosarno intervistano il vescovo Alberti

I ragazzi del progetto “Passi di Carta. Il mensile per la cura della casa comune” intervistano il Vescovo Giuseppe. Il progetto è curato da don Rosario Rosarno e don Domenico Alampi, che svolgono il ministero nella parrocchia Maria Ss. Addolorata di Rosarno e fa parte delle attività del centro giovanile “Beato Carlo Acutis” da loro creato. Il Vescovo si è lasciato coinvolgere in questa iniziativa andandoli a trovare un lunedì pomeriggio nella loro scuola media, Scopelliti-Green e rispondendo alle domande con spirito di paternità e tanta pazienza.

 

1-Che cosa fa un vescovo?

Un vescovo fa delle cose diverse dai ragazzi, vi spiego: voi andate a scuola, il vescovo accompagna tutti i cristiani che sono presenti in un territorio. Io in particolare mi occupo di 33 comuni, 67 parrocchie, quindi facciamo il conto, più o meno duecentomila cristiani nella Piana di Gioia Tauro. L’insieme di queste parrocchie si chiama Diocesi di Oppido-Palmi e ci sono dei sacerdoti e dei diaconi che mi aiutano in questo compito.

2-Perché è importante il vescovo per la società? Come sei diventato vescovo?

Un giorno mi arriva una chiamata dal Papa e ho pensato: vuoi vedere che ho combinato qualcosa? Poi ho risposto e ho scoperto che mi stava chiedendo di diventare vescovo nel sud Italia. Io sono di Padova, al nord, e mi sento missionario in questo luogo. Mi sento come un giocatore di calcio che prova ad impegnarsi nel proprio ruolo per far vincere la squadra. E la mia squadra è la Chiesa.

3-Ti sei mai innamorato?

Io sono stato ragazzo come voi e anche io avevo una “cottarella”, avevo la mia “crush”, un sentimento nel cuore per una ragazza, avevo una simpatia per una ragazza nel gruppo dei giovanissimi che stavo frequentando. E mi facevo questa domanda: da grande vorrò diventare prete, dedicarmi ai ragazzi e a tante persone oppure voglio farmi una famiglia e dedicarmi a questa? Farsi delle domande è una cosa intelligente che ci fa crescere!

4-Perché hai deciso di diventare prete?

Ho vissuto un grande combattimento dentro di me, quando a 18 anni dovevo scegliere se continuare con l’università oppure diventare prete (bisogna studiare anche per questo). Però sentivo che il Signore mi chiedeva “potresti diventare prete e dedicare le tue energie e le tue capacità verso chi ne ha bisogno?”. Sentivo che tanti ragazzi avevano bisogno di una parola di aiuto, di conforto. Soprattutto quei ragazzi che prendevano strade sbagliate o che a volte volevano far finita la propria vita. Vi confido che ho lottato con Dio e poi ho deciso che nonostante le altre strade fossero invitanti, alla fine ho scelto di lasciarmi coinvolgere da Dio in questa avventura.

5-Tu sei stato missionario in Sud America. Perché sei andato lì?

A un certo punto, dopo essere diventato prete, ho espresso la disponibilità di andare anche lontano per annunciare Gesù. Se questo poteva essere utile a Gesù io ero disposto a farlo. L’importante nella vita e metterci passione e cuore, senza lasciarci sfuggire il tempo. Non bisogna vivere in superficie, ma scendere in profondità nelle cose. La mia Diocesi di Padova aveva delle missioni in tanti posti nel mondo e mi hanno chiesto di partire. Lì ho trovato tante persone in gamba e lì mi sono “scialato” un sacco. Ho fatto 12 anni in missione.

6-Qual è la cosa più bella che hai vissuto in missione?

Ne ho vissute tante. In particolare, lavorare con i giovani e poi lavora in carcere. Era un luogo dove c’erano sofferenze e tanti cuori da consolare. È stata una scuola di umanità.

7-Nei posti dove sei stato c’era il traffico di droga. Lì c’è stato qualcuno che ti ha dato fastidio?

A me non dà fastidio nessuno, ma a chi cerca di fare il prepotente bisogna metterlo nelle condizioni di ravvedersi e di cambiare.

8-Qual è stato il problema più grande che hai avuto in missione?

I problemi più grandi sono stati all’inizio. Prima di tutto con la lingua, studiare lo spagnolo. E poi la mentalità è diversa, un modo di porsi diverso che crea un po’ di fatica. All’inizio è sempre difficile inserirsi in una nuova cultura. Ma poi ci si rende conto delle bellezze e delle cose buone che ci sono in ogni posto.

9-Come si fa a capire come si trova il vero amore?

È come gli ingredienti. Quali servono per fare questa ricetta? Il primo ingrediente è la sincerità: se tu “bluffi”, magari stai con una ragazza e intanto te ne tieni un’altra, questo non è vero amore. Secondo ingrediente: il rispetto. Se qualcuno comincia a fare il gradasso, mette le mani addosso, incomincia ad essere violento, allora non è vero amore. Terzo ingrediente: la fiducia. Devo fidarmi dell’altro. Altrimenti uno fa lo stalking, inizia a controllare cosa fai e cosa non fai. Mi devo fidare dell’altra persona. Ce ne sono altri, ma ci fermiamo qui.

10-Perché i preti non si sposano?

I preti si sposano…con la Chiesa. Nel senso che fare il prete è una scelta d’amore. Se uno si sposa è perché vuole bene a una persona. Allo stesso modo il prete, che fa una scelta così forte, di non sposarsi, di non avere figli suoi, una famiglia, è perché è una scelta d’amore per la Chiesa. Cioè lui dedica tutto il suo amore alle persone con gratuità, ad una parrocchia, a dei giovani, a delle famiglie, a degli anziani, a degli ammalati, a chi ha bisogno. Quindi, in un certo senso non è vero che il prete non si sposa, ma lo fa in un altro modo, perché fa una scelta d’amore. Il prete non è un castrato, ma è una persona che vive il suo affetto nel dedicarsi agli altri in un modo diverso. Questo è molto bello. Attenzione però, questo dovrebbe farlo ogni persona, saper volere bene all’altro. Perché, sapete qual è il vero problema di oggi? Pensare solo a se stessi, mettersi una maschera.

11-Cosa puoi fare per noi ragazzi?

Quello che sto facendo adesso, dedicarvi del tempo. Vi sembra poco? Quando si vuole bene lo si fa in modo particolare dando il proprio tempo. Io lo sto facendo adesso. Che ne pensate? (Risposta: è vero, grazie!)

12-A volte sembra che la Chiesa sia vecchia. Come può essere più moderna?

Anche questa è una bella domanda. In realtà io penso che chi pensa che la Chiesa sia vecchia, è perché non conosce la Chiesa. Quello che vi suggerisco è: avvicinatevi alla Chiesa: c’è l’oratorio, diversi gruppi, diverse iniziative, tutte dedicate ai ragazzi e ai giovani. Ci sono iniziative dedicate alla musica, al giornalino, come questo progetto. Questa è la Chiesa! Approfittate di quello che don Domenico e i vostri sacerdoti fanno per voi.

Grazie Vescovo!

Grazie a voi per l’invito!

 

Apertura Causa Beatificazione di P. Ludovico Polat

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